Il 2 settembre, a Sassari nel chiostro di Santa Maria di Betlem, Giorgio Perinetti porterà al Festival City&City un libro che non è soltanto una testimonianza, ma un passaggio obbligato dentro un dolore che continua a chiedere ascolto. Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello è il titolo di un racconto che nasce da una perdita improvvisa e da una consapevolezza tardiva, maturata quando ormai le possibilità si erano assottigliate.
Un dirigente che ha attraversato mezzo secolo di calcio
Nato a Roma nel 1951, Perinetti è uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano. Cinquant’anni di carriera lo hanno portato dal settore giovanile della Roma alla direzione sportiva della prima squadra nel 1984, poi al Napoli di Maradona e allo staff dirigenziale della Juventus. In provincia ha costruito alcune delle sue pagine più note: le promozioni con Siena, Bari — dove porta Antonio Conte in panchina — Venezia e Palermo. Dal 2025 guida il progetto dell’Athletic Club Palermo in Serie D, una sfida che ha accettato con la stessa determinazione che ha segnato tutta la sua vita professionale.
Il libro: una corsa contro il tempo
Il cuore del volume è Emanuela, la figlia primogenita, morta il 29 novembre 2023 a trent’anni per una forma acuta di anoressia. Perinetti racconta una malattia che si è insinuata lentamente, nascosta dietro la normalità apparente di una vita piena: il lavoro da influencer sportiva, la passione per il calcio, la capacità di muoversi con naturalezza in un mondo che aveva sempre sognato.
Eppure qualcosa si incrina. La perdita della madre nel 2015, un linfedema che segna le gambe fin da giovane, l’ossessione per una perfezione irraggiungibile. Durante la pandemia Emanuela smette di mangiare. Quando mangia, vomita. Nasconde, inventa, protegge la sua malattia con una montagna di bugie che il padre scoprirà solo tre anni e mezzo dopo.
Da quel momento inizia una rincorsa disperata: visite specialistiche, ricoveri rifiutati, litigi, tentativi di convincerla a farsi aiutare. Una lotta che sembra sempre sul punto di cambiare il corso degli eventi e che invece scivola via, fino alla caduta in casa che segna l’ultimo tratto della storia.
Ciò che resta di bello
Il libro non è un memoriale, né un omaggio postumo. È un tentativo di trasformare il dolore in uno strumento utile, una mano tesa verso chi vive la stessa spirale e verso i genitori che guardano i propri figli consumarsi senza riuscire a fermare la discesa. Perinetti scrive per provare a salvare almeno una persona. Perché, come ripete nel volume, ciò che resta di bello non è la consolazione, ma la possibilità che la sua esperienza diventi un appiglio per qualcun altro.
L’incontro del 2 settembre
Al Festival City&City, in collaborazione con la Libreria Chiara e Stefy di Ghilarza di Bachisio Medde, Perinetti presenterà il libro come chi ha attraversato mezzo secolo di successi possa ritrovarsi improvvisamente disarmato davanti a un dolore che non aveva riconosciuto in tempo. Un appuntamento che parla di ciò che può accadere nelle pieghe delle vite più esposte, e di come raccontarlo possa diventare un modo per non lasciare che tutto si perda. Dialoga con l’autore Alessandra Piredda.