Il cantautore sassarese parla dell’ultima fatica discografica. Otto pezzi inediti che spaziano dai ritmi incalzanti ai brani più meditati con la prestigiosa collaborazione di Enrico Ruggeri
“Avevamo ragione” è la canzone che dà il titolo all’album. Qual è il significato dietro questo titolo?
In avevamo ragione si parla di “poteri forti”. Si parla della capacità di prendere coscienza su quello che ci circonda, avere un occhio critico sulle vicissitudini della vita e non dare per scontato ciò che accade attorno a noi, porsi delle domande. Enrico ha già trattato queste tematiche in altri suoi brani (citerei tra tutti “Il primo livello” e “La banca”), soprattutto coi Decibel. La capacità di un artista sta nel muovere le coscienze e portare a riflettere, provare a spiegare il mondo e le sue contraddizioni e in questo credo che Enrico sia maestro.
Un album che vede la scrittura dei testi di un artista del calibro di Enrico Ruggeri. Vuoi parlarci di questa collaborazione?
Ci conosciamo e frequentiamo da più di vent’anni, mi onora della sua amicizia ed ha avuto lui l’idea di mettere in piedi questo progetto. È sempre stato molto prolifico ed ha pubblicato mediamente un album all’anno, ma nei due anni di pandemia non ha potuto stampare niente, come tutti, trovandosi con parecchio materiale. È stato in quel momento che ha deciso di non disperderlo e dargli una nuova vita, affidando a me 8 testi a cui teneva particolarmente. Penso si sia rivolto a me, oltre per la stima, anche perché sa che sono uno dei pochi (non è un vanto, ma un semplice constatazione) che quando scrive una canzone parte sempre dal testo e non dalla melodia, di conseguenza era conscio del fatto che andava sul sicuro affidandomi questi brani.
Hai conosciuto Ruggeri in quale occasione?
Ho conosciuto personalmente Enrico nel 1994 (o forse nel 1995?), avvicinandomi durante le prove prima di un concerto a Benetutti, ma non ne sono sicuro. Lo avvicinai per scattare una foto e farmi fare il classico autografo. Fortunatamente è sempre venuto in Sardegna per i suoi spettacoli ed ogni anno riuscivo a strappargli qualche minuto in più per scambiare due chiacchiere, sino al 2000, quando ho provato a chiedergli di poter musicare una poesia dal titolo “Soldatini” appena pubblicata in un suo libro. Lui accettò entusiasta e mi diede il permesso di inciderla nel primo album del 2003. Da lì in poi è stato un susseguirsi di incontri, concerti condivisi in cui l’ho accompagnato musicalmente, cene varie e così via.
Hai all’attivo 9 album da solista e oltre 200 canzoni pubblicate in 30 anni di attività.
Numericamente ho scritto più per gli altri che per me. Direi circa 60% contro un 40% che invece ho pubblicato a mio nome. A differenza di Rouge, pubblico un album ogni due anni e, nell’anno di pausa, mi dedico alla scrittura per tutti gli interpreti che si rivolgono a me per comporre brani inediti.
I tuoi testi di cosa parlano?
Penso di aver trattato un’infinità di argomenti. Posso però dire di essermi tenuto lontano dai cosiddetti “brani d’amore”, non sono nelle mie corde. Credo sia davvero molto difficile parlare del sentimento più importante che esista; solo i grandi artisti riescono a scrivere in maniera credibile su questo tema. La maggior parte delle “canzonette d’amore” che sentiamo quotidianamente in radio mi lasciano parecchio perplesso, sono spesso ripetitive e prive di qualsiasi contenuto, ahimè; diciamo che nelle mie canzoni non sentirete parlare di “sole, cuore e amore”.
Sassari è una città con grandi potenzialità artistiche. Esiste ancora una scena musicale locale?
Credo che Sassari sia il centro della musica Sarda. Tra musicisti, cantanti ed autori penso che il confronto col resto dell’Isola sia completamente a nostro vantaggio . Non può essere un caso che artisti del calibro dei Tazenda o Piero Marras (giusto per citare i nomi più forti) si affidino a musicisti sassaresi. Anch’io nel mio piccolo ho sempre collaborato con molti artisti locali ed ho avuto la possibilità di crescere grazie a queste esperienze. Se posso fare nomi e cognomi, direi che gente come Kya, Pier Piras, Matteo Desole, Marta Pedoni ed altri siano veramente, in questo momento, il top che la nostra città possa dare.
Gabriele Masala
Quale sono le problematiche più sentite per chi fa musica in Sardegna?
Beh, qui il discorso sarebbe molto lungo, ma provo a riassumerlo: ci sono almeno tre tipologie di artisti Sardi. Quelli che cantano in limba e sono davvero pochi quelli che se lo possono permettere. Bisogna avere la cultura per farlo e sono quelli che di conseguenza trovano più spazio e terreno fertile per le proprie ambizioni ed esibizioni.
Poi ci sono artisti che cantano in sardo, ma non hanno la più pallida idea di quello che stanno facendo (la maggior parte). Lo fanno solo per la piazza, spesso con i cavalli di battaglia quali “No potho reposare” ormai riproposta in tutte le salse.
E, infine, ci sono quelli che, come me, decidono di esprimersi in italiano e di conseguenza trovano molte più difficoltà. Una cosa che unisce però tutte le tre tipologie di artisti è la mancanza di produttori e di impresari che vogliano investire tempo e denaro su di te; ma questo è un discorso molto generalizzato. Coi tempi che corrono la musica è sempre più in difficoltà economiche e i talent scout non esistono più.
Quanto costa fare un album?
Oggi fare un album costa parecchio e non c’è nessun ritorno economico, come sappiamo, dalle vendite dai supporti fisici; dallo streaming arrivano solo le briciole, anche con qualche migliaio di ascolti. Solo in pochi possono permettersi il lusso – perché di questo parliamo – di poter ancora produrre e stampare musica inedita.
Guardando la tua carriera vediamo che sei molto attivo artisticamente…
Personalmente riesco ad essere così prolifico con la produzione di album perché con gli anni mi sono “costruito” un mio studio di registrazione e, suonando praticamente tutti gli strumenti, riesco a contenere i costi anche di eventuali musicisti esterni.
Sei anche uno scrittore. Due romanzi gialli (un terzo uscirà a gennaio 2023). Vuoi parlarci della tua attività letteraria?
È una passione nata da poco (3 anni) e non pensavo mi divertisse così tanto. Ho iniziato quasi per gioco e inizialmente doveva limitarsi a un’unica esperienza. Le cose sono andate in maniera del tutto imprevista e il primo romanzo è piaciuto davvero parecchio, tanto di doverlo rimandare in stampa per altre due volte. Sono stati i lettori a chiedermi di proseguire questo nuovo percorso ed allora ho messo in piedi una piccola collana di gialli dal titolo “I delitti di Stintino”.
Hai pubblicato i primi due capitoli se non sbaglio…
“Il delitto della tonnara” del 2019 e “Assassinio sull’Isola Piana” del 2020. A fine gennaio 2023 uscirà il terzo capitolo. Sono tutti gialli ambientati in quel posto da favola che è appunto Stintino, di cui sono follemente innamorato. Mi piace l’idea di creare un forte contrasto tra la bellezza estetica del borgo e l’efferatezza di una storia crudele. Posso dire di essermi creato un binario parallelo alla musica e di questo sono felice.
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