sabato 18 Aprile 2026
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L’intervista – Angelica Grivel Serra: «La scrittura è il mio destino, il mio respiro»

L’intervista – Angelica Grivel Serra: «La scrittura è il mio destino, il mio respiro»

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La giovane autrice cagliaritana di origine ogliastrina, classe 1999, presenta il suo secondo romanzo ‘L’Anello debole’, edito da Harper Collins. Laureata in filosofia, racconta il suo percorso creativo, le influenze letterarie e le prospettive future di una voce già riconoscibile nel panorama narrativo contemporaneo

 


Che tipo di formazione hai e com’è nata la tua passione per la scrittura?

Sono laureata alla magistrale in filosofia all’ateneo di Cagliari, un iter formativo profondamente umanistico molto appagante per me che ho scelto fin da piccola perchè sentivo parte integrante del mio essere, al pari dell’amore che ho sviluppato, poi, per la letteratura. Se la filosofia è stata la base della mia formazione, la scrittura, invece, ritengo sia il mio destino, il mio respiro, il mio buttare il cuore sul foglio, la mia missione esistenziale. In quanto tale è sicuramente paragonabile ad un’esigenza quasi fisiologica, un istinto che mi richiama a sé ogni qualvolta sento che ho qualcosa da condividere, da esternare al di fuori di me, per poi farlo tornare a casa, dentro il mio petto. La filosofia è una componente molto presente nella mia forma mentis e, dunque, si ripercuote molto anche nel mio modo di scrivere e narrare il mondo ma non credo sia dirimente perché mi affido molto di più a quello che amo definire un apprendistato di libri ovvero la lettura.

 

Quando è uscito il tuo primo romanzo e, quando, invece, quest’ultimo?

Il mio primo lavoro, “L’estate della mia rivoluzione” è stato pubblicato nel 2020, avevo appena 20 anni ed ha a che vedere con la scoperta del sè interiore e l’emancipazione, per la quale mi sono ispirata agli insegnamenti di Michela Murgia. “L’Anello debole” è uscito in libreria il 10 ottobre scorso, edito da Harper Collins. La sua gestazione, devo essere franca, è stata impegnativa: ci ho impiegato 5 anni a concluderlo ed ora, che finalmente è disponibile al pubblico, ho iniziato a riscontrare il calore e l’accoglienza delle persone, nonostante siano trascorse poche settimane.  il battesimo ufficiale che ho fatto a Cagliari il 25 ottobre è stato un vero successo, coronato dal fatto che tutte le copie disponibili al banco sono andate sold out ancor prima che la presentazione, curata da Virginia Saba, regina del Festival internazionale della letteratura di viaggio, terminasse.

 

Che tipo di storia hai voluto raccontare al pubblico?

In questo lavoro ho voluto rievocare diverse trame, storie presenti e passate che s’inanellano in un labirinto tematico carico di realtà e di vita ma anche di morte, che sappiamo fare inevitabilmente parte della vita. Ho molta fiducia nei lettori e sono certa che coglieranno molti significati alla fine della storia, ognuno i propri. Il protagonista del romanzo è un uomo di mezza età che presta assistenza alla sorella malata in una struttura affacciata sul mare. Le ultime parole di lei gli lasciano un’eredità inattesa, stravolgendone la quotidianità: da una parte la famiglia d’origine, pronta a rivendicare ciò che non le spetta; dall’altra la moglie Cecilia e i figli adolescenti, costretti a misurarsi con un padre improvvisamente vulnerabile. È la storia di come si affrontano l’avidità, il senso di colpa e la perdita con una lingua densa di suggestione ma anche molto realistica. Nei passaggi più visionari, il romanzo si apre a un piano quasi mitico, dove spiriti e vivi si specchiano. Un luogo in cui ogni personaggio esordisce in un modo ed esce di scena in un altro.

 

Prospettive future?

L’unica cosa che mi auguro davvero nel futuro è non arrestare la mia evoluzione personale e professionale: essere un essere costantemente in movimento, in costruzione e in divenire. Ciò che è altrettanto certo è che vedo la scrittura come una componente che mi accompagnerà per sempre.

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