Il Carnevale di Tempio è un rito che attraversa i secoli trasformandosi senza mai perdere la sua anima. Dalle maschere antiche ai giganti di cartapesta, dal falò purificatore ai cortei moderni, la festa continua a raccontare il rapporto profondo tra la comunità gallurese e il suo Re Giorgio, simbolo di potere da bruciare e di libertà da riconquistare. Una tradizione che resiste, si rinnova e ogni anno richiama migliaia di persone nel cuore della città
La storia si ripete uguale da secoli, anche se, con il passare degli anni si, è adattata ai tempi. Re Giorgio, (un tempo Ghiogljiu Puntogljiu) era un povero e minuto spaventapasseri, vestito di stracci. Oggi il Re ha dimensioni gigantesche, spesso è dotato di movimento, sorride compiaciuto, indossa abiti regali e si sposa con Mannena, generosa popolana. In passato si osservava un falò purificatore, oggi il rogo impietoso richiama migliaia di persone e si svolge nel grande piazzale del Largo XXV Aprile, nel cuore della città gallurese, in modo che tutti, anche da lontano, possano assistere alla condanna. Un tempo si assisteva ad un rito ricco di significato: Giorgio era il simbolo del potere capace di esaurire le risorse della popolazione, la sua morte liberava da frustrazioni e dolori. Oggi è un appuntamento immancabile, che, oltre alla valenza allegorica, ha acquisito anche un notevole potere economico.
Le Maschere di ieri
In passato il popolo aspettava il carnevale per vivere il tempo dell’abbondanza e dei piaceri della carne. Le donne si nascondevano nell’abbraccio delle lenzuola più belle del corredo, rigorosamente bianche e con il pizzo, bloccate sulla testa da uno spillone, offrivano dolci fatti in casa e buon vino; gli uomini indossavano un pesante cappotto d’orbace ( lu Gabbanu), coprivano la testa con un cappuccio e festeggiavano per le vie del centro.
In passato
Dagli scritti di poeti e autori di un tempo arrivano i ricordi più lontani legati al carnevale. Una festa che da sempre rappresenta per la comunità un momento importante. Era una manifestazione capace di coinvolgere il popolo con balli, canti e vere e proprie abbuffate di cibo. Partiva dal giorno antecedente l’Epifania ( “la di, di li tre Re”,ovvero il giorno dei tre Re Magi)per concludersi alla pentolaccia(Carrascialoni). Un periodo lungo, durante il quale al riposo della terra corrisponde la possibilità dei lavoratori di rilassarsi e godere.
Anche il Carnevale di Tempio custodiva personaggi capaci di incutere timore, alla stregua dei Mamuthones . Fra questi Lu Traicogjiu e la Reula, anima del passato capace di agitarsi.
Mai durante il Carnevale, si sono registrati a Tempio atti violenti, per tutti da sempre la festa pagana per eccellenza era, e continua ad essere, quanto di più sacro per la comunità. Alla fine degli anni ‘50, un noto imprenditore del sughero, decise di portare in città alcuni pupazzi in cartapesta utilizzati al Carnevale di Viareggio. Il 1975 è l’anno della svolta: il Carnevale del passato, ancora approssimativo nella forma, ma deciso e determinato nel contenuto , lascia il posto al Carnevale moderno, la cui evoluzione costante ha permesso la nascita di una vera e propria kermesse.
Il Carnevale Moderno
In epoca moderna molto è cambiato: tre cortei mascherati e l’attesa sfilata dei più piccoli, che attraversano la città mobilitando centinaia di figuranti, carri allegorici in concorso, gruppi ospiti e un numero incalcolabile di maschere estemporanee, da sempre vera anima della festa. I carri allegorici costruiti dai maestri cartapestai, hanno dimensioni importanti e sono poggiati su particolari pianali trainati da mezzi a motore. Dopo diversi anni di sudditanza artistica dai maestri cartapestai di Viareggio che hanno collaborato con gli organizzatori della kermesse, oggi i maestri tempiesi, ormai bravissimi, hanno messo a punto una tecnica costruttiva che parte dal progetto del carro, fino al tocco finale, destinato a dare espressione e profondità a volti, sguardi e costruzioni.
Esistono decine di libri, firmati da autori sardi, studiosi non solo delle tradizioni locali, ma anche dell’evoluzione culturale del territorio, che attestano l’origine antica della festa e la collaudata simbiosi fra la festa e i tempiesi.
