Sant’Antioco si prepara ad accogliere un viaggio che, prima ancora di attraversare luoghi, attraversa la memoria e l’identità di un popolo. Domenica 4 ottobre l’isola sulcitana sarà infatti la nuova tappa di “Navigantes – La carovana dell’identità”, il progetto promosso dalla Fondazione Maria Carta che da quattro anni porta in cammino la cultura della Sardegna attraverso le sue comunità sorelle.
Dopo le edizioni di Barcellona nel 2023, Bonifacio nel 2024 e Carloforte nel 2025, questa volta il viaggio è restato all’interno dei confini regionali ma assume un significato altrettanto profondo. Sant’Antioco è diventato infatti il punto d’incontro di storie, tradizioni e linguaggi che arrivano da ogni angolo dell’isola, in un abbraccio collettivo che celebra le radici comuni della Sardegna.
Sono stati circa 450 partecipanti provenienti da oltre 50 comuni a dare vita alla manifestazione. Per le vie del centro hanno sfilato gruppi in abito tradizionale, musicisti, cantori e interpreti delle più antiche espressioni popolari sarde. Tra i protagonisti i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada, i suonatori di launeddas e organetto, i Tenores di Bitti, le voci femminili della tradizione e i Tamburini di Oristano. Naturalmente non sono mancate le associazioni e i gruppi locali, chiamati a rappresentare l’anima autentica della città ospitante.
La giornata ha preso il via con gli incontri istituzionali al Palazzo del Capitolo e proseguirà in piazza De Gasperi con un ricco programma musicale. Sul palco si sono alternati i Tenores di Bitti, il duo Fantafolk formato da Vanni Masala e Andrea Pisu, i Cantori Sa Tempesta di Sant’Antioco e Maria Giovanna Cherchi. Poi, alle 11.45, prenderà forma il momento più atteso: la grande sfilata che attraverserà il cuore della città tra colori, suoni e simboli della tradizione isolana.
Eppure Navigantes non è stata soltanto una festa folkloristica. Dietro la musica e gli abiti tradizionali c’è l’idea di costruire legami, rafforzare relazioni tra comunità e trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio che continua a vivere grazie alle persone che lo custodiscono ogni giorno. È questo il senso più autentico della manifestazione: trasformare la cultura in incontro e l’identità in condivisione.
A chiudere l’evento è stato il tradizionale ballu tundu, un cerchio che racchiude simbolicamente lo spirito dell’intera iniziativa. Un gesto semplice ma potente, capace di raccontare meglio di qualsiasi discorso cosa significhi appartenere a una stessa terra. Per un giorno, Sant’Antioco diventerà così il centro di una Sardegna che si ritrova, si riconosce e continua a camminare insieme.