sabato 5 Settembre 2026
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Salvini, la nipote di De André attacca: «Mio nonno gli avrebbe chiesto che c…o ci faceva lì» (video)

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Alice De andrè su Matteo Salvini

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La presenza del vicepremier all’Agnata accende la polemica: tra contestazioni, repliche e un video che infiamma il dibattito

All’Agnata, la tenuta gallurese dove Fabrizio De André cercava silenzio e ispirazione, la musica è diventata terreno di scontro politico. La presenza di Matteo Salvini al concerto di Diodato, tappa del festival Time in Jazz, ha scatenato una reazione a catena: prima la contestazione di una spettatrice, poi l’intervento di Alice De André, nipote del cantautore, che sui social ha pronunciato parole destinate a far rumore.


La contestazione in platea: «Non posso restare con quell’individuo qui»

Pochi minuti prima dell’inizio del live, una spettatrice sarda si è alzata e ha lasciato la platea: «Non posso rimanere ad assistere a questo concerto vista la presenza di quell’individuo».

Il riferimento era chiarissimo. Salvini, seduto accanto a Dori Ghezzi, è rimasto immobile mentre il pubblico reagiva con un misto di fischi, applausi e mormorii. Ghezzi ha provato a stemperare: «Sono sempre di sinistra, ma è giusto creare un dialogo». Una frase che ha aperto un altro fronte, perché la nipote del cantautore non l’ha presa bene.

Il video di Alice De André: «Volete Faber? Prendetelo tutto»

Il giorno dopo, Alice De André ha pubblicato un video che ha rapidamente fatto il giro dei social. Si rivolge direttamente a Salvini, chiedendosi cosa apprezzi davvero della musica del nonno e se ne abbia compreso il senso profondo. Poi la frase che ha acceso la miccia: «Mio nonno gli avrebbe chiesto che c…o ci faceva lì».

Per Alice, la questione non è impedire a qualcuno di ascoltare De André, ma ricordare che la sua opera è inseparabile dalle idee che l’hanno attraversata: «Non si può celebrare De André limitandosi alle canzoni. Bisogna confrontarsi con tutto ciò che ha rappresentato».

La replica di Salvini: «Democrazia è anche questo»

Il vicepremier ha risposto con un post, rivendicando il diritto di ascoltare chiunque e ricordando il suo rapporto con la musica di Faber: «Quella ragazza aveva il diritto di contestarmi, così come io ho il diritto di risponderle. Si chiama democrazia».

Ha raccontato di aver conosciuto De André da ragazzo, grazie ai dischi dei genitori, e di recarsi talvolta al cimitero di Staglieno: «Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi».

La vicenda mostra quanto l’eredità di De André resti un terreno delicato, dove memoria familiare, pubblico e politica si intrecciano. All’Agnata, luogo simbolico della sua vita, la musica è diventata specchio di un presente che continua a interrogarsi su chi possa — o debba — sedersi ad ascoltare Faber.

 

 

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