Normalmente la festa in Gallura si sviluppa su sei giornate, impegnative per gli organizzatori, per i figuranti e per tutti coloro che a diverso titolo lavorano per la riuscita dell’evento. Non solo sfilate, non solo danze, non solo allegria e allegorie anche momenti gastronomici destinati alla valorizzazione di prodotti tipici del Carnevale in Gallura. Dalle frittelle, tipiche e originali al Moscato di Tempio, conosciuto ormai in ogni dove, fino alle pietanze di antica origine, tornate prepotentemente regine incontrastate dei menu di ristoranti e trattorie.
Il Carnevale dell’era moderna, prevede colore, fantasia, allegria e il piacere di allegorie, spesso pungenti, ironiche e facilmente riconoscibili. Ora la festa ha oltrepassato i confini della cittadina, coinvolgendo migliaia di persone, capaci di arrivare in Gallura da ogni luogo. Turisti anche di diverse nazionalità, ogni anno nonostante il freddo pungente dell’inverno Tempiese, si fanno coinvolgere dalla travolgente follia del carnevale. Una festa che ha origini lontane, e che ha come protagonista Re Giorgio, sovrano dall’aspetto rubicondo e dal regno traballante, simbolo del potere, che durante il carnevale, incontra una giovane e fortunata popolana, Mannena.
Dopo avere chiesto la mano della giovane popolana e celebrato un sontuoso matrimonio, consumato una notte di intensa passione, il suo destino è segnato. Una corte rigorosa formata da giudici,imparziali e consci del proprio ruolo, analizza il suo comportamento, lo processa dinanzi al popolo, Re Giorgio sarà vittima dei suoi comportamenti, sarà accusato di ogni nefandezza possibile. Il povero Re Giorgio, assiste al processo, ammutolito dalle accuse, consapevole della condanna esemplare che lo attende: il rogo. Nessuna paura, il regno è comunque salvo. La notte di passione con Mannena ha garantito un erede al trono. Il popolo festeggia la libertà ritrovata e si abbandona al godimento più sfrenato fino all’alba del mercoledì delle ceneri.
Il Museo del Carnevale
Il Museo del Carnevale , sarà un vero polo creativo del Carnevale nell’ex Palazzo Cannas, a poche decine di metri dagli hangar in cui vengono allestiti i carri. Sarà possibile visitare i nuovi locali il prossimo 7 febbraio.
I carrascialai
Protagonisti indiscussi della festa più attesa dell’anno, sono i cartapestai, ovvero coloro che fisicamente costruiscono i carri. I carri allegorici sono sempre più spesso strutture gigantesche e animate , frutto di un vero e proprio studio non solo grafico e artistico, ma anche tecnico e strutturale. A guidare il lavoro delle diverse squadre sono i capigruppo, o capi carro. Loro è il compito di attribuire ruoli e incombenze. Quintali di carta giungono ogni anno all’interno degli hangar predisposti a suo tempo dall’amministrazione comunale di Tempio Pausania, per ospitare, al caldo, questi gruppi di lavoro. Gli Hangar hanno un’altezza idonea per l’ingresso , ma soprattutto per l’uscita dei carri in gara. Prima di arrivare alla costruzione finale, il maestro cartapestaio, definisce il disegno, crea i modellini in creta per poi arrivare alla struttura finale. Insieme si studia l’allegoria , che deve essere sottoposta alla commissione appositamente predisposta. La commissione ha il compito di scegliere fra i bozzetti quelli che parteciperanno al concorso e ai quali sarà dato l’hangar per la costruzione. Di pari passo si studiano i costumi, spesso si realizzano, si scelgono le musiche più adatte e si creano le coreografie , anche queste oggetto di votazione nel corso delle tre sfilate del carnevale. Nascono così amicizie incrollabili, unite non solo dalla stessa passione , ma anche dello stesso gusto per lo sberleffo, con uguale capacità ironica .
Le maschere estemporanee
Sono tutte le maschere che ruotano intorno al carnevale senza un ruolo preciso. Si inseriscono spesso nel corteo mascherato, ma altrettanto spesso giravo liberamente per le vie della città, entrano nei locali, simulano scenette strepitose e scatenano ilarità.
Il Domino, maschera di ieri da rivalutare oggi
Ieri, più che mai, la maschera più famosa del Carnevale Tempiese era il Domino, un lungo pastrano nero indossato da donne tentatrici che, nascondendo la loro identità, per tutta la sei giorni, cercavano di conquistare gli uomini. Una maschera tradizionale, rispettata: nessuno poteva vedere, prima dell’ultimo giorno del carnevale, il volto celato dalla maschera. Solo alle prime luci del mercoledì delle ceneri, si svelava l’arcano, spesso con grande scontento del maschio di turno, che scopriva di avere ceduto alle lusinghe della propria moglie, della sorella, della madre o nei casi più esilaranti di un simpatico omaccione.