Sentenza di assoluzione (o proscioglimento) per le accuse di truffa legate alle attività di beneficenza con Balocco e Dolci Preziosi. La procura aveva precedentemente richiesto una pena di 1 anno e 8 mesi
L’assoluzione di Chiara Ferragni nel procedimento noto come Pandoro‑gate chiude uno dei casi più discussi degli ultimi anni, una vicenda che ha intrecciato comunicazione commerciale, beneficenza, influencer marketing e responsabilità pubblica. La sentenza del Tribunale di Milano ha messo un punto fermo su una storia iniziata molto prima dell’aula di giustizia, esplosa sui social e poi approdata nelle mani della magistratura.
Le origini del caso: il “Pink Christmas” e le uova solidali
Il cuore dell’inchiesta riguarda due operazioni commerciali:
- il Pandoro Balocco Pink Christmas (Natale 2022),
- le Uova di Pasqua Dolci Preziosi – Sosteniamo i Bambini delle Fate (2021 e 2022).
Secondo la Procura, la comunicazione avrebbe indotto i consumatori a credere che parte del ricavato di ogni acquisto fosse destinato a iniziative benefiche. In realtà, la donazione di Balocco all’Ospedale Regina Margherita — 50mila euro — era stata effettuata mesi prima del lancio del prodotto, e non dipendeva dalle vendite. Le società di Ferragni avrebbero incassato oltre un milione di euro dalla collaborazione.
La vicenda esplode mediaticamente nel dicembre 2022 grazie a un’inchiesta di Selvaggia Lucarelli, che mette in luce l’ambiguità della comunicazione e apre un dibattito nazionale sul confine tra marketing e solidarietà.
Dalle polemiche all’aula di tribunale
Nel dicembre 2023 arriva la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale ingannevole, mentre il Codacons presenta una denuncia per truffa aggravata. La Procura di Milano contesta a Ferragni e ai suoi collaboratori un presunto “ingiusto profitto” complessivo superiore ai 2,2 milioni di euro.
Il processo si concentra su un punto chiave: l’aggravante della minorata difesa dei consumatori online. Secondo l’accusa, il rapporto fiduciario tra influencer e pubblico avrebbe reso i consumatori particolarmente vulnerabili.
La svolta: la querela ritirata e la riqualificazione del reato
Il giudice Ilio Mannucci Pacini non riconosce l’aggravante. Senza di essa, la truffa diventa “semplice” e quindi perseguibile solo su querela di parte. Il Codacons, però, aveva ritirato la querela un anno prima, dopo un accordo risarcitorio milionario. Risultato: non luogo a procedere e proscioglimento per Ferragni e gli altri imputati.
Le parole di Ferragni: “È finito un incubo”
All’uscita dal Tribunale, Ferragni appare commossa:
“Sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta.”
Ringrazia avvocati e follower, sottolineando il peso umano e professionale di una vicenda che ha segnato profondamente la sua immagine pubblica.
Un caso che lascia un segno
Il Pandoro‑gate non è stato solo un processo: è diventato un simbolo delle contraddizioni dell’influencer marketing. Ha sollevato domande cruciali:
- Qual è il confine tra beneficenza e branding?
- Quanto pesa la fiducia del pubblico?
- Come si regolano campagne che mescolano etica e commercio?
L’assoluzione chiude il capitolo giudiziario, ma il dibattito culturale e professionale resta aperto. In un settore dove la reputazione è tutto, il caso Ferragni rimarrà un precedente destinato a influenzare strategie, regolamenti e percezioni del pubblico.