venerdì 16 Ottobre 2026
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Giovanni Pische, l’eroe dimenticato che cambiò lo sport paralimpico italiano

Giovanni Pische, l’eroe dimenticato che cambiò lo sport paralimpico italiano

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Giovanni Pische atleta
Fonte: https://www.museodellosportsardo.it/

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Dall’infanzia tra i torrenti del Montiferru alle Paralimpiadi, passando per la guerra, la disabilità e una vita dedicata allo sport come strumento di riscatto e inclusione. La straordinaria storia di Giovanni Pische, pioniere del movimento paralimpico italiano e maestro di vita, tornata alla luce dopo anni di oblio

Il modo migliore di raccontare la storia di questo grande lussurgese è di partire dalla fine: nel 1998 a Santu Lussurgiu si era quasi conclusa la costruzione di una nuova palestra per la scuola media, e al momento di organizzarne l’inaugurazione si pensò di intitolarla a qualche personaggio illustre della storia del paese.


All’allora sindaca Francesca Manca venne fatto il nome di Giovanni Pische, nome di cui all’epoca erano rimaste poche tracce e per cui si rese necessario un importante lavoro di ricerca. Grazie all’aiuto del fratello, emigrato da tempo a Roma, fu possibile riportare  alla luce la sua storia e i suoi scritti, rendendo note ai più le vicende di un uomo incredibile, considerato da Gianni Minà tra le persone più influenti che avesse incontrato nella sua vita. Nato nel 1921 a Santu Lussurgiu, paesino montagnoso della zona del Montiferru, sviluppò sin dall’infanzia due passioni particolarmente insolite per quei territori ovvero il nuoto e l’aviazione. Lontano dalle coste (dove il resto dei sardi generalmente scopriva il proprio interesse per quell’attività), aveva imparato a nuotare tra il rio Sos Molinos e il piccolo lago su Foiu de tiu Panne Dente, dove si recava spesso con gli amici.

La seconda passione, invece, lo portò appena diciannovenne ad arruolarsi nell’Aeronautica Militare e a prendere parte alla Seconda Guerra Mondiale in qualità di marconista. Durante la battaglia di Pantelleria (giugno 1942) il suo aereo venne abbattuto dagli inglesi ma Pische, dopo essere precipitato in mare ed essere rimasto aggrappato ad un’ala del velivolo per circa sei ore, venne ritrovato da dei pescatori carlofortini che lo portarono in salvo. Dopo una serie di spostamenti tra gli ospedali di Cagliari, Torino e Bologna, fu trasferito al Santa Lucia di Roma dove ebbe inizio ufficialmente la sua seconda vita.

Fu infatti nell’ospedale della capitale che Giovanni Pische si approcciò al nuoto per la prima volta dall’incidente, che gli venne proposto come attività riabilitativa dopo aver perso l’uso delle gambe: il suo amore per quello sport si riaccese immediatamente e nel 1961 partecipò ai Giochi Internazionali di Stoke Mandeville (la manifestazione sportiva precorritrice dei Giochi Paralimpici) dove vinse una medaglia d’oro che due anni dopo gli valse la consegna della Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica. Nel 1964, al suo arrivo a Tokyo per le Paralimpiadi, venne portato a visitare Hiroshima: la vista della devastazione provocata dalla bomba atomica suscitò in lui forti emozioni che convogliò nella scrittura di una poesia, apprezzata così tanto da uno dei suoi accompagnatori che venne fatta tradurre all’Università di Tokyo e proposta sui giornali il giorno dopo. Nell’ambito dei Giochi vinse una medaglia di bronzo.

La sua attività per il nuoto paralimpico non si limitò solo alla sua pratica: a metà degli anni ’60 divenne l’allenatore della nazionale paralimpica di nuoto, negli anni ’70 organizzò i primi giochi italiani per lo sport dei disabili all’Acqua Acetosa di Roma, fondò a Cagliari la Sa.Spo. (Sardegna Sport), un’associazione sportiva i cui atleti vinsero numerose competizioni nazionali, mondiali e olimpiche, e nel 1976 fu il capo delegazione degli atleti partecipanti alle Paralimpiadi di Toronto.

Giovanni-Pische
Fonte: www.museodellosportsardo.it

Fu inoltre tra i fondatori dell’ANTHAI (Associazione Nazionale Tutela Handicappati e Incontinenti) e della A.N.S.P.I. (Associazione Nazionale per lo Sport e per i Paraplegici Italiani) di cui fu anche presidente. Fece parte del Consiglio Mondiale dello Sport per Paraplegici fondato da Ludwig Guttman, il medico a cui si devono i primi e più importanti studi sull’utilizzo dello sport come attività riabilitativa per paraplegici e i Giochi di Stoke Mandeville.

Giovanni Pische morì nel 1987 stroncato da un infarto mentre nuotava. La sua vita e il suo lavoro hanno toccato migliaia di persone in tutta Italia, alcune direttamente e altre in maniera indiretta attraverso le sue associazioni o i suoi scritti, tanto che viene da chiedersi come sia stato possibile che la sua storia sia stata dimenticata per così tanto tempo. Quel che è certo è che a questo sardo si deve veramente tanto, e che le ricerche fatte da Francesca Manca (riportate nel libro “Giovanni Pische – Eroe, Atleta Maestro di vita” scritto insieme a Bachisio Serra) hanno riportato alla luce un’esistenza realmente memorabile.

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