RICORDANDO IL GRANDE FABER

Share Button

FABRIZIO DE ANDRÉ, “L’AMICO FRAGILE” CHE SE N’È ANDATO TROPPO PRESTO

Quando la Morte mi chiamerà… forse qualcuno protesterà…

Iniziava così una delle canzoni più conosciute di Fabrizio De André, “Il testamento“, uscita come singolo nel 1963. Ed effettivamente le proteste ci sono state, alla dipartita di uno dei più grandi artisti, cantautori e poeti del secolo.

L’11 Gennaio 1999 ci lasciava Fabrizio De André, conosciuto anche come “Il Faber”, soprannome che gli fu dato dal suo amico Paolo Villaggio per la sua predilizione per i pastelli Faber-Castell, e per una particolare assonanza con il suo nome. In quasi quarant’anni di attività artistica, De André è stato uno dei maggiori artisti che ha valorizzato la lingua ligure, e in parte, anche quella sarda.

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso. I sardi a mio parere deciderebbero meglio se fossero indipendenti all’interno di una comunità europea e mediterranea.

Fabrizio De André

La popolarità e il suo alto livello artistico hanno spinto alcune istituzioni, dopo la sua morte, a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole. Vivo ancora nella memoria collettiva, viene ricordato per il suo coraggio morale e la coerenza artistica con cui scelse di sottolineare i tratti nobili e universali degli emarginati, mettendo in mostra la dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori. Tanto da guardarsi il posto nella memoria delle persone anche come “il cantautore degli emarginati” o “il poeta degli sconfitti”. Nella sua antologia dove l’essenza delle persone conta più di quello che fanno, e di quello che hanno fatto nel loro passato, Fabrizio De André ha raggiunto risultati poetici che ancora oggi gli vengono riconosciuti e vengono studiati anche nelle scuole, al pari delle poesie di D’Annunzio o Ungaretti.

La discografia di De André è molto ampia, anche se non vasta come quella di autori del suo tempo: questo però non gli ha impedito di risultare comunque memorabile e di essere cantato e ricordato ancora adesso.

« De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano. »

Nicola Piovani

Diciannove anni fa Fabrizio De André ha attraversato “L’ultimo vecchio ponte”. Ormai, siamo orfani maggiorenni della sua presenza schiva eppure prepotente, “ostinata e contraria”, irriverente eppure a suo modo spirituale.

 

 

Pin It

Lascia un commento