A Pietracatella, piccolo paese dell’entroterra molisano, il Natale del 2025 si è trasformato in un enigma tossico che ancora oggi scuote la comunità. Una vicenda che parte da una cena di famiglia e si allarga, giorno dopo giorno, in un labirinto di ipotesi, analisi tossicologiche, telefoni sequestrati e domande che non trovano ancora una risposta definitiva.
La cena che precede la tragedia
È il 23 dicembre quando la famiglia Di Vita si riunisce per una cena prenatalizia. In tavola ci sono cozze, salumi, insalata giardiniera. Una serata normale, quasi rituale, che però si rivelerà il punto di partenza di un dramma. Poche ore dopo, tra il 24 e il 25 dicembre, Antonella Di Ielsi e la figlia minore Sara iniziano a stare male. I sintomi sono violenti, rapidi, incompatibili con una semplice intossicazione alimentare.
Il peggioramento e i decessi
Tra il 27 e il 28 dicembre, nel giro di poche ore, madre e figlia muoiono. Il padre, Gianni Di Vita, sopravvive. La prima ipotesi — un’intossicazione da molluschi — crolla quasi subito: i medici notano anomalie, segnali che non tornano. La parola “ricina” entra nel fascicolo.
L’indagine prende forma
A gennaio la Procura di Larino apre un’inchiesta per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Si analizzano i pasti, si ascoltano parenti e conoscenti, si attende il responso del Centro antiveleni di Pavia. Il caso si complica: cinque medici vengono iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, per valutare eventuali errori nei soccorsi.
La svolta di aprile
Il 23 aprile arriva un passaggio chiave: il sequestro del telefono di Alice Di Vita, la figlia maggiore. Nel dispositivo ci sarebbero note sui pasti di famiglia, ricerche web, cronologie, messaggi. Il 28 aprile la Polizia giudiziaria effettua la copia forense completa: chat, email, social, geolocalizzazioni. Parallelamente, a Bari vengono riesaminati i vetrini autoptici per chiarire gli aspetti istologici ancora sospesi.
Un’indagine ancora aperta
La casa resta sotto sequestro. Gli inquirenti ascoltano parenti, amici, conoscenti. Si valutano nuove iscrizioni nel registro degli indagati. E soprattutto si cerca la risposta più difficile: da dove proveniva la ricina? Un interrogativo che, per ora, resta sospeso.
Cosa è