Sassari, partono i lavori per tre edifici storici del centro storico

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La Spagna trionfa nella Grande Mela e conquista il suo secondo titolo mondiale, sedici anni dopo la vittoria in Sudafrica nel 2010. Impresa storica per la Selección guidata dall’esperto De la Fuente che, da quando siede sulla panchina della nazionale maggiore, ha conquistato una Nations League, un Europeo e ora anche il titolo iridato, completando uno straordinario tris di successi.
LA GARA. Una partita al di sotto delle aspettative. Due squadre bloccate, l’Argentina più della Spagna. Timorosa del gioco degli iberici, l’Albiceleste ha giocato i tempi regolamentari quasi sempre sotto assedio, scegliendo di difendersi e basta. Forse troppo. Sì, perché nell’arco dell’intera gara ha trovato solamente due conclusioni, entrambe arrivate nel secondo tempo supplementare, nel disperato tentativo di evitare una sconfitta che poi è comunque arrivata.
Diversa, invece, l’interpretazione della Spagna. Anche gli uomini di De la Fuente nel primo tempo sono stati prudenti, evitando di concedere spazi alle ripartenze argentine e chiudendo la prima frazione con appena tre tentativi di tiro. L’inerzia cambia definitivamente nella ripresa, quando la Roja si scrolla di dosso la tensione e inizia a spingere con continuità, arrivando più volte alla conclusione e mettendo costantemente sotto pressione la difesa biancoceleste.
L’Argentina sembra non averne più e l’ingenuità di Enzo Fernández, già ammonito dieci minuti prima per proteste, costa carissima. Il secondo giallo, arrivato per un intervento in netto ritardo su Cubarsì, lascia la squadra di Messi in dieci uomini con ancora trenta minuti di tempi supplementari da giocare. Ed è proprio lì che la Spagna si accende definitivamente: prima il gol annullato a Nico Williams, poi quello valido di Ferran Torres. Lo stesso troverà anche il raddoppio, cancellato però da un fuorigioco di spalla, millimetrico. Poco cambia. L’1-0 basta per indirizzare definitivamente la finale e permettere alla Roja di cucire la seconda stella sul petto. Può partire la festa in tutta la Spagna.

LA FINE DI UN’ERA. Se da una parte c’è un Lamine Yamal che, a soli 19 anni, alza al cielo il suo primo Mondiale, confermandosi un predestinato, dall’altra c’è una leggenda del calcio che vede sfumare il sogno di vincere il secondo titolo mondiale consecutivo.
Non solo. Quella di ieri rappresenta anche la fine dell’era di Lionel Messi con la maglia dell’Argentina. A 39 anni sognava di chiudere la sua avventura in nazionale con un’altra Coppa del Mondo, ma non è riuscito a ripetere l’impresa di quattro anni fa. Con le lacrime agli occhi, davanti al settore occupato dai tifosi argentini, ascolta i cori a lui dedicati con la consapevolezza che la sua avventura con l’Albiceleste è ormai arrivata al capolinea.
Con la maglia della sua nazionale ha vinto due Coppe America, una Finalissima e, come detto, la Coppa del Mondo del 2022. Nonostante la delusione per la seconda finale mondiale persa, su tre disputate, Leo non avrà alcun rimpianto per ciò che è riuscito a costruire e conquistare indossando la maglia del suo Paese.

TRUMP TERZO INCOMODO. Dopo la consegna delle medaglie alla squadra arbitrale e di quelle d’argento all’Argentina, Infantino e Trump premiano i nuovi campioni del mondo. È proprio il presidente degli Stati Uniti a consegnare la coppa a capitan Rodri. Il POTUS prova a rimanere accanto al capitano anche durante l’alzata del trofeo per essere immortalato nella foto di rito, ma i calciatori della Spagna, alquanto imbarazzati, lo invitano educatamente a spostarsi. Trump fa un passo indietro, ma resta comunque al lato del gruppo squadra. Evidentemente aveva una voglia matta di essere presente nello scatto storico. Infantino, accortosi della situazione un po’ in ritardo, lo raggiunge e insieme si spostano, lasciando finalmente il palco ai protagonisti della serata.

Prova convincente dei rossoblù, i quali conducono l’intero incontro: nemmeno l’assalto finale di Trieste scompone la formazione di Durkovic, la
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