Roger Waters all’Uniopol Arena, 21 aprile 2023: la notte in cui il suono è diventato carne, memoria e ferita
Arrivare a Bologna di buon mattino dopo un’oretta di aereo per il concerto di Roger Waters non era semplicemente un’idea: era un appuntamento imperdibile, pianificato da qualche mese, quasi un pellegrinaggio. Fare una passeggiata in centro prima dell’evento e godersi un po’ la città era quasi un imperativo: perdersi tra i portici infiniti e il rosso caldo dei palazzi che ti accompagnano a Piazza Maggiore; una inevitabile visita quasi casuale alla statua di Lucio Dalla, un po’ il simbolo quella vitalità contagiosa che solo Bologna sa regalare. La città sembrava prepararsi al concerto insieme a noi, come se le sue strade, i suoi vicoli e le sue piazze fossero parte della stessa attesa. E quando finalmente sono entrato alla Unipol Arena, ho avuto la sensazione che il viaggio, la città e la musica stessero per fondersi in un’unica esperienza irripetibile.
Ci sono infatti concerti che ascolti, e poi ci sono quelli che ti attraversano. Quello del 21 aprile 2023 alla Unipol Arena è stato del secondo tipo: un rito collettivo, un’immersione totale in un immaginario che da cinquant’anni continua a scavare nelle nostre coscienze.
Fin dall’ingresso, la sala sembrava sospesa. Le luci basse, il brusio accennato ma rispettosamente trattenuto, quella sensazione di essere sul punto di assistere a qualcosa che non è solo musica. Quando Waters è salito sul palco, nell’imponente scenografia centrale, non è stato un semplice “inizio”: è stato come se qualcuno avesse premuto play su un ricordo condiviso da generazioni. Le prime note sono arrivate nette, affilate, come un bisturi. I suoni prendevano forma con una precisione geometrica, quasi chirurgica, capaci di trasformare un omaggio in un’esperienza viva e pulsante.

Le canzoni: un viaggio emotivo e politico
La scaletta ha visto i classici dei Pink Floyd fare la parte del leone rispetto ai brani della carriera solista di Waters. Con Comfortably Numb (versione 2022) l’apertura è audace: Waters elimina l’assolo iconico e lo sostituisce con un arrangiamento più cupo, dominato da synth profondi e voci filtrate. Tecnicamente, è un brano che mette subito alla prova il sistema quadrifonico: gli effetti ambientali si muovono nello spazio con precisione chirurgica. The Happiest Days / Another Brick in the Wall (Part 2 & 3) ha una transizione fluida, con un uso massiccio di campionamenti vocali e percussioni elettroniche. La resa delle voci dei cori è impeccabile: pulita, potente, mai impastata, segno di un mixaggio live di altissimo livello. In The Powers That Be emerge la componente politica: ritmica serrata, bassi compressi e un uso aggressivo delle luci stroboscopiche. La band mantiene un timing perfetto, nonostante la complessità dei trigger elettronici. The Bravery of Being Out of Range è un brano solista eseguito con grande pulizia. La chitarra solista ha un timbro caldo, leggermente saturato, che si integra perfettamente con la voce di Waters, più fragile ma ben sostenuta dal mix. The Bar è un momento più intimo: pianoforte, voce in primo piano e dinamiche molto più controllate. Ottimo lavoro dei tecnici nel mantenere un ambiente sonoro “caldo” nonostante la grandezza dell’arena. Have a Cigar / Wish You Were Here / Shine On You Crazy Diamond è la trilogia floydiana di Wish you Were here gestita con rispetto filologico
- Have a Cigar: groove preciso, chitarre con un sustain impeccabile.
- Wish You Were Here: acustica perfettamente bilanciata, zero feedback, un risultato non banale in un palazzetto.
- Shine On: la parte di synth è resa con una profondità sorprendente, merito del sistema surround.
Sheep è invece uno dei momenti tecnicamente più complessi:
- modulazioni continue
- effetti spaziali in movimento
- layering di tastiere e chitarre La band esegue con una precisione quasi da studio.
Il SET 2: impatto, spettacolo e fedeltà sonora
In the Flesh / Run Like Hell Qui la produzione dà il massimo:
- luci sincronizzate al millisecondo
- chitarre con delay perfettamente calibrati
- batteria potente ma mai sovrastante È un segmento che richiede coordinazione totale tra musicisti e tecnici.
Déjà Vu + Reprise è un brano delicato, con dinamiche molto ampie. Il mix lascia spazio al respiro degli strumenti acustici, mantenendo la voce di Waters sempre intelligibile. In Is This the Life We Really Want? il suono è volutamente sporco, compresso, quasi “lo-fi” per scelta artistica. La resa live mantiene questa estetica senza perdere definizione.
Money / Us and Them / Any Colour You Like. La triade di The Dark Side of the Moon è il banco di prova più tecnico:
- Money: gestione impeccabile dei cambi di tempo e dei fiati.
- Us and Them: riverberi lunghi, voce morbida, mix molto pulito.
- Any Colour You Like: synth e chitarre in dialogo perfetto, con un panning spettacolare.
Brain Damage / Eclipse è la chiusura del set che emana un equilibrio sonoro quasi perfetto:
- cori pieni ma non invadenti
- chitarre morbide
- synth avvolgenti Il surround crea un effetto “cupola sonora” che amplifica l’impatto emotivo.
ENCORE – Epilogo narrativo
Two Suns in the Sunset Brano difficile, con dinamiche molto ampie. La band lo esegue con grande sensibilità, mantenendo un equilibrio notevole tra voce e arrangiamento. The Bar (Reprise) Ritorno al minimalismo: pianoforte e voce. Ottima gestione dei microfoni, zero rumori di fondo. Outside the Wall Chiusura acustica, quasi cameristica. Gli strumenti acustici sono microfonati con cura, e il risultato è sorprendentemente intimo per un’arena.
Le immagini: un pugno e una carezza
Waters non fa solo concerti ma costruisce mondi. Gli schermi giganteschi, le scritte che lampeggiavano come avvertimenti, i volti, le guerre, le ingiustizie, i simboli ribaltati… tutto era parte di un’unica narrazione. A tratti sembrava di essere dentro un film distopico, a tratti dentro un sogno lucido. Eppure, nonostante la potenza politica, non c’era mai retorica. Solo un invito: guardate, pensate, sentite.

