A Sassari il centro storico cambia ancora pelle. Non con un grande evento, non con un’inaugurazione spettacolare, ma con un intervento che lavora sulle connessioni, sulle ferite urbane, sulle storie sepolte. Largo Monache Cappuccine, per decenni un vuoto irrisolto nel cuore della città, diventa oggi una piazza che prova a ricucire ciò che gli sventramenti del Novecento avevano spezzato.
Il progetto, finanziato dal Pinqua e costato 1,2 milioni di euro, non si limita a rifare un arredo urbano: ridisegna un passaggio, un dislivello, un modo di attraversare Sassari Vecchia. Le nuove gradinate, le rampe accessibili, le fasce verdi e la trachite locale non sono solo scelte estetiche: sono la risposta a un’esigenza antica, quella di restituire continuità a un quartiere che per troppo tempo è stato percepito come frammentato.
Un nuovo spazio pubblico che nasce da un vuoto
Prima dei lavori, largo Monache Cappuccine era un luogo sospeso: né piazza né strada, né memoria né futuro. Un “non-luogo”, come lo definisce l’assessora Patrizia Mercuri, segnato da ruderi e abbandono. Oggi diventa un’isola verde che mette in relazione via dei Corsi, vicolo del Campanaro e il reticolo medievale circostante.
Il progetto firmato dall’architetto Andrea Sussarellu, con il supporto dei tecnici comunali, lavora su un’idea semplice: rendere accessibile ciò che prima era scomodo, restituire centralità a ciò che era marginale. Le essenze mediterranee, gli alberi ad alto fusto e l’illuminazione coordinata con il resto del centro storico completano un intervento che punta alla continuità più che alla rottura.
Le radici sotto i piedi: l’archeologia che cambia il progetto
Il cantiere ha rivelato ciò che Sassari spesso dimentica: sotto ogni pietra c’è un’altra città. Gli scavi coordinati dalle archeologhe Laura Lai e Nadia Canu hanno riportato alla luce non solo i resti del convento medievale delle Monache Cappuccine, ma tracce del X secolo, riconducibili al villaggio originario di Thathari.
La progettazione è stata adattata per proteggere i reperti: alcune aree sono rimaste permeabili, evitando coperture invasive. È un compromesso virtuoso tra tutela e uso pubblico, raro nei centri storici italiani.
Vicolo del Campanaro: un restauro che diventa servizio
Accanto alla piazza rinasce anche l’edificio di vicolo del Campanaro 1, restaurato con un intervento da 162 mila euro. L’immobile settecentesco, già destinato in parte all’emergenza abitativa, ospita ora un Servizio locale urbano (Slu): uno spazio di studio, socialità e supporto di quartiere, in linea con le “azioni immateriali” del Pinqua.
Il restauro, curato dall’architetta Martina Arru, ha mantenuto la sagoma storica, ripulito le murature in pietra e recuperato il cornicione modanato. Un intervento piccolo nelle dimensioni, ma significativo nella strategia: riportare funzioni e servizi dentro il centro storico, non ai margini.
Una scelta politica: continuità e responsabilità
Il sindaco Giuseppe Mascia ha insistito sul valore della “continuità amministrativa ragionata”. Non a caso, alla presentazione era presente anche l’ex sindaco Nanni Campus, sotto la cui amministrazione il progetto aveva preso forma. Un gesto politico, certo, ma anche un messaggio: la rigenerazione urbana non può essere un terreno di scontro, richiede tempi lunghi e responsabilità condivise.
Le associazioni e il segno delle panchine
Due panchine speciali, installate nella nuova piazza, raccontano un’altra dimensione del progetto: quella sociale. Angsa Sassari e Voce Amica hanno voluto lasciare un segno tangibile del loro impegno. Una panchina blu per i diritti delle persone con autismo, una panchina gialla per chi vive un’emergenza emotiva. Non un dettaglio decorativo, ma un invito a riconoscere fragilità e comunità. Largo Monache Cappuccine è un varco. Un luogo che restituisce continuità fisica e simbolica a Sassari Vecchia, che mette insieme archeologia e accessibilità e uso quotidiano. È un tassello di un mosaico della città che prova a ritrovare il proprio centro, non solo geografico.