sabato 18 Aprile 2026
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Rebecca Pisanu, coordinatrice di Unicaralis: “Ecco cosa serve nelle università”

Rebecca Pisanu, coordinatrice di Unicaralis: “Ecco cosa serve nelle università”

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Tra studio della lingua politica e impegno civile, la protagonista di questa intervista racconta come una vicenda personale l’abbia spinta a trasformare il suo attivismo in azioni concrete. Fondatrice della Consulta giovanile di Vallermosa e oggi coordinatrice di Unicaralis, realtà universitaria legata all’UDU, porta avanti battaglie quotidiane per un’università più inclusiva, attenta al benessere psicologico e capace di rispondere alle urgenze di edilizia e abitazione. La sua voce è quella di una generazione che chiede ascolto e spazi, e che non rinuncia a costruire ponti di collaborazione tra Cagliari e Sassari.


 

Che tipo di formazione hai e come nasce il tuo amore per l’attivismo?

Sono prossima alla laurea in Filologia classica, approfondisco la storia della lingua italiana e in particolare il linguaggio del mondo politico. In famiglia ho sempre respirato l’interesse per la società e la politica e quando mi sono ritrovata ad affrontare una vicenda familiare molto delicata ho deciso che mi sarei impegnata per cercare di cambiare ciò che del mondo che vivevo quotidianamente non andava per il verso giusto. Ho fondato la Consulta giovanile a Vallermosa, il mio paese, e ho parallelamente mosso i primi passi nella rappresentanza universitaria.

 

Sei coordinatrice di Unicaralis da pochi mesi, come la descriveresti a chi non la conosce?

Unicaralis è una realtà aperta, coerente e con una precisa visione dell’università ovvero un’istituzione che mette al centro lo studente, che sia per tutti e che sia inserita nel contesto e nella società in cui viviamo. Siamo la base del sindacato UDU (Unione degli Studenti), ci occupiamo di tutto ciò che concerne la vita universitaria attraverso la rappresentanza, strumento con cui operiamo sul campo e agiamo concretamente, e attraverso le attività extra universitarie.

 

Quali credi che siano le priorità e le urgenze all’interno del mondo universitario?

Confrontandomi con gli studenti (sono una docente), quello che sento in maniera ricorrente è che nella scuola italiana manchi l’attenzione al benessere e alle passioni dei ragazzi, come se la scuola fosse interessata solo a impartire insegnamenti da studiare e il mondo esterno non esistesse. Quando entro a scuola, ogni volta, mi rendo sempre più conto di quanto i ragazzi abbiano esigenza di comunicare, di essere ascoltati e presi in considerazione e, in compenso, ciò che gli si offre sono scuole molto spesso fatiscenti e metodologie didattiche vecchie che non tengono conto delle specificità. Per quanto concerne l’università di Cagliari le priorità assolute, a mio parere, sono l’edilizia, l’emergenza abitativa ed il benessere psicologico. Le nostre università non hanno spazi idonei allo svolgimento delle attività accademiche: mancano aule, spazi in cui mangiare e confrontarsi. Per quanto concerne l’emergenza abitativa viviamo in una città in cui trovare case ad un prezzo onesto è sempre più un miraggio e, dunque, ci si riduce sempre alle periferie. Le case studenti non sono sufficienti e non ci sono, purtroppo, soluzioni a breve termine. Anche chi sceglie di fare il pendolare è obbligato a intraprendere lunghi viaggi in condizioni non idonee, spesso cambiando più mezzi di trasporto.

 

Avete legami con le associazioni studentesche dell’altro Ateneo sardo, Sassari?

Sì, assolutamente. Abbiamo la nostra base sorella, la UDU di Sassari. Anche la proposta di counseling psicologico l’abbiamo portata insieme ad implementazione ed è stata finanziata anche per l’Ateneo di Sassari. Ci confrontiamo spesso ed abbiamo un rapporto di collaborazione continua atta a risolvere i problemi degli studenti universitari dell’isola.

 

Come vi interfacciate con gli studenti?

Non abbiamo una sede fisica e, quindi, utilizziamo gli spazi comuni che l’Università offre: i rappresentanti di corso ci espongono quasi quotidianamente le problematiche dei corsi di studio, dalla gestione delle aule per le lezioni alla ricerca del materiale per la preparazione degli esami. I rappresentanti di facoltà fanno lo stesso. Per tutto ciò che non è strettamente risolvibile con il dialogo universitario ci rivolgiamo alle aziende o ai politici responsabili come l’assessore regionale all’istruzione o ai trasporti ed il Comune di Cagliari.

 

Tue prospettive future?

Certamente in primis diventare docente di ruolo a scuola. Poi spero di poter proseguire l’impegno nell’attivismo. Il resto si vedrà.

 

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