Lo scrittore ha presentato a Villacidro la sua opera prima. Giuseppe Marras: “Un romanzo avvincente”
Quando finalmente si torna a passeggiare nel paese in cui si è nati, sovente si capisce che non era il borgo dei tuoi avi a mancarti, ma l’infanzia perduta. A convincere Salvatore Sanneris a lasciare Villacidro è stato un istinto primordiale, una necessità che probabilmente non può essere definita, tuttavia per presentare il suo primo romanzo – Gelisoi, una vita rubata (Aipsa Edizioni) – lo scrittore è voluto ritornare a casa, perché in cuor suo ha sempre saputo che per tutti gli uomini il giorno del ritorno è più bello della partenza. Per Sanneris, Villacidro è stato ancora una volta un approdo magico, un po’ come tuffarsi di nuovo, nei paesaggi, nelle solitudini delle montagne che più volte ha dipinto o fra le onde mai chete dei suoi acquarelli. “Non mi aspettavo una accoglienza simile, mi sono emozionato, perché presentare un libro nel paese dove sei nato e dove hai studiato non è come presentare una tua opera dove non sei conosciuto: qui tutti sanno chi sei, tutti hanno aspettative, non puoi inventare nulla. Spero di non aver deluso nessuno, anche se in questi casi non dimentico mai che nemo est profeta in patria”, ha commentato con un sorriso.

(Un quadro di Salvatore Sanneris)
Un giorno da incorniciare. “Una mia ex compagna di liceo mi ha detto: la nostra classe era composta da ragazzi ruvidi, ruvidi al limite dell’autolesionismo, le ho risposto io”. Il tempo comunque non è passato invano, grazie alla cultura acquisita, grazie a una vocazione che con il tempo si è affinata, Sanneris è riuscito a creare una storia che appassiona. “Il libro nasce da una vicenda vera, io mi sono solo riproposto di ridisegnare, di dipingere con le parole la vita che avrebbe potuto vivere una donna come quella che racconto”, ha spiegato, lasciando presagire una storia drammatica, ambientata agli albori del Ventesimo secolo, quando era quasi impossibile combattere e vincere il pregiudizio e la arroganza dei potenti. “E’ un romanzo avvincente”, ha commentato Giuseppe Marras, lo storico che ha presieduto e commentato – nello splendido scenario dell’antico Mulino Cadoni – il libro dell’artista villacidrese: “Sanneris, nonostante questo sia il suo primo cimento con la scrittura, ha dimostrato di saper scrivere”. La sua è una narrazione è matura, “capace di emozionare il lettore e, soprattutto, ha saputo trovare la storia perfetta: partendo da una tematica prettamente ogliastrina è riuscito a dare a questa vicenda un senso compiuto che fino all’ultima pagina avvince”.

(Annamaria Balducci, Salvatore Sanneris, Giuseppe Marras)
I personaggi che il narratore adombra, sono uomini veri. “L’autore è riuscito a universalizzare i personaggi, sia quelli buoni sia quelli cattivi, con una capacità che appartiene solo ai grandi scrittori”, ha detto Marras. Il narratore ha ambientato il suo racconto a Gelisoi che, si legge nella prefazione, è l’antico nome di Girasole, un borgo dal nome bucolico, vissuto da uomini e donne malvagie, capaci di rendere tetro anche ciò che in una situazione normale non lo sarebbe mai stato. Una storia raccontata magistralmente. “Il romanzo”, ha illustrato Annamaria Baldussi, insegnante di Storia e Istituzioni dell’Asia nella Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, “è ricercato, ficcante, puntuale, si muove su un itinerario estremamente difficile: è un romanzo colto che richiama il naturalismo francese, il verismo italiano, il realismo, ma è anche un romanzo etico, perché racconta la malvagità umana, l’ignoranza di un popolo, ma anche la primigenia lotta tra il bene e il male”. Un libro da leggere, tenendo però presente un aforisma di Luis-Ferdinand Céline: “Se la gente è così cattiva, forse è solo perché soffre”.