Dalla trappola nel porto di Arbatax alla liberazione davanti a decine di persone: il viaggio di una Caretta caretta salvata grazie a un intervento corale tra cittadini, forze dell’ordine e centri specializzati
Quando la tartaruga è scivolata di nuovo in mare, dalla spiaggia di La Capannina a Tortolì, il silenzio si è fatto quasi religioso. Un attimo sospeso, poi un applauso spontaneo: bambini, turisti, residenti. Tutti lì, il 22 luglio, a osservare un ritorno che sembrava quasi un piccolo miracolo.
Eppure, dietro quel momento c’è una storia fatta di fatica, competenza e collaborazione. Perché questo esemplare di Caretta caretta, un maschio di 77 centimetri per 47,5 chili, non sarebbe mai arrivato fin lì senza una lunga catena di interventi.
Dal porto di Arbatax alla clinica: la corsa per salvarlo
Tutto era iniziato nelle acque del porto di Arbatax, vicino al molo di Ponente. La tartaruga era rimasta intrappolata in una matassa di cavi e nylon, una trappola che gli aveva provocato una profonda ferita alla pinna anteriore destra. Sul carapace, inoltre, si era sviluppata un’infestazione di parassiti. Una situazione critica, che avrebbe potuto avere un epilogo ben diverso.
A intervenire per primi sono stati gli uomini della Base Navale di Arbatax del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, insieme alla Guardia Costiera e agli ormeggiatori del porto. Un lavoro rapido, coordinato, che ha permesso di liberare l’animale e trasferirlo subito alla Clinica Veterinaria Due Mari di Oristano per le cure d’urgenza.
La riabilitazione e la lenta riconquista dell’autonomia
Dopo i primi interventi, la tartaruga è stata affidata al Centro di Recupero del Sinis (CReS). Qui ha seguito un percorso di riabilitazione durato mesi: monitoraggi, terapie, valutazioni continue. Solo quando ha recuperato pienamente la motilità, l’assetto in acqua e l’autonomia nell’alimentazione, i veterinari hanno dato il via libera alla liberazione.
Ed è così che, qualche giorno fa, l’animale ha potuto tornare nel suo ambiente naturale. Un passo dopo l’altro, lento ma deciso, verso l’acqua che lo aspettava.
Una rete che funziona: il valore della collaborazione
La storia di questa Caretta caretta non è solo un racconto emozionante: è la prova concreta di quanto sia importante la Rete regionale per la conservazione della fauna marina. Una struttura che mette insieme istituzioni, centri specializzati e comunità locali, garantendo interventi tempestivi lungo tutto il litorale sardo.
Segnalazioni, recuperi, cure, riabilitazioni: ogni fase è fondamentale. E quando tutto funziona, il risultato è quello che abbiamo visto a Tortolì. Una tartaruga che torna a nuotare libera, e una comunità che riscopre il valore della tutela del mare.