sabato 5 Settembre 2026
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Oro nero, vento di maestrale: viaggio nella Sardegna che vive all’ombra del (caro) petrolio

Oro nero, vento di maestrale: viaggio nella Sardegna che vive all’ombra del (caro) petrolio

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Saras Sarroch
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In Sardegna il vento cambia spesso, ma il prezzo della benzina sembra non scendere mai. Mentre il mondo affronta nuove tensioni energetiche, tra crisi internazionali e rotte petrolifere interrotte, l’isola continua a vivere un paradosso tutto suo: ospita uno dei più grandi complessi di raffinazione del Mediterraneo, la raffineria di Sarroch, eppure paga il carburante tra i più cari d’Italia

Sarroch, costa sud-occidentale della Sardegna. Mentre il prezzo della benzina torna a sfiorare livelli record e le tensioni internazionali agitano i mercati energetici, lo sguardo dell’isola si posa inevitabilmente su un luogo che da sessant’anni è sinonimo di energia, industria e controversie: la raffineria di Sarroch, uno dei più grandi impianti del Mediterraneo.


In un mondo che corre verso la transizione energetica ma resta ancora dipendente dal petrolio, la Sardegna vive un paradosso tutto suo: ospita un gigante della raffinazione, ma paga il carburante più caro d’Italia. Una contraddizione che racconta molto della storia dell’oro nero e del suo potere.

Ph https://www.industrychemistry.com/

Il petrolio: la risorsa che ha riscritto il Novecento

La storia moderna del petrolio inizia nel 1859, con il primo pozzo commerciale in Pennsylvania. Da lì, l’oro nero diventa il carburante della modernità: illumina le città, muove automobili e aerei, alimenta eserciti e industrie. Il Novecento è il suo secolo: guerre, alleanze, crisi economiche e rivoluzioni politiche si intrecciano con il controllo delle risorse energetiche.

Il Medio Oriente diventa il cuore pulsante del pianeta, le grandi compagnie petrolifere si trasformano in potenze globali, e l’embargo del 1973 dimostra che il petrolio può mettere in ginocchio interi continenti.

Sarroch: quando la Sardegna entra nella mappa dell’energia mondiale

Nel 1962 Angelo Moratti sceglie un tratto di costa sarda per costruire una raffineria destinata a diventare un colosso europeo. Nel 1966 l’impianto di Sarroch entra in funzione: è l’inizio di una trasformazione economica e sociale che segnerà profondamente il sud dell’isola.

Oggi la raffineria:

  • è tra le più grandi e complesse d’Europa,
  • lavora circa 300.000 barili di greggio al giorno,
  • rappresenta una quota significativa della capacità di raffinazione italiana,
  • dà lavoro diretto e indiretto a migliaia di persone,
  • è un nodo strategico nelle rotte del greggio del Mediterraneo.

Per decenni, Sarroch è stata una sorta di “città nella città”: turni, sirene, navi petroliere, fumi, investimenti, proteste, innovazioni tecnologiche. Un mondo industriale che convive con il mare cristallino e le spiagge del sud Sardegna.

Un gigante industriale nell’era della transizione

Negli anni Duemila la raffineria si dota dell’impianto IGCC, capace di trasformare i residui pesanti in energia elettrica. Per anni ha coperto quasi metà del fabbisogno energetico dell’isola, rendendo la Sardegna un caso unico: un territorio senza metano ma con una delle centrali più potenti d’Italia.

Parallelamente, l’impianto investe in:

  • riduzione delle emissioni,
  • riciclo delle acque,
  • tecnologie per lavorare greggi sempre più diversi,
  • progetti legati alle rinnovabili e all’idrogeno.

Ma la sfida resta enorme: come conciliare un colosso della raffinazione con un futuro che chiede meno petrolio e più sostenibilità.

Il caro benzina: perché la Sardegna paga di più

Mentre i prezzi dei carburanti oscillano al ritmo delle crisi internazionali – dal Medio Oriente al Mar Rosso, dalle tensioni tra Russia e Occidente alle speculazioni sui mercati – la Sardegna continua a registrare i listini più alti d’Italia.

Le ragioni sono molteplici:

  • assenza di metano e rete energetica isolata,
  • costi di trasporto e distribuzione più elevati,
  • margini di mercato meno competitivi,
  • dipendenza dalle dinamiche internazionali del greggio,
  • assenza di un sistema di calmierazione regionale.

Il paradosso è evidente: l’isola che ospita una delle raffinerie più grandi del Mediterraneo è anche quella dove fare il pieno costa di più.

Uno sguardo sul mondo: il petrolio non è finito, è cambiato

Nonostante la transizione energetica, la domanda globale di petrolio continua a crescere. Gli Stati Uniti, grazie al fracking, sono tornati superpotenza energetica. La Russia usa petrolio e gas come leve geopolitiche. Le monarchie del Golfo investono miliardi per prepararsi a un futuro “post-oil” che però non è ancora arrivato.

Il Mediterraneo, con le sue rotte commerciali e i suoi chokepoint, resta un teatro strategico. E la Sardegna, con Sarroch, è parte di questo scacchiere.

Un’eredità complessa, un futuro da scrivere

La raffineria di Sarroch è un simbolo: dell’industrializzazione dell’isola, delle sue contraddizioni, delle sue opportunità. È un luogo dove la storia globale del petrolio si intreccia con quella locale: lavoro, sviluppo, impatti ambientali, innovazione, conflitti sociali.

Oggi, mentre il mondo discute di idrogeno, rinnovabili e decarbonizzazione, la Sardegna si trova davanti a una domanda cruciale: che ruolo vuole giocare nella nuova geografia dell’energia?

L’oro nero ha cambiato il mondo e ha cambiato l’isola. Il futuro, però, non è scritto. E passa ancora da qui, tra le ciminiere di Sarroch e il mare del Sud Sardegna.

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