sabato 3 Ottobre 2026
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Rock e massima sicurezza: il concerto dei Milestones alla Casa Circondariale di Bancali

Rock e massima sicurezza: il concerto dei Milestones alla Casa Circondariale di Bancali

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Sabato 29 novembre si è tenuto presso il carcere di Bancali un concerto di beneficenza con il gruppo dei Milestones, tribute band sarda dei Rolling Stones, che ha visto come ospite sul palco anche il sindaco di Sassari. Abbiamo fatto due chiacchiere con Riccardo Frau, decano e fondatore della formazione isolana


 

Come nasce l’idea di questo concerto?

Avevamo già suonato altre volte, a scopo sociale, nel carcere di massima sicurezza e periodicamente riproponiamo questo progetto, anche perché è l’unico evento rock ammesso dalla struttura. Ci sono precedenti ben più famosi di queste iniziative, come i concerti di Muddy Waters o Johnny Cash, ma, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di portare ancora una volta un momento di leggerezza in un contesto ovviamente molto particolare.

Come ha risposto il pubblico?

Come sempre, il pubblico di questa struttura è attento e generoso. Molti conoscevano le canzoni degli Stones a memoria e le cantavano con il gruppo, in un momento di condivisione collettiva. Ma anche lo staff di direzione e le guardie carcerarie erano molto partecipi. E poi avevamo un ospite a sorpresa, che è riuscito a liberarsi dagli impegni istituzionali giusto in tempo per unirsi “in corsa” alla formazione.

A metà concerto è arrivato il sindaco Giuseppe Mascia suonando la chitarra con voi; è ‘entrato’ con disinvoltura nella scaletta. Era qualcosa di preparato?

Non abbiamo mai provato questi pezzi con il sindaco, peraltro esperto chitarrista, e, dopo averlo invitato attraverso i canali ufficiali, ci siamo letteralmente incontrati al volo sul palco a suonare i “classici” di questo repertorio. E’ stata pura improvvisazione, come nelle migliori tradizioni del blues. A parte il dato tecnico, è stato interessante vedere questo segnale di vicinanza dell’amministrazione alla popolazione carceraria, come già avviene, sebbene con celebrazioni più formali, con il Candeliere dei Detenuti. L’idea, fra l’altro, è nata proprio in quella circostanza, ma era rimasta a lungo nel cassetto.

C’è spazio per l’arte nelle sedi carcerarie?

Sicuramente ci sono persone più competenti di noi per dare una risposta, ma, per quello che abbiamo visto, gli ospiti della struttura, oltre ad apprezzare questi eventi, hanno piacere di farci sapere le loro iniziative artistiche, come ad esempio il disegno o la pittura, che coltivano con il supporto dello staff delle educatrici.

I due fondatori dei Milestones con il bluesman Francesco Piu (concerto di beneficenza al Teatro Verdi)

Dal punto di vista organizzativo questo tipo di concerti è impegnativo?

In effetti questi progetti devono essere preparati mesi prima. Occorre infatti superare una iniziale fase autorizzativa a livello burocratico e poi dare corso alla parte esecutiva e tecnica, compatibilmente con le peculiarità della situazione e le ovvie esigenze di sicurezza, che qui, per definizione, sono al massimo livello. Il giorno dello spettacolo poi è stato particolarmente intenso, perché ci siamo alzati all’alba per preparare la strumentazione e presentarci al check point del carcere di primo mattino, dove ovviamente si è tenuta una accurata ispezione. Dal lì è partito il conto alla rovescia per allestire il palco e fare le prove sonore entro le dieci, orario previsto per l’inizio dell’afflusso del pubblico interno. Il concerto doveva essere concluso entro mezzogiorno, per poi smontare immediatamente la struttura e procedere all’uscita entro l’ora successiva. Insomma, non era il Live Aid, ma abbiamo dovuto “trottare”!

Raccontaci del progetto Milestones.

L’idea ha origine in un momento preciso: il 6 luglio del 2013 a Londra. Con l’amico Luciano Uzzanu uscivamo da Hyde Park dopo aver visto un memorabile concerto dei Rolling Stones e ci siamo detti “Bisogna fare la band”. Da lì abbiamo iniziato al lavorarci e a creare una squadra, con cui poi abbiamo esordito il 21 maggio 2014 al Teatro Ferroviario di Sassari, dove abbiamo eseguito i brani del periodo aureo degli Stones, intervallati dai reading del giornalista Giacomo Serreli, grande esperto di musica. Il nome della nostra band deriva appunto dall’idea di ripercorrere le “pietre miliari” della formazione britannica.

I Milestones nella formazione attuale

Attualmente qual è l’organico del gruppo?

Della squadra originaria sono rimasto solo io, alla chitarra. Nel tempo ci sono stati degli avvicendamenti nei vari ruoli, che hanno consentito al progetto di superare gli 11 anni di attività. Attualmente alla batteria c’è un musicista di esperienza, Carlo Rettaroli. All’altra chitarra abbiamo Piergiuseppe Madau, alla voce e armonica Giovanni Peddoni, mentre al basso troviamo Mauro Forteschi. In questo evento ci ha dato anche una grande mano un altro amico musicista, Pierpaolo Piu, con ottime competenze di tecnico del suono, che ha curato l’aspetto fonico.

Con questa formazione avete partecipato anche ad altre iniziative sociali e culturali.

È vero. Nel curriculum del gruppo, oltre ai tre precedenti concerti alla Casa Circondariale di Bancali, ci sono diverse attività volte al sociale, come gli eventi per raccolta fondi a favore di una comunità di minori, ma anche per la Caritas. Crediamo che sia importante e doveroso mettere queste competenze a disposizione della comunità, quando si presenti l’occasione. In ambito culturale, vorrei ricordare la partecipazione alla rassegna teatrale “La forza delle parole”, al festival internazionale “Narcao Blues” e all’evento “La notte europea dei ricercatori“. Se posso aggiungere, una grande soddisfazione è stata peraltro quella di rappresentare l’Isola al raduno nazionale delle tribute band tenuto a Lucca nel 2017, come anteprima del concerto degli Stones, con un pubblico proveniente da mezza Europa.

Come stanno i Rolling Stones?

Intanto possiamo ancora ragionare sul presente, dato che gli Stones hanno appena terminato un nuovo album e progettano un tour per il 2026, nonostante i fondatori Mick Jagger e Keith Richards abbiano superato l’ottantina. Un domani molto lontano, chissà, magari questa diventerà musica “classica” e verrà ascoltata come oggi si ascolta Bach, con l’ascoltatore che si godrà un momento vintage, ricordando i tempi in cui la musica era vera, analogica e suonata dal vivo.

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