Un caleidoscopio di suoni e parole il tredicesimo appuntamento dell’ottava edizione Jazzalguer col grande batterista, un maestro sul palco e con un repertorio che attraversa generazioni
Quando intorno alle ventuno e quarantacinque le luci sul palco si accendono; le note possenti avviano una vibrante intro che fonde l’atmosfera: da Quando a Toledo sino a Bella ‘mbriana e Je sto vicino a te; si realizza un mantra che è una essenza da vivere, più che descrivere.
Una esperienza ineludibile.
I Colori della Musica è il titolo del progetto musicale che conduce Tullio De Piscopo, accompagnato da una formazione di giovani eccellenti musicisti, al tredicesimo appuntamento dell’ottava edizione JazzAlguer.
Nella serata fresca del ventidue agosto, nel cuore musicale del centro storico catalano.
Con grande piacere ho l’opportunità di un breve saluto nel back stage del retro palco, pochi minuti prima dell’inizio del concerto. Non è una intervista. Poche battute rivelano la distanza di poche centinaia di metri dai rispettivi quartieri napoletani d’origine e il dialogo declina nel verace vernacolo familiare. Una emozionante condivisione di sentimenti comuni per chi ha lasciato la sua terra d’origine da tanti anni.
Gli rivolgo un’unica domanda che esula dall’ovvio o dalla semplice curiosità: Maestro come sono questi dieci anni senza Pino?
Mi guarda fisso negli occhi come se avesse recepito una nota stonata o una diffusa banalità:
«No nun è aaccussì! Pino ce stà! Sempre! Fra poco lo vedi arrivare. Lui c’è sempre, in ogni concerto! Te ne accorgerai. Se iss, nun ven, nun se sona. Se lui non viene non possiamo suonare. Ma lui c’è sempre!»
Tullio de Piscopo e Luigi Coppola inviato per City&City Magazine
Difficile dimenticare questa esternazione che la senti come una professione di fede.
Un mantra imprescindibile dall’anima che lo sostiene quotidianamente. Lo ripeterà dal palco e lo stesso spettacolo ne è la testimonianza più vera e bella.
Due ore abbondanti che rivivono uno straordinario viaggio. In una altrettanta incredibile carriera artistica. Costellata da tanti incontri con i più grandi compositori musicisti del Novecento.
«Abbiamo iniziato con le cinque note del mio fratello in blues Pino» – giù la prima ovazione di applausi – «Con la riproposizione di Toledo che era incluso in Bella ‘mbriana.Con il sassofono di Wayne Shorter, riprodotto questa sera dal nostro Stefano Gaion.»
L’incipit musicale supportato da Alessandro Simeoni al basso elettrico e Daniele Labelli alle tastiere apre una scaletta dei brani culto della sua produzione da solista.
Di spalla ad una serie di partecipazioni e collaborazioni musicali che abbracciano generi musicali di orizzonti senza confini.
Impressionante la contaminazione nella spettacolare interpretazione di alcuni brani storici per la sua popolarità –E’ allora è allora; Andamento lento – con la narrazione degli incontri decisivi o casuali nei primi anni settanta per raggiungere quei successi.
Una commuovente talentuosa assonanza fra Elvin Jons, mitico batterista di John Coltrane e il suo fratello maggiore Romeo De Piscopo. Grande batterista (come il papà Giuseppe, orchestrale del Real Teatro San Carlo di Napoli), scomparso prematuramente nell’agosto del 1957.
Un lascito decisivo per Tullio, determinato a continuare il percorso artistico di famiglia, divorando le tracce dei vinili di Charlie Parker e Charles Mingus ricevuti in dote.
«Insieme alle camice bianche di nylon del ponte di Casanova (il quartiere napoletano di famiglia ndr) che lavavi e non dovevi stirare!»
L’aneddoto che imprime il segno nell’entusiasmo della platea de Lo Quarter, stipato come non mai, descrive l’incontro casuale a Milano nel 1974 con il Maestro Astor Piazzolla.
L’occasione per riposizionarsi alla grande batteria che sovrasta il palco e realizzare una struggente versione di Libertango.
Davvero impossibile riepilogare in poche righe l’alternanza di incredibili esecuzioni ai tamburi: Primavera – Stop Bajon ; Qui gatta ci cova, con la ripresa di racconti ammalianti.
In una fabula che ricorda palesemente la cifra dei grandi autori partenopei: da Edoardo aTotò, il Principe della Risata. Non è la riproduzione di un copione ma la condivisione spontanea di gioie e dolori, sacrifici e passioni. Ripagate dal riconoscimento professionale di un grande talento. Così l’approdo al Festival di Sanremo voluto da Marco Ravera e la genesi della scrittura di Andamento lento. Ribattezzato “Santo Andamento Lento”– nel raccontoabbondante di neologismi in napoletano – per avergli permesso quella attesa stabilità economica per la sue famiglia.
C’è il tempo per menzionare i suoi adorati nipotini e le giornate trascorse nel ritiro di Formia dove insieme a Pino e agli amici più stretti, fautori di quella irripetibile Neapolitan Power, si compiva la storia di un cambiamento nei codici di una generazione musicale made in Naples.
Alle soglie degli ottanta anni, i colori della musica di Tullio De Piscopo, sono sgargianti eluminosi.
La sua forza performante sembra avere dell’incredibile.
Il suo congedo alla batteria, Drum Conversation, ci riporta alla ripartenza di ogni giorno.
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