Come social e algoritmi stanno cambiando il nostro modo di concentrarci
Quando navighi sui social, hai mai fatto caso a quanto si abbassa la soglia dell’attenzione? Nella digitalissima epoca che stiamo vivendo, sono migliaia i contenuti a cui possiamo accedere. Così tanti che ormai il cervello si abitua a concentrarsi solo per brevi secondi, per poi avvertire l’imminente necessità di passare subito a un altro contenuto. Quante volte è capitato di trovarsi di fronte a un lungo post e “skipparlo” in toto dopo aver letto solo le prime due righe? Quante volte ci si sofferma soltanto sul titolo di un articolo senza approfondirlo?
Non è strano, anzi: le piattaforme con cui giornalmente ci interfacciamo alimentano questo ciclo. L’obiettivo è massimizzare il tempo trascorso sull’app, proponendo una vastissima offerta di video, foto, post e dirette. In soldoni: più tempo resti connesso, più la piattaforma guadagna.
E via, allora, alle miriadi di conseguenze: sempre meno lettori di libri, maggiori difficoltà a concentrarsi nello studio, film guardati con il telefono in mano, canzoni sempre più corte per non “stancare” l’ascoltatore, notizie incomplete o male interpretate. Questo aspetto tocca ogni ambito, persino lo sport. Anche il calcio, ormai, sembra diventato noioso a tal punto da dover creare delle “leghe” in cui, sì, il pallone rimane lo scheletro, ma in ogni momento c’è un episodio straordinario che rende più stimolante il tutto, mantenendo alta la soglia dell’attenzione.
Non bisogna, però, fare di tutta l’erba un fascio. Non tutti riescono a farsi “influenzare” così semplicemente. Vero è, infatti, che online vanno molto bene i podcast. Certo, esistono quelli brevi, da pochi minuti, le cosiddette “pillole”, ma allo stesso tempo sono seguitissimi anche quelli più strutturati, di maggiore durata, fatti di lunghe storie o interviste. Quindi chi va contro le “regole” del mercato c’è, ottenendo anche un discreto seguito. Si prende questo esempio perché è il più palese: nessuno nega, infatti, che ci sia ancora chi ama ascoltare musica a prescindere dalla lunghezza dei dischi, chi ama leggere libri corposi, chi ama informarsi approfonditamente tramite siti, video, quotidiani e libri e così via.
Di cosa abbiamo bisogno, quindi? Non serve mettere in contrapposizione brevità e lentezza. Serve il giusto equilibrio tra contenuti più superficiali e contenuti più approfonditi. Serve tutto, ma serve che sia ben bilanciato, in modo da smettere di essere vittime inconsapevoli di un algoritmo che ha bisogno della nostra interazione.