La voce: fragile e immensa
La voce di Waters non è più quella di un tempo ma non tutti i mali vengono per nuocere visto che per questo colpisce pure di più. È una voce che porta dentro la storia, le crepe, la stanchezza, la lucidità di chi ha visto troppo e continua a raccontarlo. Quando ha intonato i brani più intimi, la platea si è raccolta in religioso silenzio. Quando sono arrivati i classici, l’arena ha ovviamente tremato.
Bene, ma anche qualche critica
Non tutto, però, ha brillato allo stesso modo. In alcuni momenti, la narrazione visiva ha rischiato di sovrastare la musica, come se l’urgenza del messaggio politico avesse preso il sopravvento sulla fluidità del concerto. Alcune transizioni sono sembrate brusche, quasi didascaliche, e la scelta di certi monologhi ha rallentato il ritmo emotivo della serata. Anche la voce di Waters, pur intensa e carica di storia, ha mostrato qualche fragilità nei passaggi più esigenti. Ma sono imperfezioni che non cancellano la forza dell’insieme: anzi, la rendono più umana, più vera, più degna di essere ricordata.

I momenti che hanno fatto vibrare Bologna
- Wish You Were Here cantata da migliaia di persone come una preghiera laica.
- Another Brick in the Wall trasformata in un grido contro ogni forma di oppressione.
- Comfortably Numb che ha avvolto tutti in un abbraccio oscuro e bellissimo.
- Le parti narrative, in cui Waters parlava al pubblico come un vecchio amico che non ha perso la voglia di lottare.
L’emozione finale: uscire diversi da come si è entrati
Alla fine, quando le luci si sono riaccese, nessuno sembrava davvero pronto ad andare via. C’era un silenzio strano, quasi sacro. Come se ognuno stesse cercando di trattenere qualcosa: un’immagine, una frase, un accordo, un brivido.
Roger Waters Setlist, Unipol Arena, Casalecchio di Reno
- Set 1:
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Comfortably Numb
(Pink Floyd song)
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The Happiest Days of Our Lives
(Pink Floyd song)
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Another Brick in the Wall, Part 2
(Pink Floyd song)
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Another Brick in the Wall, Part 3
(Pink Floyd song)
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The Powers That Be
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The Bravery of Being Out of Range
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The Bar
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Have a Cigar
(Pink Floyd song)
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Wish You Were Here
(Pink Floyd song)
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Shine On You Crazy Diamond (Parts VI-VII, V)
(Pink Floyd song)
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Sheep
(Pink Floyd song)
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- Set 2:
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In the Flesh
(Pink Floyd song)
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Run Like Hell
(Pink Floyd song)
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Déjà vu
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Déjà vu (Reprise)
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Is This the Life We Really Want?
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Money
(Pink Floyd song)
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Us and Them
(Pink Floyd song)
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Any Colour You Like
(Pink Floyd song)
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Brain Damage
(Pink Floyd song)
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Eclipse
(Pink Floyd song)
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- Encore:
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Two Suns in the Sunset
(Pink Floyd song)
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The Bar (Reprise)
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Outside the Wall
(Pink Floyd song)