sabato 18 Aprile 2026
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“Mi aiutate a tornare a casa?” La storia di Marco e il percorso di accoglienza della Caritas di Sassari

“Mi aiutate a tornare a casa?” La storia di Marco e il percorso di accoglienza della Caritas di Sassari

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Una vicenda che non mette solo in luce la vicenda personale di Marco, ma anche il ruolo cruciale della rete Caritas e delle realtà sociali nel colmare i vuoti lasciati dalle istituzioni. Una storia che interroga la comunità sul tema dell’inclusione e sulla necessità di percorsi integrati per chi vive fragilità complesse

Sassari – Una richiesta semplice, quasi disarmante: “Mi potete aiutare a tornare a casa?”. È il ritornello che Marco (nome di fantasia), un uomo fragile e profondamente legato alla madre Marta, ha ripetuto agli operatori della Caritas diocesana di Sassari. Dietro quelle parole si nasconde una vicenda dolorosa, segnata da solitudine, disagio psichico e un lungo rimpallo tra istituzioni.


Un legame ossessivo e la crisi familiare

Marco viveva con la madre in un paese vicino a Sassari. Dopo la morte del padre, la sua vita ha iniziato a sgretolarsi: isolamento, rifiuto delle proposte di lavoro, crescente dipendenza dalle attenzioni materne. Marta, ormai stremata, si è rivolta ai Servizi sociali e al Centro di Salute Mentale, senza ottenere soluzioni concrete. La tensione in casa è cresciuta fino a rendere inevitabile l’intervento dei carabinieri, che hanno disposto l’allontanamento del figlio. Per Marco è iniziata così una vita di strada, senza lavoro né tetto, aggravata dall’alcol e da ricoveri psichiatrici ripetuti.

 

L’incontro con la Caritas

Nel febbraio 2023, gli operatori della Caritas di Sassari lo hanno intercettato. Nonostante il divieto di avvicinamento alla madre, Marco ha accettato di essere ospitato all’Ostello della Caritas. Qui ha trovato un letto, un pasto caldo e un primo punto di riferimento. La sua condizione era segnata da una doppia diagnosi: disturbi psichiatrici e dipendenza da sostanze. Inizialmente rifiutava la terapia farmacologica, convinto che la guarigione dipendesse solo dal ritorno a casa. Col tempo, però, ha iniziato a fidarsi degli operatori e a frequentare anche la mensa diocesana. Marta, preoccupata per le diverse fragilità del figlio e non volendolo più trattenere a casa, viene a sapere dell’esistenza di un centro diurno a Sorso, gestito dalla Cooperativa sociale San Damiano, al quale si rivolge per chiedere aiuto e accoglienza per suo figlio.

Le difficoltà della convivenza

La vita in ostello, con spazi condivisi e un continuo via vai di persone, si è rivelata complicata per Marco. La sua fragilità richiedeva un ambiente più protetto e un sostegno costante per la terapia. La Caritas ha quindi coinvolto il centro diurno gestito dalle Suore della Carità di San Vincenzo, già parte della rete di servizi diocesani. Grazie alla frequenza regolare, è stato possibile monitorare l’assunzione dei farmaci e rafforzare il percorso di accompagnamento.

Il punto di svolta

La collaborazione tra Caritas e Centro di Salute Mentale ha portato al riconoscimento dell’invalidità di Marco e alla nomina di un amministratore di sostegno. Questo passaggio ha aperto la strada al suo inserimento in una casa di cura, dove oggi risiede. Dopo anni di sofferenza e precarietà, Marco ha finalmente ritrovato la possibilità di vivere una vita dignitosa, lontano dalla strada e con un supporto adeguato.

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