Città del Vaticano, settembre 2025 — Si chiude con una svolta decisiva il processo d’appello che ha tenuto il mondo ecclesiastico e mediatico con il fiato sospeso: il Cardinale Angelo Becciu, figura centrale nell’inchiesta sulla gestione dei fondi riservati della Santa Sede e sull’acquisto del controverso immobile londinese di Sloane Avenue, è stato definitivamente assolto. La Corte vaticana ha dichiarato inammissibile l’appello presentato dal promotore di giustizia Alessandro Diddi, confermando così le decisioni di primo grado.
Una battaglia processuale vinta dalle difese
La decisione è stata annunciata dal presidente della Corte, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, che ha sottolineato l’assenza di requisiti formali nell’impugnazione dell’accusa. L’appello, infatti, si basava su una requisitoria precedente alla sentenza e non rispettava i termini previsti dal codice di procedura penale vaticano.
Gli avvocati di Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno espresso soddisfazione per il rigetto del ricorso, ribadendo la piena innocenza del loro assistito: “Il Cardinale non si è appropriato nemmeno di un centesimo né ha tratto alcun vantaggio personale”.
Un processo simbolico e controverso
Il procedimento, definito da molti come il “processo del secolo” per la sua portata istituzionale, ha visto coinvolti dieci imputati, tra cui alti prelati e finanzieri. Becciu, condannato in primo grado a cinque anni e mezzo per peculato e truffa aggravata, aveva già ottenuto l’assoluzione per alcune accuse, tra cui quelle di abuso d’ufficio e subornazione. Ora, con l’inammissibilità dell’appello dell’accusa, le assoluzioni diventano definitive.
Le implicazioni future
La sentenza non solo rafforza la posizione del Cardinale Becciu, ma pone un punto fermo su un capitolo delicato per le finanze vaticane e per la trasparenza istituzionale. Il processo proseguirà solo per valutare i ricorsi delle difese, con la prossima udienza fissata per il 6 ottobre.
Becciu, al termine dell’udienza, ha commentato con parole di sollievo ma anche di prudenza: “È un passo importante, ma il cammino non è ancora concluso”.
Un verdetto che segna non solo la fine di un processo, ma anche l’inizio di una riflessione profonda sulla giustizia vaticana e sulla responsabilità morale delle sue istituzioni.