Sotto il cielo di Pompei, i Savatage hanno trasformato l’anfiteatro in un luogo sospeso: un viaggio tra rock sinfonico, rovine millenarie e una scaletta che ha riportato in vita brani rarissimi e momenti da brividi
La verità è che non doveva succedere. O almeno, così sembrava. L’idea di vedere i Savatage a Pompei, con un’orchestra vera, nella prima tappa italiana del Prelude to Madness European Tour 2026 ( la seconda sarà il giorno dopo a Pordenone, ma senza orchestra), era una di quelle tentazioni che ti ronzano in testa e che provi a scacciare con il solito “non è il momento”. Poi, però, arriva quel lampo di follia che ti rimette in carreggiata: perché non rivederli un anno dopo Milano? E perché non concedersi un’altra immersione in quella musica che non invecchia mai? E col valore aggiunto di assistere a uno spettacolo pensato per unire la forza dell’heavy metal alla dimensione sinfonica.
Così, nel giro di poche ore, la logistica prende forma: voli, macchina a noleggio, hotel coincidenze, un incastro perfetto che mi porta davanti all’anfiteatro di Pompei sotto un caldo che definire feroce, è riduttivo. Prima, però, una visita agli Scavi di quelli che ti tolgono il fiato ma non la meraviglia. Camminare tra quelle pietre antiche, sapendo che la sera avresti ascoltato una delle band più teatrali della storia del metal, crea un effetto emotivo difficile da spiegare. Pompei è un luogo che amplifica le emozioni ma soprattutto il silenzio e la musica che sta per arrivare. D’altronde non si dice che «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» come recita il celebre aforisma del filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing?
Alle 21, puntuali, dopo un pre-show d’ordinanza in un pub che non fa prigionieri, ospite di amici spagnoli, si parte con lo spettacolo inserito nell’ambito di BOP – Beats of Pompeii, la rassegna estiva che porta la musica dal vivo nel cuore del Parco Archeologico.
Un’apertura che sa di storia
L’orchestra attacca l’Overture, prima volta dal 1996! È un segnale: questa non sarà una serata normale. L’anfiteatro emana energia, il pubblico trattiene il fiato, e la band entra in scena con quella presenza che non ha bisogno di chissà quali effetti speciali. Basta la musica, basta la storia che si porta dietro.
Un accenno strumentale di Morphine Child, poi Dead Winter Dead e Jesus Saves che risvegliano la parte più epica del loro repertorio. Pompei risponde con un’energia quasi rituale: ogni brano sembra quasi dialogare con le pietre, e con la notte che avanza.
La scaletta che non ti lascia respirare
La band è in stato di grazia. The Wake of Magellan, Miles Away, Sirens, Another Way: un viaggio dentro decenni di musica che ha sempre cercato di essere più grande del semplice metal. I Savatage non suonano, raccontano. E quando arriva This Is the Time (1990), l’anfiteatro diventa un’unica voce.
Poi l’atmosfera cambia: Unusual, Chance, e quell’Adagio in G Minor di Albinoni e Giazotto che Johnny Lee Middleton esegue con l’orchestra in un momento sospeso, quasi sacro. Pompei ascolta, Pompei trattiene il fiato.
Il cuore emotivo della serata
La seconda parte è un crescendo. The Storm, Christmas Eve (Sarajevo 12/24) — prima volta dal 2015 — e poi Not What You See, che Zak canta accompagnato solo dall’orchestra. È uno di quei momenti che ti restano addosso: la voce, gli archi, il silenzio del pubblico. Tutto perfettamente calibrato.
Handful of Rain, Lights Out, Tonight He Grins Again, The Hourglass: la band non sbaglia un colpo. E quando arriva Believe, con Jon Oliva al piano e la voce in playback che si fonde con la performance dal vivo, l’emozione diventa quasi fisica. Il pubblico applaude prima ancora che il brano finisca.
Il finale che ti rimette in piedi
La chiusura è una festa: Gutter Ballet, Edge of Thorns, poi l’encore che spazza via ogni residuo di stanchezza e che ti ripaga della scelta di esserci.
Temptation Revelation
Power of the Night
Hall of the Mountain King
Tre brani che sono un manifesto, un modo per dire: siamo ancora qui, e questa musica vive ancora.
Pompei, la notte, la musica
Quando tutto finisce, resta quella sensazione che solo certi concerti sanno dare: la consapevolezza di aver visto qualcosa che non si ripeterà facilmente. Savatage a Pompei non è stato solo un concerto. È stato un incontro tra epoche, tra storie, tra persone che hanno scelto di esserci.
E alla fine, mentre l’anfiteatro si svuota lentamente, ti rendi conto che la follia iniziale era la scelta giusta. Perché certe occasioni non tornano. E quando tornano, devi prenderle.
Ph. BOP – BEATS OF POMPEII 2026.
Setlist
Overture
(first time since 1996)
Morphine Child
(Instrumental intro only)
Dead Winter Dead
Jesus Saves
The Wake of Magellan
Miles Away
Sirens
Another Way
This Is the Time (1990)
Unusual
Chance
Adagio in G Minor
(Tomaso Albinoni & Remo Giazotto cover) (Excerpt played by Johnny Lee Middleton with orchestra)
The Storm
Christmas Eve (Sarajevo 12/24)
(first time since 2015)
Not What You See
(first time since 1999, Zak with orchestra only)
Handful of Rain
Lights Out
Tonight He Grins Again
The Hourglass
Believe
(Jon Oliva on piano and vocals on playback; the band joined in after the first chorus)
City&CityMagazine è ancora speciale. Raccontiamo il territorio e le bellezze della Sardegna attraverso la rivista e gli eventi che produciamo; celebriamo storie coinvolgenti e personaggi che riflettono ed esaltano l'essenza autentica dell'isola nell'isola e all'estero. 72 pagine a colori.
Dopo Vigevano, il Banco concede il bis e continua il proprio percorso di preparazione. Prima della gara l’abbraccio dei tifosi alla nuova squadra Una serata
Una serata di dialogo aperto, guidata da Gianni Garrucciu, con le voci di Chiesa, Comune, Università, Fondazione di Sardegna, Camera di Commercio e Tavolo delle
Posate le prime capriate in acciaio: il cantiere accelera dopo settimane di rallentamenti. Latte Dolce si prepara a diventare il cuore sportivo della città Il
FEMINOS torna in scena sabato 5 settembre all’Ex Cava di Tufo, riportando con sé dieci anni di lavoro, pause, cambiamenti e nuove consapevolezze. Il Lentischio
Tre presentazioni letterarie e un’esibizione di musica tradizionale faranno da cornice al sabato sera della rassegna al Chiostro di Santa Maria di Betlem Il Festival City&City prosegue
Utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e per mostrare annunci personalizzati. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.