sabato 5 Settembre 2026
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La Maddalena assediata: ecosistemi al collasso mentre le sanzioni restano da parcheggio

La Maddalena assediata: ecosistemi al collasso mentre le sanzioni restano da parcheggio

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Parco La Maddalena
Marcello Chiodino Photography

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Tra yacht in zone vietate, tasse ambientali evase e spiagge consumate dal turismo di massa, il Parco denuncia: “Così non possiamo difenderci”

La Maddalena non è soltanto un arcipelago da cartolina: è un equilibrio fragile che ogni estate viene messo alla prova da migliaia di imbarcazioni, approdi selvaggi e un turismo che corre più veloce delle regole. E, purtroppo, delle sanzioni.


Per capire la misura del problema basta un confronto. In Francia, un catamarano che danneggia la posidonia può incassare 100 mila euro di multa. Alla Maddalena, invece, chi getta l’ancora sulla prateria sottomarina rischia 51 euro. Meno di una sosta vietata in città. Una cifra che, da sola, racconta la distanza tra la tutela proclamata e quella realmente praticata.

 Un ecosistema che non regge più

La posidonia non è un dettaglio botanico: è la spina dorsale del Mediterraneo. Stabilizza i fondali, produce ossigeno, protegge la biodiversità. Eppure, ogni estate, viene trattata come un ostacolo da aggirare.

Le immagini delle “piscine naturali” di Cala Coticcio, Cala Corsara o Cala Spalmatore parlano da sole: centinaia di natanti ammassati, yacht che sfiorano i limiti di protezione, barconi turistici che scaricano frotte di bagnanti sulle spiagge più delicate.

E poi c’è Budelli. La Spiaggia del Cavaliere, ridotta della metà per l’asportazione di sabbia, ha costretto il Parco a vietare completamente il calpestio. La celebre Spiaggia Rosa, già chiusa da anni, resta il simbolo di un patrimonio che non si rigenera.

 “Troppo, troppo”: la denuncia del Parco

Rosanna Giudice, nuova presidente del Parco, non usa giri di parole: «Questo turismo implosivo non può andare avanti. Quando si è malati bisogna tagliare». 

Il suo racconto è un pugno nello stomaco:

  • Santa Maria trasformata in un formicaio,
  • ginepri con le radici scoperte perché la sabbia non c’è più,
  • Caprera paralizzata da 700-800 auto al giorno, senza vie di fuga in caso d’incendio.

Una pressione che non è più sostenibile, né per chi vive nell’arcipelago né per chi lo visita con rispetto.

Un parco senza strumenti

Il paradosso è che il Parco Nazionale della Maddalena, istituito 31 anni fa, non ha mai avuto davvero i mezzi per funzionare.

Giulio Plastina, direttore, lo dice con amarezza al Corriere della Sera: «Siamo moscerini contro i titani. Non possiamo multare, non possiamo assumere, non possiamo gestire autonomamente. Abbiamo 20 milioni in cassa, ma siamo bloccati da burocrazia e assenza di governance».

Intanto, ogni anno, 30 mila imbarcazioni frequentano l’area marina. Un numero ingestibile senza un corpo di vigilanza adeguato.

L’evasione dell’obolo ambientale

C’è poi la questione della tassa di accesso alle acque del Parco:

  • un gommone da 5 metri paga circa 10 euro al giorno,
  • uno yacht da 30 metri arriva a 400 euro.

Eppure, secondo le stime, il 30-35% non paga. Una falla da oltre 700 mila euro l’anno. Soldi che potrebbero finanziare decine di giovani addetti alla vigilanza, garantire controlli reali e dare finalmente al Parco la possibilità di difendere ciò che resta.

Turismo di lusso vs territorio

La Gallura ospita quasi la metà dei posti barca della Sardegna. Un concentrato di ricchezza, certo, ma anche di pressioni. Ogni estate arrivano nuove società nautiche, nuovi catamarani, nuovi investimenti milionari.

La domanda che si fanno in molti è semplice: chi ci guadagna davvero? Perché se il territorio perde sabbia, biodiversità e sicurezza, il bilancio non torna.

 

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