sabato 12 Settembre 2026
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L’intervista – Marco Pistidda: la battaglia per una Porto Ferro più pulita

L’intervista – Marco Pistidda: la battaglia per una Porto Ferro più pulita

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Marco Pistidda, surfista e fondatore della scuola Bong Surf School di Porto Ferro, mentre contribuisce alla pulizia della spiaggia
Foto: Make it, Instagram @ilbonga

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Dopo il video diventato virale, l’approfondimento sulla problematica dei rifiuti e sull’importanza della sensibilizzazione ambientale

La questione dell’abbandono dei rifiuti è un problema che si ripresenta puntualmente, soprattutto durante la stagione estiva. L’aumento delle presenze, però, non può in alcun modo giustificare comportamenti che deturpano l’ambiente. Quanto colpisce vedere la bellezza della natura compromessa da cartacce, plastica, lattine, bottiglie? Eppure basta un gesto semplicissimo: utilizzare gli appositi cassonetti o, quando non sono presenti, portare con sé i propri scarti fino al primo punto di raccolta disponibile.


In Sardegna il fenomeno purtroppo interessa diverse aree. L’elevato flusso di visitatori contribuisce ad aumentare il degrado ambientale, compromettendo un patrimonio naturale che dovrebbe essere tutelato e valorizzato.

Negli ultimi giorni è diventato virale il video pubblicato da Marco Pistidda, surfista che vive Porto Ferro durante tutto l’anno. Attraverso i propri canali social ha denunciato la presenza di rifiuti abbandonati sulla spiaggia e nelle aree circostanti. Nei brevi filmati pubblicati lo si vede impegnato a ripulire la zona, mostrando una realtà che continua a ripetersi e che richiede maggiore attenzione e senso civico.

Per comprendere più da vicino la situazione di Porto Ferro, abbiamo avuto il piacere di confrontarci proprio con Marco. Ai nostri microfoni ha raccontato cosa significa vivere quotidianamente questo tratto di costa, quali sono le principali criticità e come, insieme alla Bonga Surf School, della quale è fondatore e coach, cerca di sensibilizzare sul tema attraverso iniziative concrete dedicate alla tutela dell’ambiente.

L’intervista a Marco Pistidda

Il video che hai pubblicato nasce da un episodio isolato o racconta una situazione che si ripete da tempo a Porto Ferro?

Sì, purtroppo è una situazione che si ripete ogni estate. È un problema che riguarda un po’ tutta la Sardegna: quando aumenta l’afflusso di persone aumentano anche i rifiuti abbandonati. Io vivo Porto Ferro tutto l’anno e la differenza si nota chiaramente. Nei periodi meno frequentati la spiaggia è molto più pulita, mentre durante la stagione estiva i rifiuti aumentano in modo evidente.

Servono più cestini e punti di raccolta oppure il vero problema è l’inciviltà delle persone?

Rispetto agli anni scorsi qualcosa è stato fatto. A Porto Ferro oggi c’è un’isola ecologica e sono presenti anche contenitori per la raccolta differenziata. Il problema, però, non è tanto la mancanza di cestini, quanto la mentalità delle persone. Più servizi possono sicuramente aiutare, ma non cambiano il comportamento di chi decide comunque di abbandonare i rifiuti. Ognuno dovrebbe sentirsi responsabile di ciò che produce.

Con la vostra scuola di surf organizzate anche iniziative di pulizia della spiaggia. Quanto è importante sensibilizzare le nuove generazioni?

Per noi è fondamentale. Organizziamo periodicamente giornate di pulizia della spiaggia che non servono soltanto a raccogliere i rifiuti, ma soprattutto a sensibilizzare le persone, in particolare i bambini. Coinvolgiamo anche diverse associazioni perché crediamo che l’educazione ambientale sia la chiave: il futuro sarà nelle loro mani ed è importante trasmettere questi valori fin da piccoli.

Che tipo di rifiuti trovate maggiormente?

Quando ci si mette davvero a pulire la spiaggia ci si accorge di quanta spazzatura ci sia: plastica, microplastiche, mozziconi di sigaretta e tanti altri rifiuti. D’estate la situazione diventa davvero indecente. Basta guardare le cunette, le pinete o i bordi delle strade per capire l’entità del problema.

Spesso si tende a dare la colpa ai turisti. È davvero così?

Non sempre. Spesso siamo i primi, noi sardi, a non prenderci cura della nostra terra. Le ultime segnalazioni e denunce che ho visto riguardano proprio residenti. Ed è questo l’aspetto che fa più male.

Ti aspettavi che il video suscitasse tutta questa attenzione sui social?

No, sinceramente non me l’aspettavo. Però sono contento, perché significa che c’è una maggiore sensibilità verso questi temi e che le persone stanno iniziando a prestare sempre più attenzione alla tutela dell’ambiente.

Che ruolo possono avere i social in questo senso?

I social possono diventare una cassa di risonanza molto importante. Ognuno li utilizza come preferisce, ma se servono a dare visibilità a problematiche ambientali e a sensibilizzare le persone, allora ben vengano.

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