Ogni aprile, in Sardegna, la memoria torna a quel momento in cui l’isola provò a cambiare il proprio destino. Sono passati duecentotrent’anni dalla rivoluzione guidata da Giovanni Maria Angioy, ma il suo nome continua a risuonare come simbolo di riscatto e di modernità. È in questo clima di rinnovato interesse che l’Associazione Culturale Giovanni Maria Angioy propone una nuova occasione di approfondimento: venerdì 24 aprile, alle 18, nell’aula congressi del Palazzo della Provincia di Sassari – che porta proprio il nome dell’eroe bonese – si terrà la conferenza “Angioy – Ritratto inedito di un rivoluzionario”.
L’incontro riunirà due studiosi che da prospettive diverse hanno indagato la figura dell’“avvocato condottiero”: Adriana Valenti, docente che arriverà appositamente da Parigi, e il giornalista Antonangelo Liori. I loro interventi punteranno a restituire non solo il ruolo politico di Angioy, ma anche le dinamiche sociali e personali che lo portarono a diventare uno dei protagonisti più complessi e affascinanti della storia sarda.
La serata avrà anche una dimensione educativa: saranno infatti consegnate due borse di studio a studenti del Liceo Azuni, autori di brevi lavori dedicati al tema della rivoluzione angioyana. A moderare l’incontro sarà Marco Atzeni, divulgatore molto seguito sui social per le sue ricerche sulla storia sassarese. L’ingresso è libero.
Chi era davvero Giovanni Maria Angioy
Figura spesso evocata ma non sempre compresa fino in fondo, Giovanni Maria Angioy (1751–1808) fu molto più di un rivoluzionario. Magistrato, giurista, intellettuale, uomo di Stato, rappresentò per la Sardegna un raro esempio di pensatore capace di coniugare competenza tecnica e visione politica.
Nato a Bono, formatosi a Cagliari, Angioy maturò presto una sensibilità illuminista: credeva nella razionalità amministrativa, nella giustizia come strumento di equità sociale, nella necessità di superare i privilegi feudali che soffocavano l’isola. Quando nel 1795 esplose la rivolta contro gli abusi dei feudatari e l’inerzia del governo sabaudo, fu chiamato a ricoprire il ruolo di Alternos, una sorta di viceré itinerante incaricato di riportare ordine e ascoltare le istanze popolari.
Il suo viaggio nel nord dell’isola, accolto da folle entusiaste, segnò il punto più alto della sua popolarità ma anche l’inizio del suo isolamento politico: le sue idee riformatrici, troppo avanzate per l’epoca, entrarono presto in conflitto con i poteri locali e con Torino. Costretto all’esilio, morì a Parigi nel 1808, lontano dalla sua terra.
Oggi Angioy è ricordato come uno dei primi a immaginare una Sardegna più giusta, moderna e autonoma nelle scelte politiche ed economiche. Sa Die de sa Sardigna, la festa del popolo sardo, nasce proprio dalla memoria di quella stagione rivoluzionaria.