Ryanair avverte: le scorte di cherosene sono garantite solo fino a maggio, e l’incertezza pesa in modo particolare sulla Sardegna, dove la compagnia è il primo vettore per numero di passeggeri
Un allarme che arriva nel momento peggiore per l’Isola
Le parole di Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, hanno fatto rapidamente il giro d’Europa: il carburante è assicurato fino alla fine di maggio, poi “non si sa”. Una frase che, in un contesto già segnato dal conflitto nel Golfo Persico e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, suona come un campanello d’allarme per i territori più dipendenti dal traffico aereo. Tra questi, la Sardegna, dove Ryanair detiene la quota più alta di passeggeri e rappresenta un pilastro della mobilità interna ed estiva.
Secondo O’Leary, non esiste al momento una crisi conclamata, ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente se il conflitto non dovesse rientrare entro le prossime settimane. Le compagnie petrolifere garantiscono le forniture per maggio, ma giugno è un’incognita.
Il nodo geopolitico e il rischio per l’Europa
La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui proviene fino al 30% del jet fuel europeo, sta riducendo la capacità di programmazione delle compagnie. Gli analisti indicano il 9 aprile come data critica per l’ultima spedizione sicura verso gli hub europei, con il rischio che tra il 10% e il 25% delle scorte previste per maggio-giugno possa mancare. Un margine che, nel trasporto aereo di massa, significa migliaia di voli potenzialmente cancellabili.
Sardegna: prenotazioni in calo e timori per la stagione
O’Leary ha confermato che le prenotazioni estive stanno rallentando, con un calo dell’1% per giugno, luglio e agosto. Un dato che pesa in modo particolare sulla Sardegna, dove il turismo estivo rappresenta una fetta cruciale dell’economia e dove la percezione di instabilità può frenare i flussi. Il Ceo non ha nascosto la sua irritazione verso le “narrazioni catastrofiste” che, a suo dire, alimentano l’incertezza dei viaggiatori.
Per ora, Ryanair non prevede tagli ai voli, ma non esclude cancellazioni se la situazione dovesse peggiorare. E questo basta a mettere in allerta gli operatori turistici sardi, già alle prese con un mercato sensibile ai prezzi e alla disponibilità dei collegamenti.
Cosa potrebbe accadere negli aeroporti sardi
Gli scali di Cagliari, Alghero e Olbia dipendono in larga parte dai collegamenti low cost. Un eventuale riduzione delle forniture o un aumento dei costi del carburante potrebbe tradursi in:
- Biglietti più cari, soprattutto sulle rotte estive;
- Riduzione delle frequenze, in particolare nei mesi di picco;
- Maggiore incertezza per i viaggiatori, con possibili ripercussioni sulle prenotazioni alberghiere e sulla filiera turistica.
L’Unione Europea sta valutando misure straordinarie per evitare una crisi del jet fuel, tra cui approvvigionamenti alternativi e maggiore flessibilità nei rifornimenti extra-UE.
L’allarme lanciato da Ryanair non è ancora una sentenza, ma un avvertimento che la Sardegna non può permettersi di ignorare. La stagione estiva 2026 si apre sotto il segno dell’incertezza: molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalla capacità dell’Europa di garantire continuità nelle forniture. Per un’isola che vive di mobilità e turismo, il cherosene non è solo carburante: è ossigeno economico.