Il pensiero è il nostro vaccino

Il pensiero è il nostro vaccino

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Antonello Unida Jodo

Dr. Antonio Unida
Garante territoriale dei Diritti delle Persone private della Libertà personale

 

Il pensiero  deve essere necessariamente il nostro vaccino, e dev’essere così per tutti, anche per le persone detenute che grazie al pensiero possono “evadere”  mentalmente.
Ecco perchè ho intenzione, questo autunno, di organizzare dentro la Struttura una serie di incontri incentrati sulla meditazione, sono in diversi che me lo chiedono.

Noi esseri umani siamo dettagli nello sfarzoso è infinito arazzo dell’Universo, un granello nel “gioco” della Natura e i nostri sforzi per controllare la Natura, appaiono spesso e volentieri patetici ed egoistici.
L’Uomo è soltanto una canna, una canna pensante, la più fragile della Natura, così scriveva nel seicento il filosofo francese Blaise Pascal.
Ciò che oggi sta accadendo nel mondo, ha molto a che fare con le considerazioni del Grande Pensatore. L’emergenza sanitaria determinata dall’aggressività del Covid-19 sembra aver “resuscitato” le paure che inducevano gli uomini del Medioevo a pregare Dio affinché li liberasse dalla peste, dalla fame e dalla guerra, tre mali strettamente collegati fra loro.
Nonostante gli straordinari progressi della tecnologia e della scienza medica, ci sentiamo ancora impotenti di fronte a quello che percepiamo come un nemico sconosciuto; e che invece nell’economia dell’Universo, è soltanto una microscopica forma di vita che tende, come tutti gli organismi e indipendentemente dalle dimensioni, a sopravvivere e riprodursi.
Dobbiamo quindi superare le nostre paure ancestrali, e non farci sgomentare da questo improvviso e imprevisto cambio di rotta nell’apparente tranquillità del vivere quotidiano. È bene quindi ogni tanto guardarsi indietro per poter andare avanti, andando alla scoperta di come la filosofia fornisca il suo prezioso contributo alla lotta contro tutte le pestilenze, e le inquietudini che le accompagnano.

La prima e più grande paura dell’uomo è quella della morte. Anche l’animale possiede l’istinto di conservazione, l’essere Umano in più ha la capacità di immaginare e progettare il suo futuro, il suo divenire, andando di pari passo alla ricerca della felicità, ovvero la possibilità di raggiungere e mantenere uno stato ideale di equilibrio spirituale, fisico e materiale. È palese che l’ostacolo principale al raggiungimento di questo obiettivo sia dato dall’assenza di salute fisica e dalla sofferenza che ne consegue, non a caso, la filosofia più antica attribuì una grande importanza allo studio della natura e dei fenomeni fisici in relazione all’Uomo, la parola “fisica” deriva appunto dal termine greco physis, che significa natura.

Ecco, questo, desidero proporre alle Persone detenute dentro la Struttura di Bancali, cercare di andare oltre l’odio che sovrasta le ore, i giorni i mesi, nella inattività più assoluta. Le disgrazie avvicinano gli uomini e li rendono più inclini a meditare sulle cose importanti della Vita, che è poi la Vita stessa, la cui preziosa unicità ci sfugge per la maggior parte del tempo vissuto.
Desidero portare un nuovo paradigma, un rinnovamento, desidero portare dei concetti, i più semplici possibili: anche chiusi dentro delle celle, cambiare si può!

 

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