Il “day after” di Ferragosto, ad Alghero, ha un nome e un’immagine precisa: spiagge ridotte a una pattumiera, con la sabbia coperta da bottiglie, lattine, piatti di plastica, fazzoletti, sacchetti, mozziconi e ogni genere di rifiuto abbandonato come se il mare fosse un servizio di nettezza urbana gratuito.
La scena è quella che ormai si ripete ogni anno: la festa finisce, la musica cala, le storie su Instagram spariscono… ma la maleducazione resta lì, ben visibile, sparsa tra la pineta e la battigia. Un esercito di oggetti che nessuno ha avuto la decenza di riportare a casa. Perché divertirsi è facile, rispettare un luogo un po’ meno.
La domanda è sempre la stessa: com’è possibile che nel 2026 si debba ancora spiegare che la spiaggia non è una discarica? Eppure, a giudicare dal tappeto di rifiuti lasciato a Mugoni, la risposta è semplice: per molti, il senso civico è un optional stagionale, da indossare solo quando fa comodo.
Il problema non è solo estetico. È ambientale, sanitario, culturale. La pineta è un ecosistema fragile, frequentato da famiglie, bambini, sportivi, turisti. Ogni lattina abbandonata, ogni bicchiere lasciato sotto un pino, ogni sacchetto che vola verso il mare è un danno reale, concreto, che qualcuno dovrà riparare. E quel “qualcuno” non è mai chi ha sporcato.
La mattina dopo Ferragosto, infatti, a pulire non c’erano gli autori del disastro, ma volontari, operatori, cittadini che amano davvero quel luogo. Una fotografia perfetta della differenza tra chi vive un territorio e chi lo consuma.
Pineta Mugoni merita rispetto, non la solita collezione di rifiuti post-festa. E non è questione di moralismi: è semplice civiltà. Portare via ciò che si porta in spiaggia non è un gesto eroico, è il minimo sindacale per chi pretende di godere di un ambiente che non gli appartiene ma che gli è concesso.
Ferragosto passa. La maleducazione, purtroppo, no. Sta a noi decidere da che parte stare.