sabato 18 Aprile 2026
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Sardegna, 128mila famiglie in povertà: l’isola al quinto posto in Italia

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In Sardegna sono 128mila le famiglie in povertà relativa: sempre più sardi si rivolgono alla Caritas per cibo, bollette e cure, mentre cala la presenza di stranieri tra gli assistiti


 

Un’isola sempre più in difficoltà

Secondo il XX Rapporto su povertà ed esclusione sociale della Caritas Sardegna, presentato a Sassari nel novembre 2025, 128mila famiglie sarde vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 17,3% del totale. Una percentuale ben superiore alla media nazionale, ferma al 10%.

Il dato è in crescita rispetto al 2023, quando le famiglie in difficoltà erano circa 118mila. La Sardegna si colloca così come quinta regione italiana per incidenza della povertà relativa.

 Cibo e bollette: le richieste più urgenti

I centri di ascolto Caritas, distribuiti in 42 comuni con 78 sportelli attivi, hanno registrato nel 2024 oltre 10.418 persone assistite, in leggero calo rispetto alle 10.919 del 2023. Le richieste principali riguardano:

  • Pacchi alimentari e buoni spesa, per far fronte al caro prezzi.
  • Contributi per bollette di luce e gas, aggravate dall’inflazione.
  • Supporto sanitario, con domande di aiuto per farmaci e visite mediche.

Il XX Report segnala che in Sardegna circa 145.000 persone convivono con la depressione, e il numero di pazienti in trattamento per disturbi depressivi è triplicato tra il 2022 e il 2023. Ma l’allarme non riguarda soltanto la patologia: a rendere ancora più pesante il quadro è l’isolamento sociale che spesso accompagna la malattia, trasformandosi in una sfida altrettanto grave per la comunità.

 

Chi chiede aiuto: più sardi, meno stranieri

Un dato significativo è il cambio nella composizione sociale degli assistiti. Se negli anni passati la maggioranza era rappresentata da cittadini stranieri, oggi prevalgono i residenti nati in Sardegna. La Caritas sottolinea che il calo degli stranieri in difficoltà è legato a una maggiore mobilità e alla ricerca di opportunità altrove, mentre la povertà dei sardi appare “cristallizzata”, radicata e difficile da superare.

 

Nel 2024 le richieste di sostegno hanno raggiunto quota 63.647, segnando un incremento rispetto all’anno precedente. La stragrande maggioranza — l’87% — riguarda beni materiali, in particolare pacchi alimentari e buoni spesa. Seguono le domande di aiuto per casa e bollette, pari al 4,9%. In totale, gli interventi effettuati sono stati 83.677, con una netta prevalenza della distribuzione di beni di prima necessità (90%), confermando come il bisogno primario resti quello di mettere cibo in tavola e affrontare le spese quotidiane.

Cause strutturali

Gli esperti Caritas individuano due fattori principali:

  • Inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie.
  • Lavoro povero, caratterizzato da stipendi bassi e contratti precari, incapaci di garantire stabilità.

Nonostante i dati occupazionali mostrino un aumento degli occupati, la qualità del lavoro resta insufficiente a contrastare la povertà.

Povertà e salute mentale

Il rapporto evidenzia anche un legame tra disagio economico e rischio di depressione. La precarietà materiale si traduce in fragilità psicologica, con un aumento delle richieste di supporto psicologico e sociale.

Sintesi dei dati principali

Indicatore Valore Sardegna Media nazionale
Famiglie in povertà relativa 128.000 (17,3%) 10%
Persone assistite dai centri Caritas (2024) 10.418
Variazione rispetto al 2023 +10.000 famiglie
Composizione assistiti Prevalenza sardi Stranieri in calo

Il boom di richieste alla Caritas in Sardegna racconta una realtà drammatica: la povertà non è più emergenza passeggera, ma condizione stabile per decine di migliaia di famiglie. Cibo, bollette e cure mediche diventano beni di lusso per chi, pur lavorando, non riesce a vivere dignitosamente. E mentre cala la presenza degli stranieri, sono i sardi stessi a mettersi in fila per un pacco alimentare o un contributo per la luce: un segnale che l’isola è in ginocchio e ha bisogno di risposte strutturali.

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