Il pellet torna a essere un miraggio. Con l’arrivo del freddo, in molte zone del Nord Sardegna si moltiplicano le segnalazioni di scaffali vuoti, consegne ritardate e prezzi che, nel giro di poche settimane, hanno subito impennate difficili da spiegare. Una situazione che ricorda da vicino la crisi energetica del 2022, ma che oggi appare ancora più paradossale: i costi di produzione non sono aumentati in modo significativo, la disponibilità nazionale è stabile e il mercato europeo non registra particolari tensioni. Eppure, il prezzo al dettaglio vola.
Aumenti fuori controllo: cosa sta succedendo
Negli ultimi due mesi, il costo di un sacco da 15 kg è passato in molti punti vendita da 6–7 euro a punte di 10–12 euro. In alcuni casi, si registrano addirittura listini da 13 euro, con incrementi che sfiorano il 70%. Un’anomalia che ha fatto scattare l’allarme tra associazioni dei consumatori e amministrazioni locali.
Le motivazioni ufficiali parlano di “aumento della domanda” e “difficoltà logistiche”, ma i dati non confermano un reale squilibrio tra produzione e consumo. Da qui il sospetto — sempre più diffuso — che si tratti di rincari speculativi.
Consumatori sul piede di guerra: parte la mobilitazione legale
In Sardegna, e in particolare nel Nord dell’isola, diversi gruppi di cittadini si stanno organizzando per avviare azioni legali collettive contro i presunti aumenti ingiustificati. Le associazioni che seguono il caso parlano di:
- possibile violazione delle norme sulla concorrenza,
- pratiche commerciali scorrette,
- mancata trasparenza nella formazione dei prezzi.
Gli avvocati che stanno raccogliendo la documentazione invitano gli utenti a conservare scontrini, preventivi e comunicazioni dei rivenditori, elementi fondamentali per dimostrare eventuali anomalie.
Nord Sardegna: il territorio più colpito
Tra Sassari, Anglona, Gallura e Logudoro, la situazione appare particolarmente critica. Molti rivenditori dichiarano di non riuscire a soddisfare le richieste, mentre altri impongono limiti all’acquisto — massimo due o tre sacchi a persona — per evitare accaparramenti.
Nel frattempo, famiglie e attività commerciali che dipendono dal pellet per il riscaldamento si trovano in difficoltà: i costi mensili rischiano di raddoppiare, con un impatto pesante soprattutto per chi vive in zone interne o in abitazioni non servite dal gas.
Le istituzioni chiedono chiarezza
Alcuni sindaci del territorio hanno già chiesto un intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, mentre la Regione valuta la possibilità di aprire un tavolo tecnico con produttori e distributori per fare luce sulla dinamica dei prezzi.
L’obiettivo è duplice:
- tutelare i cittadini,
- evitare che il mercato del pellet diventi terreno fertile per speculazioni.
Uno scenario che richiede trasparenza
Il pellet è una risorsa fondamentale per migliaia di famiglie sarde, soprattutto in un periodo in cui i costi energetici restano elevati. Per questo, la richiesta che arriva dal territorio è chiara: servono controlli, chiarezza e un monitoraggio costante dei prezzi.
Nel frattempo, la mobilitazione legale nel Nord Sardegna potrebbe diventare un caso nazionale, aprendo la strada a un confronto più ampio sulla tutela dei consumatori e sulla regolazione del mercato dei combustibili da riscaldamento.