
Kebbeh, la scommessa sottotraccia della Torres
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di Paolo Salvatore Orrù
Un barattolo, una palla di stracci, un pallone di cuoio. Tre oggetti, soprattutto l’ultimo, che i sardi hanno legato indissolubilmente al nome di un uomo che loro hanno chiamato Gigi e i giornalisti Rombo di Tuono. Chi ha ideato la Mostra Immersiva nell’animo di Gigi Riva – dedicata ad un calciatore diventato il simbolo della riscossa di un’isola – ha fatto davvero un bel lavoro. Il Gigi Riva rivelato da Giorgio Pitzianti – cagliaritano, da tempo a capo di uno studio creativo che riunisce un solido gruppo di professionisti – in un primo momento potrebbe sembrare il sosia di Achille, il re mirmidone che faceva strage di nemici sotto le mura di Ilio. Però a noi piace pensare che il campione del Cagliari abbia preferito immedesimarsi con Ettore, perché l’eroe di Troia combatteva, come ancora molti sardi, senza avere santi o dei in paradiso.

Giorgio Pitzianti (foto Facebook)
Insomma, nelle sale di Viale Regina Margherita sta andando in onda non solo la storia di un bimbo che ha amato follemente il calcio, ma anche quella di Luigi, un uomo che ha affrontato a muso duro i tormenti di un’infanzia fatta di sofferenze e privazioni. “Con l’attore Luca Ward stavamo realizzando un lavoro costruito con musiche e testi, ma durante il lavoro di rifinitura abbiamo avuto una illuminazione: l’adolescenza del figlio di Ugo e Edis assomiglia a quella di tantissimi sardi, ecco perché Luigi e la Sardegna si assomigliano”, ha spiegato Pitzianti. Una affermazione che non può non indurre alla riflessione: senza Cagliari, senza i sardi che lo hanno accolto come uno di loro, Gigi Riva sarebbe riuscito a diventare leggenda? Certo, la caratura del giocatore si spiega facilmente con i numeri della media realizzativa indossando la maglia azzurra: 35 reti in 42 partite (record difficilmente uguagliabile).

“Senza la Sardegna Luigi non sarebbe mai diventato Gigi”, ha spiegato il creativo. Il ragionamento regge. A Leggiuno, in Lombardia, lo chiamavano Luigi, lo stesso succedeva a Legnano, dove ha esordito tra i professionisti. E’ storia, Luigi in Sardegna non voleva venire. Addirittura, si racconta, pare avesse scambiato – in lacrime – le luci della raffineria dei Moratti con luci provenienti dalle coste africane. Lo sconforto aumentò quando vide la polvere dell’Amsicora. Però in Lombardia il sole sembra un errore del cielo, mentre in Sardegna il sole è una benedizione quasi giornaliera. “Qui Luigi incontra la famiglia sarda. E lui risponde a queste attenzioni a suon di gol. Il suo non è più solo un successo sportivo diventa anche un successo sociale”, ha sostenuto l’artista. Perché con le sue reti e con il primo scudetto vinto da una delle regioni più povere dell’Italia, la Sardegna esce dal limbo in cui l’avevano gettata i Savoia nel 1861.
“Riva sta alla Sardegna come Maradona sta a Napoli, ma con una sostanziale differenza – ha detto ancora Pitzianti – il primo rappresenta la voglia di riscossa di un intero popolo, il secondo solo di una città”. In buona sostanza, l’argentino è “anche” napoletano, il lombardo è ormai solo sardo. “L’intento dell’opera – ha precisato Pitzianti – è quello di creare un dialogo intimo tra lo spettatore e Luigi, seguendo l’intuizione che mi ha portato a sperimentarlo personalmente tanto da rimanerne coinvolto. La vera sfida che voglio accendere è proprio quella di intraprendere questo viaggio come se in sala ci fossero solamente Luigi e il singolo spettatore, seppure con centinaia di persone presenti”. Belle suggestioni. “Ho visto qualcuno uscire dalla mostra con le lacrime agli occhi”, ha giurato Pitzianti. “C’è stato spazio, tempo e suono, solo per l’animo fragile di Gigi Riva. Per i sentimenti di Luigi. Per le sue riflessioni raccontate in anni e anni di interviste, trasformati in monologhi scaldati dalla voce di Luca Ward”, ha scritto la giornalista di Sky Sport Veronica Baldaccini, raccontando la mostra. Allora, andateci. Sarà per tutti l’occasione per conoscere, in modo concettuale, la parte più intima di Riva.
“Le installazioni sono il concept alla radice dell’Opera Luigi andata in scena l’11 novembre al Conservatorio di Cagliari Giovanni Pierluigi da Palestrina, guidate dalle tracce autobiografiche del calciatore”, ha spiegato Pitzianti. La mostra culmina con l’estratto cinematografico montato ad hoc, che ha visto la partecipazione di Luca Ward e un organico dei musicisti del Conservatorio che hanno eseguito i movimenti musicali inediti voluti e ispirati dal regista in sintonia con la forza della narrazione. Vista inoltre la notevole rilevanza mediatica che l’opera ha avuto a livello nazionale, la mostra, che sarà visitabile alla Manifattura Tabacchi, può essere considerata una replica efficace di quanto andato in scena al Conservatorio ma viaggiando su nuove onde emozionali. La mostra si concluderà, salvo ripensamenti possibili, il 31 gennaio 2022.
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