sabato 18 Aprile 2026
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Dal carcere di Uta, un gesto che parla di futuro

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Donato apparecchio ortodontico alla figlia di un detenuto impegnato nel tirocinio della lavanderia

Un sorriso che ricuce i legami

Un gesto concreto di inclusione, una scommessa coraggiosa sul valore rieducativo del lavoro e sulla forza dei legami familiari. È iniziato il 1° settembre, all’interno della Casa Circondariale di Uta (Ca), il terzo tirocinio formativo rivolto a una persona detenuta, padre di una minore a carico. Sei mesi di impegno nella lavanderia industriale dell’Istituto, dove ogni giorno si lavora non solo per pulire tessuti, ma per ricucire frammenti di vita.


L’iniziativa rientra nel progetto quadriennale Liberi dentro per crescere fuori, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. A guidare il percorso è la cooperativa sociale Elan, capofila di un partenariato che crede nella possibilità di trasformare la pena in responsabilità, e il lavoro in dignità.

Un padre che lavora, una figlia che sorride

Mentre il genitore si forma e lavora in lavanderia, la figlia è stata inserita in un percorso di supporto psicologico, fondamentale per affrontare il trauma e rafforzare le dinamiche familiari. Ma è un altro gesto, inatteso e potente, a rendere questa storia ancora più luminosa: lo Studio dentistico Savasta & Partners ha deciso di contribuire alla realizzazione di un apparecchio ortodontico per la bambina. Un intervento che cura, sì, ma che soprattutto restituisce autostima, fiducia, sorriso. Un esempio di mecenatismo sanitario che va oltre la prestazione medica: è un atto di comunità, di responsabilità condivisa, di attenzione verso chi spesso resta invisibile.

Rieducare è ricucire

«Questo tirocinio non è soltanto un percorso di reinserimento lavorativo per il genitore, ma è un gesto concreto di cura verso il nucleo familiare intero», afferma Anna Tedde, presidente della cooperativa Elan. «L’opportunità di lavoro, unita al supporto psicologico e all’intervento medico per la figlia, dimostra che la vera rieducazione passa dal recupero dei legami affettivi e dalla dignità di un futuro possibile, libero dagli stigmi e dalla povertà educativa».

Il progetto Liberi dentro per crescere fuori continua così la sua missione: sostenere i figli dei detenuti, combattere lo stigma, favorire l’integrazione sociale e il rafforzamento del legame genitoriale, anche quando la distanza è fatta di sbarre.

Una rete che crede nel cambiamento

L’iniziativa è frutto di un partenariato ampio e coeso: le cooperative sociali Elan, Exmè & Affini, Casa delle Stelle, Panta Rei Sardegna e Solidarietà Consorzio, la Casa circondariale di Uta, l’Ufficio di esecuzione penale esterna della Sardegna (UIEPE), l’assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Cagliari e le associazioni Prohairesis e Aragorn S.r.l.

Insieme, dimostrano che anche dentro il carcere si può costruire futuro. E che a volte, il cambiamento comincia da un sorriso.

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