Il 23 ottobre si è tenuta la finale del Contest studentesco, organizzato al Carhiba dall’Associazione Eureka e condotto dalla socia e past president Roberta Cecchini. Ancora una volta si è trattato di un evento ben riuscito, sia per la partecipazione del pubblico, accorso numeroso e rumoroso, sia per la qualità dei gruppi partecipanti: fin dalla manche eliminatoria della settimana precedente, infatti, la giuria tecnica ha avuto il compito non facile di individuare le quattro band da mandare in finale, dato l’ottimo livello medio delle formazioni in gara.
I vincitori: L’Ultima Thule
Alla fine, il successo è andato a L’Ultima Thule, già finalista nell’edizione 2024, che ha superato sul “filo di lana” i LaTerapia: entrambi i gruppi hanno mostrato una interessante vena compositiva, presentando in prevalenza brani propri e, specie nel caso dei vincitori, una notevole presenza scenica, con un look che ha catturato l’attenzione del pubblico, fra maschere di teschio, parrucche colorate e perfino un variopinto accappatoio a strisce indossato come “capospalla”. C’è stato tempo anche per un fuori programma del cantante che, dal bancone del Carhiba, si è lanciato fra le braccia degli spettatori, che lo hanno “issato” lungo tutto il locale durante l’esecuzione del brano.
I La Terapia
Terzi classificati i Vulika Rot, promettente band hard rock, per tre quarti femminile, con forte impatto sonoro e una scaletta ben caratterizzata da propri brani inediti, gruppo che arrivava da un ottimo piazzamento dalla fase eliminatoria. Apprezzata anche la performance dei quarti classificati, Mary & the Garters, che hanno ben presentato un tradizionale filone di blues e rock and roll, con un outfit anni ’50, comprese camice bianche, bretelle e papillon. Da citare anche le altre formazioni del primo turno, per la precisione gli Swing Berry, che hanno proposto uno swing d’autore, e le Code di Lupo, che hanno mostrato originali spunti con pezzi propri.
Vulika Rot
In tutto questo, un pubblico attento e generoso, compresi i musicisti stessi, che a turno si radunavano intorno al palco per applaudire i colleghi delle altre band durante le esibizioni: a dispetto della formula dei contest, dove inevitabilmente qualcuno vince e gli altri no, questa è stata la conferma che la musica quasi sempre unisce, in un mondo che si divide ormai su tutto.
Mary & the Garters
Abbiamo quindi voluto ripercorrere le atmosfere della finale intervistando gli Ultima Thule. Partiamo dai nomi e dai ruoli nella band, dove troviamo Marco G. De Murtas alla voce, Alessandro Piras e Riccardo Baccoli alle chitarre, Stefano Soggiu al basso e Andrea Dau alla batteria. L’intervista è “corale” e i musicisti intervengono in libertà.
Ultima Thule evoca la figura mitologica di un’isola alla fine del mondo conosciuto. Da dove arriva la scelta del nome del gruppo?
È anche la denominazione di un corpo celeste che si trova nella fascia di Kuiper ed evoca quello che si trova oltre la vista del telescopio: abbiamo una vena “astronomica” che corre nella band, come testimonia anche il nome d’arte del cantante, Illune. In generale ci piaceva l’idea di un qualcosa che sta al di là di ciò che è visibile.
Quest’anno, rispetto alla scorsa edizione, si è notata una crescita nelle esecuzioni dei brani e nella gestione dello show: è un aspetto su cui avete lavorato? Qualcuno di voi ha un’esperienza di teatro?
Tanto per iniziare ho smesso di fumare! (dice il cantante fra le risate dei presenti). Scherzi a parte, ci abbiamo studiato e ci abbiamo lavorato in prova. Io effettivamente ho un trascorso nel teatro, anche se ora mi dedico alla musica a tempo pieno.
Come riuscite a conciliare il tempo da dedicare agli impegni personali con quello riservato alla band?
Del cantante ti abbiamo detto, poi due di noi studiano al Conservatorio, uno a Bologna alla Scuola di Fumetto e Illustrazione e uno è farmacista. Inizialmente provavamo molto, ma ora che siamo più “a regime” riusciamo a dedicare meno tempo alle prove e ad avere un buon bilanciamento con la vita personale. Nell’ultimo anno abbiamo fatto una decina di serate, che è un carico sostenibile. Gran parte delle uscite sono avvenute nei festival, come Cagliari, Porto Torres e Stintino, ma abbiamo anche portato in teatro uno spettacolo sul Mago di Oz tutto scritto da noi, con nostre musiche originali.
Come avviene la composizione dei brani nel vostro gruppo?
Di solito in sala qualcuno lancia un riff e gli altri seguono. Se non seguono, l’autore del riff continua a proporlo fino allo sfinimento e chi insiste di più vince! A volte si gioca d’astuzia, perché il motivo viene rielaborato dai vari contributi dei componenti della band e chi prima lo aveva bocciato, poi magari non lo riconosce e lo condivide: questo diventa motivo ovviamente di prese in giro spietate fra di noi! I testi sono soprattutto del cantante, ma anche il batterista partecipa alla scrittura.
A breve la serata tutta vostra al Carhiba, come primo premio per i vincitori del contest. E dopo, quali progetti?
La nostra serata dovrebbe essere a gennaio. Nel frattempo, stiamo lavorando su varie iniziative, fra cui l’incisione di un EP, da promuovere non solo sulle piattaforme, ma magari anche su supporto fisico, ma pensavamo anche ad un documentario sulla scena musicale locale.
Il cantante degli Ultima Thule sulle braccia del pubblico
A proposito del Carhiba, una domanda a Francesco Masala, gestore, con il fratello Giuseppe, del locale che ha ospitato l’evento.
Il Carhiba sta diventando la sede stabile del contest. Come vivete questo ruolo?
Noi siamo “prestati” al Contest grazie alla collaborazione con l’associazione Eureka, che è molto attiva su questo fronte. E’ comunque un ruolo che ci onora e ci fa piacere ospitare le giovani promesse del rock locale e dare un contributo alla crescita del movimento. Del resto, la musica dal vivo è un settore che da sempre coltiviamo.
Raccolgo lo spunto per un’ultima domanda alla band.
Intanto ho notato una cosa molto bella: quando suonavano i vari gruppi del Contest, gli altri musicisti andavano sotto il palco ad applaudire i colleghi, segno di una ritrovata coralità e vitalità: pensate che il rock a Sassari abbia un futuro?
Certo che ascoltiamo i colleghi: sono tutti fortissimi, e chi se li perde? Quanto al rock locale (dice il cantante) si, credo che il rock abbia un futuro anche qui da noi e la cosa più importante è che questo dipende dai giovani musicisti. Noi cercheremo di fare la nostra parte.
L’intervista è finita e rientro a casa, pensando al pezzo da scrivere. Magari mi ripeterò, ma ogni volta che mi occupo del Contest mi torna in mente il titolo del primo film di Star Wars (allora si chiamava Guerre Stellari, ma era il 1977…), che mi sembra di buon auspicio: una nuova speranza.
Avvocato e autore di circa 70 opere giuridiche e del saggio storico-musicale "Vintage. Rock e dintorni nella Sassari degli anni 80" (Alfa Editrice, 2020)
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