sabato 18 Aprile 2026
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I giocatori dell’Olbia Calcio in sciopero: “rispetto di chi lavora e di 120 anni di storia”

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Dura ed eloquente lettera inviata dai giocatori blancos agli organi di stampa, all’indomani della debacle contro il Latte Dolce: presa la decisione di non presenziare alla seduta del martedì (poi revocata) in segno di protesta per la situazione societaria

OLBIA – Il k.o. pesantissimo contro il Latte Dolce, in casa Olbia Calcio, lascia più di un malcontento anche fuori dal campo. I giocatori, lunedì, hanno reso nota la decisione di non scendere in campo per l’allenamento del martedì, interrompendo la routine sportiva con un gesto forte e simbolico. La protesta nasce da un malessere che serpeggia da tempo nello spogliatoio: promesse non mantenute, rimborsi in ritardo, assenza di interlocutori societari. La notizia si diffonde rapidamente, sia nel capoluogo gallurese che sui social network, alimentando reazioni accese tra tifosi e cittadini.


LE MOTIVAZIONI. Dietro la decisione di scioperare si nasconde una richiesta di rispetto e chiarezza. I giocatori, reduci dal 6-1 incassato domenica contro i sassaresi, scelgono di non partecipare alla seduta del martedì come segnale di protesta. Le motivazioni emergono da fonti interne: la squadra denuncia una gestione societaria distante, incapace di garantire stabilità e fiducia. Il malcontento non riguarda solo il campo, ma tocca la dignità professionale e il legame con la città, nonché con una storia sportiva lunga 120 anni. Il messaggio è chiaro: senza risposte concrete, il rapporto tra squadra e proprietà rischia di spezzarsi definitivamente.

LA LETTERA. A dare voce al disagio è una lunga e concisa lettera firmata dal gruppo squadra e inviata agli organi di stampa. Nel testo, la formazione di Favarin esprime dapprima le scuse per la sconfitta nel derby e gratitudine verso i tifosi, ma soprattutto lamenta cinicamente l’assenza e il silenzio della proprietà. I giocatori rivendicano il diritto di essere ascoltati, di lavorare in un ambiente sano e rispettoso. Chiedono risposte, certezze, e un gesto concreto per riparare ai danni subiti. Il tono è fermo, deciso, ma anche carico di affetto verso la città e la sua storia calcistica. Il legame con la curva e con i volontari del Comitato emerge come unico punto saldo in un mare di incertezze. La squadra non si sente sola, ma pretende rispetto. Il messaggio è diretto: Olbia non può permettersi di vedere morire 120 anni di calcio.

 

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