sabato 5 Settembre 2026
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Savatage a Pompei, una notte di musica ed emozioni nell’anfiteatro romano

Savatage a Pompei, una notte di musica ed emozioni nell’anfiteatro romano

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Savatage a Pompei
Ph. BOP – BEATS OF POMPEII 2026.

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Sotto il cielo di Pompei, i Savatage hanno trasformato l’anfiteatro in un luogo sospeso: un viaggio tra rock sinfonico, rovine millenarie e una scaletta che ha riportato in vita brani rarissimi e momenti da brividi

La verità è che non doveva succedere. O almeno, così sembrava. L’idea di vedere i Savatage a Pompei, con un’orchestra vera, nella prima tappa italiana del Prelude to Madness European Tour 2026 ( la seconda sarà il giorno dopo a Pordenone, ma senza orchestra), era una di quelle tentazioni che ti ronzano in testa e che provi a scacciare con il solito “non è il momento”. Poi, però, arriva quel lampo di follia che ti rimette in carreggiata: perché non rivederli un anno dopo Milano? E perché non concedersi un’altra immersione in quella musica che non invecchia mai? E col valore aggiunto di assistere a uno spettacolo pensato per unire la forza dell’heavy metal alla dimensione sinfonica.


Così, nel giro di poche ore, la logistica prende forma: voli, macchina a noleggio, hotel coincidenze, un incastro perfetto che mi porta davanti all’anfiteatro di Pompei sotto un caldo che definire feroce, è riduttivo. Prima, però, una visita agli Scavi di quelli che ti tolgono il fiato ma non la meraviglia. Camminare tra quelle pietre antiche, sapendo che la sera avresti ascoltato una delle band più teatrali della storia del metal, crea un effetto emotivo difficile da spiegare. Pompei è un luogo che amplifica le emozioni ma soprattutto il silenzio e la musica che sta per arrivare. D’altronde non si dice che «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» come recita il celebre aforisma del filosofo  tedesco Gotthold Ephraim Lessing?

Alle 21, puntuali, dopo un pre-show d’ordinanza in un pub che non fa prigionieri, ospite di amici spagnoli, si parte con lo spettacolo inserito nell’ambito di BOP – Beats of Pompeii, la rassegna estiva che porta la musica dal vivo nel cuore del Parco Archeologico. 

Un’apertura che sa di storia

L’orchestra attacca l’Overture, prima volta dal 1996! È un segnale: questa non sarà una serata normale. L’anfiteatro emana energia, il pubblico trattiene il fiato, e la band entra in scena con quella presenza che non ha bisogno di chissà quali effetti speciali. Basta la musica, basta la storia che si porta dietro.

Un accenno strumentale di Morphine Child, poi Dead Winter Dead e Jesus Saves che risvegliano la parte più epica del loro repertorio. Pompei risponde con un’energia quasi rituale: ogni brano sembra quasi dialogare con le pietre, e con la notte che avanza.

La scaletta che non ti lascia respirare

La band è in stato di grazia. The Wake of Magellan, Miles Away, Sirens, Another Way: un viaggio dentro decenni di musica che ha sempre cercato di essere più grande del semplice metal. I Savatage non suonano, raccontano. E quando arriva This Is the Time (1990), l’anfiteatro diventa un’unica voce.

Poi l’atmosfera cambia: Unusual, Chance, e quell’Adagio in G Minor di Albinoni e Giazotto che Johnny Lee Middleton esegue con l’orchestra in un momento sospeso, quasi sacro. Pompei ascolta, Pompei trattiene il fiato.

Il cuore emotivo della serata

La seconda parte è un crescendo. The Storm, Christmas Eve (Sarajevo 12/24) — prima volta dal 2015 — e poi Not What You See, che Zak canta accompagnato solo dall’orchestra. È uno di quei momenti che ti restano addosso: la voce, gli archi, il silenzio del pubblico. Tutto perfettamente calibrato.

Handful of Rain, Lights Out, Tonight He Grins Again, The Hourglass: la band non sbaglia un colpo. E quando arriva Believe, con Jon Oliva al piano e la voce in playback che si fonde con la performance dal vivo, l’emozione diventa quasi fisica. Il pubblico applaude prima ancora che il brano finisca.

Il finale che ti rimette in piedi

La chiusura è una festa: Gutter Ballet, Edge of Thorns, poi l’encore che spazza via ogni residuo di stanchezza e che ti ripaga della scelta di esserci.

  • Temptation Revelation
  • Power of the Night
  • Hall of the Mountain King

Tre brani che sono un manifesto, un modo per dire: siamo ancora qui, e questa musica vive ancora.

Pompei, la notte, la musica

Quando tutto finisce, resta quella sensazione che solo certi concerti sanno dare: la consapevolezza di aver visto qualcosa che non si ripeterà facilmente. Savatage a Pompei non è stato solo un concerto. È stato un incontro tra epoche, tra storie, tra persone che hanno scelto di esserci.

E alla fine, mentre l’anfiteatro si svuota lentamente, ti rendi conto che la follia iniziale era la scelta giusta. Perché certe occasioni non tornano. E quando tornano, devi prenderle.

Ph. BOP – BEATS OF POMPEII 2026.

Setlist

  1. Overture
    (first time since 1996)
  2. Morphine Child
    (Instrumental intro only)
  3. Dead Winter Dead
  4. Jesus Saves
  5. The Wake of Magellan
  6. Miles Away
  7. Sirens
  8. Another Way
  9. This Is the Time (1990)
  10. Unusual
  11. Chance
  12. Adagio in G Minor
    (Tomaso Albinoni & Remo Giazotto cover) (Excerpt played by Johnny Lee Middleton with orchestra)
  13. The Storm
  14. Christmas Eve (Sarajevo 12/24)
    (first time since 2015)
  15. Not What You See
    (first time since 1999, Zak with orchestra only)
  16. Handful of Rain
  17. Lights Out
  18. Tonight He Grins Again
  19. The Hourglass
  20. Believe
    (Jon Oliva on piano and vocals on playback; the band joined in after the first chorus)
  21. Gutter Ballet
  22. Edge of Thorns

    Encore:

  23. Temptation Revelation
  24. Power of the Night
  25. Hall of the Mountain King

    Savatage a Pompei
    Ph. BOP – BEATS OF POMPEII 2026.
    Savatage a Pompei
    Ph Dario Cantelmo

City&City a Pompei

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