“La tua vita inizia dove finisce la tua zona di comfort”
(Neal Donald Walsch)
Il termine “zona di comfort” deriva dal senso di benessere (comfort appunto) che proviamo al suo interno.
Rappresenta i confini entro cui ci troviamo sufficientemente bene in particolari ambiti della vita, situazioni nelle quali ci sentiamo al sicuro perché ne abbiamo dimestichezza, che padroneggiamo bene e che sono piene di abitudini.
In questa zona non siamo esposti a rischi, siamo protetti da situazioni che possono causarci dolore o disagio ma soprattutto siamo sicuri di avere il pieno controllo di tutto perché in questo spazio accade esattamente solo ciò che ci aspettiamo accada.
Nella nostra zona comfort ci sentiamo a casa, siamo consapevoli delle nostre capacità e dei nostri punti di forza; al suo interno routine e gesti automatici regnano e lo stress è ridotto al minimo.
In sintesi, la nostra zona di comfort è l’insieme delle cose che riusciamo a fare senza sentirci a disagio.
“Ti senti a disagio quando fai sempre la stessa strada per andare a lavoro?”
No. Bene, quella è parte della tua zona di comfort.
“Ti senti a disagio quando sei a casa sul divano e guardi la TV?”
No. Sei all’interno della tua zona di comfort.
“Ti senti a disagio quando parli con uno sconosciuto?”
Sì. Allora non è nella tua zona di comfort.
“Ti senti a disagio in un ambiente che non conosci?”
Sì. Sei al di fuori della tua zona di comfort.
Chiariamo subito: avere una zona comfort è utile, anzi, fondamentale per l’uomo, perché soddisfa il suo bisogno di sicurezza. È uno spazio che permette di avere una base sicura in cui sentiamo confermati i nostri valori importanti e la nostra stabilità.
Insomma, la zona comfort in sé non è un problema: il problema possono essere le sue dimensioni. Quando prende troppo spazio nella nostra vita, non ci fa crescere, assopisce le nostre capacità e col tempo porta alla noia e all’apatia. In sostanza smettiamo di vivere e ci limitiamo ad esistere.
Oltre che di certezza e sicurezza l’uomo ha bisogno di crescita per soddisfare le proprie inclinazioni, sviluppare il proprio potenziale e per vivere una vita appagante e soddisfacente.
La crescita (personale e professionale) richiede però coraggio e forza di volontà. Diciamo che uscire dalla propria zona di comfort è un po’ come indossare un paio di scarpe nuove, spesso risultano scomode, fastidiose e possono farci venire le vesciche. Ma basta sopportare per un po’ il fastidio e camminarci perché quelle scarpe in breve tempo risultino confortevoli. Accettare il disagio e la scomodità per un breve periodo ci ricompenserà in termini di vitalità, gratificazione e appagamento e nutrimento per la mente e per l’anima.
Per espandere la nostra zona di comfort non è necessario fare dei cambiamenti esagerati, i piccoli passi sono quelli che spesso risultano vincenti. Allora, per una sera potremmo rinunciare al divano e alla TV e impegnarci in un’altra attività.
Se siamo timidi potremmo rivolgerci ad una persona sconosciuta in fila al supermercato, sulla panchina di un parco o sulla fermata dell’autobus.
Se abitualmente prendiamo la macchina potremmo qualche volta scegliere i mezzi pubblici, andare in bicicletta, o semplicemente camminare. Se non abbiamo mai letto un libro, ce la facciamo a leggerne uno, magari brevissimo?
In sostanza si tratta di apportare piccoli cambiamenti, di rompere alcune routine quotidiane e di fare ogni tanto qualcosa di nuovo o diverso.
Mettiamo in conto che le prime volte molto probabilmente non ci piacerà, ma il guadagno che ne deriverà a lungo termine sarà inestimabile in tutti i settori della nostra vita.
Alessandra Puggioni
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