sabato 18 Aprile 2026
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L’intervista – Dal mare di Triei alle cucine del Colle: la storia di Pietro Catzola

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Il cuoco del Quirinale, Pietro Catzola, si racconta: “Ho avuto l’onore di servire 5 presidenti”

C’è chi sogna di diventare rockstar, chi astronauta, e chi invece finisce per cucinare per i Presidenti della Repubblica. La parabola di Pietro Catzola sembra uscita da un romanzo: da Triei alla Marina Militare, da un incontro fortuito con Cossiga sulla Amerigo Vespucci fino alle cucine del Quirinale, dove ha imparato che i capi dello Stato non vivono di caviale e champagne, ma di tagliatelle, fregola e zuppe di cardone. Con il suo libro Il cuoco dei Presidenti (Solferino, 2023), Catzola racconta un viaggio fatto di geometrie, colori e sapori, ma anche di disciplina e sacrificio, di menù settimanali e food cost quotidiani. E mentre si avvicina al congedo del 2026, la sua storia resta un inno alla semplicità e alla sardegna: perché persino al Quirinale, alla fine, un piatto di spaghetti al pomodoro può valere più di mille protocolli.


Classe 1959, Catzola di Triei (Ogliastra), nel giugno del 1975 vince un concorso della Marina Militare a La Spezia e scopre presto il suo talento ai fornelli: “Ogni imbarco diventava occasione per portare con me un angolo di Sardegna” – afferma.

Talento e passione per la cucina che s’intersecano nel libro “Il cuoco dei Presidenti”, edito nel 2023 da Solferino, che Catzola ama presentare agli studenti delle scuole alberghiere, e in cui racconta quando, appena sedicenne, si arruolò come furiere e addetto ai viveri: “Nell’’85 ho incontrato Cossiga sulla Amerigo Vespucci, lui era ospite d’onore ed io un allievo della scuola. Mi disse che conosceva molto bene la mia zona perché aveva degli amici che erano soliti fare aperitivi a base di carasau e cannonau nella torre saracena di Santa Maria Navarrese. Mi propose subito di sostituire il cuoco della brigata che, da lì a poco, sarebbe andato in pensione. Da qui è cominciato tutto: un inizio difficile, ma determinante. Non potevo tornare a Triei. Sarebbe stato un fallimento. Sono andato avanti e alla fine l’ho vinta. Dal 6 novembre 1989 faccio parte nella brigata dei cuochi della Presidenza della Repubblica” – spiega Catzola.

La svolta arriva nel ’92, con l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro: Catzola lascia l’incarico di cuoco comandato della Marina per entrare stabilmente nello staff del Quirinale. Da quel momento inizia un percorso di aggiornamento e innovazione, tra tecniche, materiali e nuove modalità di cottura, come quella a vapore: “Le cucine del Quirinale furono “catapultate” dalla Preistoria al futuro, il presidente fece arrivare al Quirinale un manager per cambiare la mentalità dei cuochi e stravolse il ménage giornaliero delle cucine, con il rendiconto quotidiano del food cost sostenuto. Inoltre, la figlia del presidente, Marianna, ci teneva alla linea e chiedeva sempre pasti light, in modo particolare un risotto alle erbe aromatiche, da buona novarese” – continua Catzola.

L’apprendimento continua anche durante il mandato di Ciampi e Napolitano: “La signora Franca Ciampi mi insegnò l’arte delle tagliatelle all’emiliana; io le trasmisi quella della fregola con le arselle risottate e pistilli di zafferano. Con l’arrivo di Napolitano, sua moglie Clio, abilissima ai fornelli, mi spiegò come preparare la zuppa del cardone che il Presidente amava e mangiava sin da bambino. Ed io che credevo che al Quirinale mangiassero caviale e champagne. Non è vero, i presidenti e mangiano semplicemente come mangiamo tutti noi a casa nostra”.

Infine, Mattarella, il nostro attuale capo dello Stato: “Lo attendo tutti i giorni prima del pranzo o della cena davanti alla cucina per un saluto! È una persona meravigliosa che ha sempre una bella parola per tutti noi. Mangia anche lui in maniera molto semplice, francescana. Fra i suoi piatti preferiti le zuppe o un semplice spaghetto al pomodoro e basilico!” – conclude Catzola.

 

Geometrie, colori, sapori: sono i pilastri della cucina di Catzola, che negli anni ha saputo adattarsi a ritmi e abitudini diverse. Oggi il menu non si stabilisce più giorno per giorno ma settimanalmente, e rimane concordato per telefono vista la distanza tra cucine e appartamenti presidenziali, distanza che obbliga il cuoco a spostarsi anche in auto pur di servire i pasti caldi. Le giornate di Catzola iniziano con la verifica del menu e, se necessario, con la spesa, per poi proseguire con le preparazioni – spesso avviate con giorni di anticipo quando sono in programma pranzi di Stato.

Il 30 aprile 2026, raggiunti i limiti d’età, lascerà il suo attuale incarico: un addio che porta con sé la testimonianza di un servizio instancabile e di un legame indissolubile con la Sardegna, capace di superare ogni distanza.

 

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