sabato 5 Settembre 2026
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Sassari accoglie gli studenti palestinesi: “Qui per riprendere a studiare e tornare a sognare”

Sassari accoglie gli studenti palestinesi: “Qui per riprendere a studiare e tornare a sognare”

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L’Università di Sassari apre le porte a 17 studenti palestinesi provenienti da Gaza grazie al progetto dei corridoi umanitari universitari. Dopo mesi di lavoro silenzioso e complessi contatti internazionali, i primi nove ragazzi sono arrivati martedì 12 maggio all’aeroporto di Alghero, accolti dal Rettore dell’Università di Sassari Gavino Mariotti, dall’assessore regionale Antonio Piu, dal presidente dell’ERSU Daniele Maoddi e da numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo del volontariato.


Un’iniziativa che punta a garantire il diritto allo studio a giovani la cui formazione universitaria è stata interrotta dalla guerra, offrendo loro non soltanto borse di studio, ma anche supporto umano, accoglienza e integrazione.

“Il diritto allo studio non può essere cancellato dalla guerra”

Durante la conferenza stampa nell’Aula Magna dell’Università di Sassari, il Rettore Gavino Mariotti ha sottolineato come il percorso per portare gli studenti palestinesi in Sardegna sia stato lungo e complesso.

“Ci sono voluti otto mesi di lavoro”, ha spiegato il Rettore, ricordando le difficoltà legate alla situazione internazionale e alla scarsità di informazioni provenienti da una zona devastata dal conflitto.

Mariotti ha ribadito che l’obiettivo principale dell’Ateneo non è economico ma umano e culturale: permettere a questi ragazzi di riprendere gli studi e costruire il proprio futuro. “La porta del Rettore è sempre aperta”, ha dichiarato, rivolgendosi direttamente agli studenti arrivati da Gaza.

Il Rettore ha inoltre chiarito che l’Università di Sassari non ha alcun rapporto con aziende belliche, rispondendo duramente a una contestazione emersa durante l’incontro pubblico.

Le borse di studio e il sostegno di ERSU e Regione Sardegna

Il progetto nasce grazie alla collaborazione tra Università di Sassari, Regione Sardegna, ERSU, CRUI  e associazioni impegnate nei corridoi umanitari.

Complessivamente saranno attivate 17 borse di studio triennali da 12mila euro ciascuna. Dieci saranno finanziate dall’Università di Sassari, cinque dalla Regione Sardegna e due dall’ERSU Sassari.

Gli studenti avranno inoltre l’esenzione totale dalle tasse universitarie, vitto e alloggio gratuiti, libri di testo, supporto psicologico, corsi di lingua italiana organizzati dal Centro Linguistico di Ateneo e servizi di accompagnamento e integrazione.

Il presidente dell’ERSU Daniele Maoddi ha sottolineato come il valore dell’iniziativa vada oltre gli aspetti materiali: “Non è solo una questione di servizi. Siamo orgogliosi di contribuire a restituire il diritto allo studio a ragazzi che hanno visto interrompersi il proprio percorso di vita”.

Durante la conferenza sono state consegnate agli studenti le tessere ERSU che consentiranno loro di usufruire della mensa universitaria e dei servizi dedicati.

L’emozione dell’accoglienza in aeroporto

Particolarmente toccante l’intervento di Vanna Meloni, responsabile dell’Ufficio Orientamento e Servizi agli studenti dell’Università di Sassari, che ha seguito da vicino l’intero percorso di accoglienza.

Visibilmente commossa, Meloni ha raccontato l’arrivo dei ragazzi all’aeroporto di Alghero e l’accoglienza ricevuta dalla città. “Sassari è stata straordinaria, la più generosa d’Italia”, ha detto ringraziando tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte per mesi.

I ragazzi studieranno nei corsi di Scienze politiche, Comunicazione pubblica e professioni dell’informazione, Mediazione linguistica e culturale, Ingegneria informatica, Servizio sociale e Wildlife Management, Conservation and Control.

“Stiamo andando oltre il semplice dovere istituzionale – ha aggiunto – perché crediamo che accogliere chi vive una situazione di difficoltà sia fondamentale”.

Il ruolo della rete umanitaria

L’arcivescovo di Sassari Francesco Soddu ha ricordato il rapporto costruito negli anni tra Università e canali umanitari.

“Conosco bene questi percorsi grazie alla mia esperienza con la Caritas”, ha detto Soddu. “La solidarietà è il fondamento di una comunità. Senza solidarietà non esisterebbe la città di Sassari”.

L’arcivescovo ha definito Sassari un “fiore all’occhiello a livello nazionale” per la capacità dimostrata nell’accoglienza e nella collaborazione tra istituzioni, università e associazioni.

Importante anche il lavoro svolto dal coordinamento “Students Beyond Borders – Progetto Fiori dai Cannoni”, rappresentato da Federica Calbini, indicata più volte durante la conferenza come interlocutrice costante dell’intero percorso.

“Ho perso la mia casa, ma voglio continuare a studiare”

Le testimonianze degli studenti palestinesi hanno rappresentato il momento più intenso della mattinata.

Tra loro c’è uno studente di Medicina al sesto anno, costretto a interrompere il proprio percorso universitario a causa della guerra. Un altro ragazzo, content creator a Gaza, ha raccontato di aver perso tutto e di voler tornare a costruire il proprio futuro attraverso lo studio.

“Ho perso la casa, i parenti e tutta la vita che conoscevo”, ha raccontato uno degli studenti. “Sono riuscito a partire mentre mio padre malato di cancro restava senza medicine. Siamo profondamente grati a tutte le persone che hanno lavorato in silenzio per permetterci di essere qui oggi”.

La portavoce degli studenti ha ringraziato Università, istituzioni e volontari, ricordando però anche chi è rimasto a Gaza e continua a sperare nel diritto allo studio e in una possibilità di futuro.

Un progetto che unisce Sassari

L’arrivo degli studenti palestinesi rappresenta uno dei progetti umanitari e universitari più importanti degli ultimi anni per la città di Sassari.

L’obiettivo dichiarato dall’Università e dalle istituzioni coinvolte è fare in modo che questi ragazzi possano presto considerare Sassari e l’Università una nuova casa, trasformando il diritto allo studio in uno strumento concreto di speranza e rinascita.

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