Nord Sardegna, la cultura prova a fare sistema: nasce un coordinamento per trasformare un potenziale in economia reale
Nel cuore di Olbia, dentro la sede di Confcommercio, è stata inaugurata una struttura che ambisce a diventare molto più di un organismo di rappresentanza. Con la nascita di Impresa Cultura Nord Sardegna, il territorio compie un passo che mancava: dotarsi di un luogo stabile in cui il comparto creativo possa riconoscersi, confrontarsi e progettare. Un tassello che arriva in un momento in cui la domanda culturale cresce, ma le disuguaglianze territoriali restano profonde.
Un laboratorio territoriale guidato da Leonardo Marras
A guidare il nuovo coordinamento sarà Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta, figura che negli ultimi anni ha contribuito a portare la cultura sarda fuori dai confini regionali. Attorno a lui una squadra ampia, espressione di competenze diverse: Aldo Addis e Alessandro Carta come vice coordinatori, insieme ai componenti Antonietta Cossu, Sabrina Lisbona, Annalisa Luzzu, Luigi Folino, Claudio Desiati, Gianni Russo, Gabriele Addis e Piero Muresu.
L’idea è quella di costruire una “Casa della Cultura”: non un contenitore simbolico, ma un luogo operativo in cui imprese, associazioni e fondazioni possano trovare strumenti, interlocutori e una visione comune. Un punto di raccordo che mancava in un territorio ricco di iniziative ma spesso frammentato.
«La cultura non è solo memoria, ma un motore di crescita», ha ricordato Marras, sottolineando come il coordinamento voglia superare la logica dei progetti isolati per favorire un ecosistema capace di generare occupazione, innovazione e nuove imprese creative. Un messaggio raccolto anche dai vicepresidenti di Confcommercio Nord Sardegna, Edoardo Oggiano e Salvatore Brichetto, presenti all’ufficializzazione.
Il contesto: consumi culturali in crescita, ma il divario territoriale resta un ostacolo
La nascita del coordinamento arriva mentre l’Osservatorio sui consumi culturali di Confcommercio fotografa un’Italia che torna a investire in cultura, ma con un Paese ancora diviso in due.
La spesa culturale cresce, ma non ovunque allo stesso ritmo
- Media nazionale: la spesa mensile per beni e servizi culturali è quasi raddoppiata in cinque anni, da 50,9 a 99,8 euro.
- Nord e Centro: superano i 113 euro mensili.
- Sud e Isole: si fermano a 74,3 euro.
Il dato non sorprende: dove l’offerta è più ricca, il pubblico risponde; dove l’offerta è più fragile, la domanda resta compressa.
Percezione dell’offerta: nel Sud e nelle Isole prevale l’insoddisfazione
Quasi un cittadino su due nel Meridione e nelle Isole giudica povera l’offerta culturale locale. Solo il 31% la considera innovativa. Eppure, proprio in queste aree, la consapevolezza del potenziale economico della cultura è altissima: il 77% degli intervistati crede che la cultura possa generare sviluppo, più della media nazionale.
Un paradosso che racconta un bisogno: non mancano pubblico e sensibilità, mancano infrastrutture, continuità, reti.
Perché il Nord Sardegna prova a cambiare passo
È in questo scenario che Impresa Cultura Nord Sardegna tenta di inserirsi: come strumento per colmare un divario strutturale, trasformando un patrimonio identitario ricchissimo in un settore economico vero e riconoscibile.
Il coordinamento punta a:
- rafforzare la cooperazione tra operatori pubblici e privati;
- dare stabilità a un comparto spesso legato a progettualità intermittenti;
- favorire l’accesso dei giovani alle professioni culturali;
- rendere l’offerta più moderna e competitiva, anche sul piano digitale;
- posizionare il Nord Sardegna dentro una rete nazionale che include realtà consolidate come Milano, Bari e Parma.
La sfida è ambiziosa: trasformare la cultura da risorsa evocata a infrastruttura di sviluppo. La nascita del coordinamento non risolve da sola le criticità, ma segna un cambio di metodo. E, forse, l’inizio di una stagione in cui il Nord Sardegna non si limiterà a custodire il proprio patrimonio, ma lo userà per costruire futuro.