Sette detenuti di Uta si sono messi alla prova con “Carpe Diem”
Lo spettacolo ha accompagnato i protagonisti in un viaggio surreale per rivivere il loro passato
Ć andato in scena venerdƬ scorso, allaĀ Casa Circondariale E. Scalas di Uta,Ā “Carpe Diem“, lo spettacolo che ha vistoĀ protagonisti sul palco sette detenuti di Alta Sicurezza guidati daĀ Alessandro MasciaĀ eĀ Pierpaolo Piludu, registi e attori della compagnia cagliaritanaĀ Cada Die TeatroĀ con l’importante collaborazione dei docenti del CPIA 1 KARALIS.
Lo spettacolo conclude la quarta edizione del progetto nazionaleĀ “Per Aspera ad Astra – Come riconfigurare il carcere con la cultura e la bellezza“, promosso daĀ ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio), sostenuto daĀ 11 Fondazioni bancarie, tra cui laĀ Fondazione di Sardegna.
Sette uomini vengono prelevati e addormentati. Solo molto tempo dopo, al loro risveglio, si rendono conto di non trovarsi piĆ¹ sulla Terra, ma nello spazio: lontano, apparentemente su un’astronave, guidata da un programma dal nome profetico Retourn.
Alcuni di loro sono cambiati: i capelli sono diventati bianchi, il corpo ĆØ dolorante, come in chi sta fermo per molto tempo e la vita ĆØ stata sospesa.
Sono passati molti anni. Un viaggio su un veicolo la cui vera forza risiede nei loro sogni svaniti, nelle speranze passate e nel tempo rubato. Forse sono solo vittime di uno strano esperimento, che viene chiamato A.S. (assenza di stato).
Una metafora, quella messa in scena dai sette detenuti attori,Ā CosimoĀ (Stellato),Ā FabioĀ (Robertino),Ā FrancescoĀ (Dandy),Ā FrancescoĀ (Mondo Romeo),Ā MassimoĀ (dottor Fritz),Ā SalvatoreĀ (Iceberg),Ā StefanoĀ (Tiger), dove lo spazio ĆØ il luogo di reclusione eĀ RetournĀ controlla costantemente che vengano rispettate le regole imposte dalla detenzione.
Da questo ipotetico spazio i protagonisti, al servizio di una societĆ internazionale che sperimenta tecniche di ritorno al passato, rievocano i ricordi dell’infanzia con la possibilitĆ di parlare con persone care che ascolteranno tutto, ma che non potranno rispondere.
Non sono naturalmente liberi di dire tutto ciĆ² che vogliono eĀ Retourn, voce fuori campo interpretata daĀ Veronica Floris,Ā ĆØ pronta a interrompere qualsiasi comunicazione e sanzionare chi dovesse dire qualcosa di sconveniente.
In otto mesi di prove, di settimana in settimana i protagonisti hanno superato le difficoltĆ iniziali. Da una parte il desiderio di dedicarsi a un’attivitĆ capace di portarli fuori dalle sbarre, almeno con la mente; dall’altra le insicurezze di chi non avendo mai provato un’esperienza teatrale doveva superare vergogne, timidezze, imbarazzi e pudori.
A vedere lo spettacolo hanno partecipato una trentina di detenuti, gli agenti di sicurezza, i responsabili dell’area educativa e i docenti del CPIA 1 Karalis. In prima fila ancheĀ Maria Grazia Caligaris diĀ Ā “Socialismo Diritti Riforme“:
Ā«Un’esperienza di forte impatto emotivo che lega indissolubilmente chi vivendo la detenzione Ā coglie in sĆ© e negli altri i tratti universali dell’umanitĆ . Detenuti protagonisti sulla scena ma agenti della Polizia Penitenziaria, funzionari giuridico pedagogici, insegnanti e registi teatrali insieme per scoprire il vero significato di vivere l’esperienza della privazione della libertĆ non fine a se stessa. Chi guarda si riscopre partecipe di emozioni e sentimenti, comprende davvero quanto ĆØ stato baciato dalla buona fortunaĀ».