sabato 5 Settembre 2026
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Addio a Tiscali News: la fine di un sogno editoriale sardo e italiano

Addio a Tiscali News: la fine di un sogno editoriale sardo e italiano

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Non solo lanci d’agenzia, ma inchieste, passione e notti insonni raccontando l’Italia dalla Sardegna. Una redazione di “guerrieri” lascia il campo

The Last Dance. L’ultimo clic della redazione di Tiscali Notizie campeggia in Home Page: oggi, un pezzo della mia vita giornalistica viene cancellato. Una delle testate più antiche del web italiano chiude così, con un semplice istante. Molti colleghi restano senza lavoro e resta l’amarezza per un addio che si poteva evitare. Troppi hanno voltato le spalle a una delle sfide editoriali più belle mai nate in Sardegna: un giornale capace di parlare all’Italia intera partendo dall’isola.


Voglio essere chiaro: non siamo stati semplici “passacarte” di agenzia, come qualche “fogna” mediatica ha osato insinuare. È un falso storico. Abbiamo prodotto inchieste finite in Parlamento, intervistato i vertici delle istituzioni e dato voce ai campioni che hanno fatto la storia dello sport. Abbiamo raccontato scienza, archeologia, ambiente e tecnologia. Siamo stati quelli delle cinque del mattino, per dare notizie fresche insieme al caffè. E quelli delle quattro di notte, quando l’urgenza lo richiedeva. Sette giorni su sette.

Nonostante il dolore, ringrazio i colleghi, i tecnici e l’azienda. Mi unisco alle parole dell’ultimo direttore, Stefano Loffredo, nel ringraziare Renato Soru: sua fu l’intuizione di scommettere sul web quando nessuno ci credeva, rendendo la Sardegna una piccola potenza digitale mondiale. C’è sempre un’alba e un tramonto. Ma in questo buio, so che molti ricorderanno il valore di una squadra di professionisti veri: Walter, Andrea, Antonella, Cinzia, Claudia, Maria Elena, Michael, Cristiano, Anna Maria, Camilla, Roberto, Ignazio e il sottoscritto.

Voglio abbracciarli tutti. Per quello che siamo stati: guerrieri del web.

(Nella foto di Tiscali News, la redazione)

 

Tiscali, la startup sarda che anticipò il futuro

Quando alla fine degli anni Novanta il mondo correva verso il nuovo millennio con l’euforia della “new economy”, in Sardegna — lontano dai grattacieli di Milano e dalle capitali europee del tech — stava nascendo una delle avventure imprenditoriali più sorprendenti d’Italia. Si chiamava Tiscali, come l’altopiano nuragico vicino a Cabras, e nel giro di pochi mesi sarebbe diventata un simbolo nazionale della rivoluzione digitale.

La scintilla: 1998, l’idea che rompe le regole

L’azienda nasce ufficialmente nel 1998 per iniziativa di Renato Soru, imprenditore con un’idea semplice e radicale: portare Internet a tutti, abbattendo i costi di accesso. In un’Italia dove collegarsi significava pagare a minuti, Tiscali lancia nel 1999 la mossa che cambia tutto: l’accesso gratuito a Internet. Un terremoto. Gli altri operatori, colti di sorpresa, inseguono. Gli utenti si riversano in massa sul nuovo servizio. In poche settimane Tiscali diventa un nome familiare, quasi un sinonimo di “connessione”.

La crescita fulminea e la quotazione record

Nel marzo del 2000 arriva la quotazione in Borsa. È il momento d’oro della bolla dot-com, e Tiscali cavalca l’onda: la capitalizzazione schizza, gli investitori si accalcano, la Sardegna diventa improvvisamente un punto sulla mappa dell’innovazione europea. Per un periodo, Tiscali è tra i principali operatori Internet del continente, con acquisizioni in Francia, Germania, Olanda, Regno Unito.

Curiosità e retroscena

  • Il nome “Tiscali” non è un vezzo localista: Soru lo sceglie perché evoca un luogo antico, misterioso, quasi “fuori dal tempo”. L’idea era dare a un’azienda tecnologica un’identità profondamente sarda, ma non folkloristica.
  • La sede di Sa Illetta, a Cagliari, diventa un piccolo campus avveniristico: open space, giovani da tutta Europa, un’atmosfera da Silicon Valley mediterranea. Per molti ragazzi sardi fu il primo vero contatto con un ambiente tech internazionale.
  • Il lancio dell’Internet gratuito fu preparato in segreto. Il team lavorò per settimane senza che trapelasse nulla. Quando l’annuncio arrivò, gli altri operatori telefonici rimasero letteralmente spiazzati.
  • Durante i primi mesi del boom, i tecnici raccontano che i server venivano potenziati quasi ogni notte per reggere l’ondata di nuovi utenti. Una corsa continua, spesso al limite dell’improvvisazione creativa.
  • Tiscali fu anche un laboratorio culturale: ospitò progetti editoriali, piattaforme sperimentali, persino iniziative artistiche digitali quando ancora nessuno parlava di “contenuti online”.

Dopo la bolla: resistere, reinventarsi

Quando la bolla Internet esplode, molte dot-com spariscono. Tiscali no. Ridimensiona, vende asset all’estero, si concentra sul mercato italiano. Negli anni successivi diventa un operatore di telecomunicazioni stabile, meno scintillante ma più solido, puntando su banda larga, fibra e servizi digitali.

L’eredità

Al di là dei bilanci, Tiscali ha lasciato un segno profondo:

  • ha democratizzato l’accesso a Internet in Italia;
  • ha dimostrato che un’azienda nata in Sardegna poteva competere in Europa;
  • ha formato una generazione di tecnici, sviluppatori, comunicatori che oggi lavorano in tutto il settore digitale.

Una storia che mescola visione, audacia e un pizzico di follia creativa — quella che, a fine anni Novanta, trasformò un altopiano nuragico in un marchio europeo dell’innovazione.

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