sabato 5 Settembre 2026
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Il fuoco che non si spegne: Sassari celebra Liliana Cano con una grande retrospettiva

Il fuoco che non si spegne: Sassari celebra Liliana Cano con una grande retrospettiva

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Oltre cento opere per raccontare una vita intera dedicata alla pittura

Venerdì 10 luglio, alle 18, il Padiglione Eugenio Tavolara riapre le sue porte a una figura che Sassari considera di casa: Liliana Cano, artista capace di attraversare il Novecento con una voce personale, ardente, riconoscibile. La mostra Liliana Cano. Il fuoco dentro, curata da Davide Mariani, riunisce più di cento opere e ripercorre oltre settant’anni di lavoro, dagli esordi del dopoguerra fino agli ultimi dipinti del 2020.


Un’eredità che continua a parlare alla città

La retrospettiva nasce da un progetto del Comune di Sassari, sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna e dall’Archivio Liliana Cano, che ha affiancato la ricerca e la selezione dei materiali. È un percorso che si inserisce nel programma Un Ponte per la Cultura, legato al lascito del filantropo svizzero Alois Ottiger, e che restituisce alla comunità un tassello importante della sua storia artistica.

Cano, premiata nel 2006 con il Candeliere d’Oro Speciale, ha intrecciato la sua biografia con quella della città. Non sorprende, dunque, che il sindaco Giuseppe Mascia sottolinei il valore simbolico del Padiglione Tavolara: un luogo tornato vivo dopo anni di chiusura e oggi capace di accogliere una mostra che appare quasi “naturale”, come se aspettasse da tempo il ritorno dell’artista.

Un viaggio in cinque movimenti

Il percorso espositivo è costruito come una narrazione, con un prologo, cinque sezioni tematiche e un epilogo che riporta il visitatore nello spazio intimo dello studio.

  • Dipingere la vita — la quotidianità, il mondo agropastorale, gli sguardi che Cano ha incontrato e trasformato in colore.
  • Sulle ali del racconto — mito, poesia, visioni che diventano immagini.
  • Il tempo del sacro — opere religiose nate in stagioni diverse, unite da una stessa intensità.
  • Devote e indomite — il vasto universo femminile che l’artista ha costruito nel tempo.
  • La grande festa — danze, processioni, riti collettivi, la Sardegna che celebra se stessa.

Tra le opere più attese compaiono dipinti provenienti da collezioni private, tre piccoli candelieri degli anni Settanta esposti per la prima volta, un grande quadro dedicato alla Discesa dei Candelieri, e la documentazione del trittico monumentale Les amants du soleil, realizzato nel 1988 a Tolone. A chiudere il percorso, Primavera (2020), un paesaggio lieve che sembra custodire l’ultimo respiro creativo dell’artista.

Il rosso, la fiamma, la vita

Mariani racconta la genesi del progetto come il risultato di due anni di studio. Il titolo, Il fuoco dentro, richiama quella vocazione che Cano stessa riassumeva con una frase semplice e definitiva: «Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo». Il rosso, “il re dei colori”, attraversa la mostra come un filo conduttore: una scelta cromatica che non è solo estetica, ma emotiva, quasi identitaria.

Un allestimento che diventa racconto

Il progetto espositivo, firmato da Eikon con Luigi Manca e Laura Melis, traduce la ricerca scientifica in ambienti che dialogano con la tavolozza dell’artista. Ogni sezione ha una sua atmosfera, un ritmo, una tonalità che accompagna il visitatore senza mai interrompere la continuità del racconto.

Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, amplia ulteriormente la visione: un saggio critico di Mariani, le opere suddivise per sezioni, una parte documentaria che ricostruisce mostre, interventi pubblici e biografia. Uno strumento pensato per studiosi, scuole e appassionati.

Un’artista popolare, nel senso più vero

L’assessora alla Cultura del Comune di Sassari Nicoletta Puggioni ricorda come Liliana Cano abbia saputo parlare a un pubblico ampio, non solo agli addetti ai lavori. La sua pittura è entrata nelle case, nelle scuole, nei luoghi della città. È diventata memoria condivisa, affetto, riconoscimento.

Ed è forse questo il cuore della mostra: non solo celebrare un’artista, ma ritrovare una presenza che Sassari sente ancora vicina.

 

Liliana Cano

Nata a Gorizia nel 1924, Liliana Cano arriva con la famiglia a Sassari nel 1945. Nel 1960 inaugura la sua prima mostra personale e nel 1969 apre la Galleria Sironi, destinata a diventare per circa vent’anni un punto di riferimento della vita artistica cittadina. Dalla fine degli anni Settanta prende avvio una lunga stagione di lavoro in Francia. Cano vive e opera tra Saint-Mitre-les-Remparts, Istres e Tolone, espone al Grand Palais di Parigi, ad Amsterdam e in Germania e realizza opere monumentali. Il rapporto con la Sardegna prosegue attraverso esposizioni, cicli pittorici e commissioni pubbliche. Nel 1996 rientra stabilmente a Sassari. Prosegue la propria ricerca, realizza nuove opere sacre e interventi destinati a luoghi collettivi, espone in Italia e all’estero e continua a dipingere fino agli ultimi anni. Muore a Sassari il 2 settembre 2021, all’età di 96 anni.

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