La performance di Irene Russolillo, foto Emanuele Meschini
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I concetti di identità e tradizione svincolati dall’ideale di purezza: è la provocazione artistica della danzatrice e performer pugliese Irene Russolillo. Sarà protagonista questo fine settimana a Sa Manifattura con lo spettacolo “Dov’è più Profondo”
«Siamo disposti a trattare la Tradizione, ovvero a (lasciar) trasformare questo elemento della nostra identità, affinché sia ancora e nuovamente in relazione con il mondo che ci circonda?». Da questo interrogativo muove la poetica della danzatrice e performer pugliese Irene Russolillo, ospite venerdì 21 e sabato 22 aprile di Fuorimargine-Autunno Danza, unico Centro di Produzione della Danza e delle Arti Performative in Sardegna. Appuntamento alle 21 a Sa Manifattura di Cagliari.
Russolillo, accompagnata in scena dal musicista Edoardo Sansonne|Kawabate, parte da una piccola storia, quella della comunità germanofona Walser, stanziata tra le valli al nord del Piemonte e della Valle d’Aosta; ne acquisisce forme canore e di oralità tradizionali e le riporta in scena fondendole con la poetica del suo corpo, del suono e delle immagini.
La performance di Irene Russolillo, foto Emanuele Meschini
Convinta che solo dal particolare si possa comprendere meglio la complessità della Storia universale, il racconto di questa antica comunità porta alla luce su piccola scala, le grandi sfide che la società contemporanea conosce su scala planetaria: le questioni relative all’integrazione, ai separatismi, alla conservazione del paesaggio e alla trasmissione dell’identità linguistica e tradizionale, anche arcaica in alcuni casi.
l pensiero dell’artista
Secondo l’autrice, l’identità è un concetto mobile e dinamico per sua stessa natura: dunque anche la tradizione deve esserlo. Nella performance convivono narrazioni sovrapposte, canti spogliati da una provenienza unica e pensieri sulle identità e le tradizioni, svincolati dall’ideale di purezza, per lasciare spazio all’imperfezione della mescolanza: «Un atto di invenzione è necessario perché, dal dialogo con le fonti raccolte, nasca un materiale visivo e sonoro, in grado di comunicare con un pubblico che ha una storia urbana, diversa e lontana dai paesaggi attraversati: geografie (culturali) marginali e minoritarie.
Maneggiare questa materia ricca, ambigua e stratificata significa confrontarsi con i concetti di appropriazione e disappropriazione, con il senso della tradizione e con l’atto di traduzione. E l’atto di invenzione necessario perché questo discorso polifonico venga realizzato è dichiaratamente anti-filologico: nessun intento salvatore rispetto a delle partiture musicali per esempio, si tratta piuttosto di una fiamma che brucia all’ascolto di voci antiche imperfette e inafferrabili e alla vista di fotografie che vengono da lontano eppure sono in grado di farci sentire impotenti, all’atto di guardarle.
Quindi mettiamo in piedi una sorta di gioco ontologico, giochiamo col DNA di queste tracce, di umani che ci hanno preceduto, impiegando tutta la delicatezza possibile».
La performance di Irene Russolillo, foto Emanuele Meschini
Irene Russolillo – Breve biografia
Irene Russolillo è danzatrice, perfomer e coreografa indipendente. Il suo percorso è caratterizzato da un approccio ibrido e transdisciplinare alla scena. Sviluppa da diversi anni una ricerca sulla vocalità e sul movimento. Realizza progetti solisti o in collaborazione con artisti visivi, della musica e della danza, sulla scena italiana e internazionale.
La sua formazione nomadica le ha consentito di fare incontri importanti con pedagoghi quali Gabriella Musacchio, Marina Van Hoecke e Yoko Wakabayashi per quanto riguarda il balletto, con coreografi come Ivan Wolfe, Susanne Linke, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, David Zambrano, Thomas Hauert nell’ambito della danza contemporanea, con César Brie e il suo teatro fisico.
Ha studiato canto e ricerca vocale da autodidatta e grazie agli incontri con cantanti come Alessandra Patrucco e Lorenzo Sansoni e la celebre artista Sainkho Namtchylak. Il suo background include la Laurea in Scienze Politiche (Napoli, 2005) e il DE pour artistes chorégraphiques – diploma francese per l’insegnamento della danza contemporanea (Parigi, 2020).
Virginia Reiter miglior attrice under 35 (nomination) – Roma 2014
Prospettiva Danza per MAP – Padova 2015 |
Artista selezionata Le promesse dell’arte – IIC Parigi 2016
Cross Award per dov’è più profondo – Verbania 2019
Progetto, coreografia, scrittura vocale e performance Irene Russolillo
Creazione sonora e performance Edoardo Sansonne|Kawabate
Assistenza drammaturgica e cura Irene Pipicelli
Disegno luci e direzione tecnica Valeria Foti
Costumi Vanessa Mantellassi
Fonti sonore Archivio Sonoro Cantar Storie di Domodossola a cura di Luca e Loris Bonavia
Fonti visive Walser Cultura e Archivio del BREL – Bureau Régional Ethnologie et Linguistique della Regione Valle d’Aosta
Il progetto
Il progetto è realizzato da Irene Russolillo con l’Associazione Culturale VAN nell’ambito del Premio CROSS Award 2019 di Verbania col sostegno in residenza di Teatro della Cittadella di Aosta, NCA Small Theatre di Yerevan, Teatro M. Spina di Castiglion Fiorentino / Kilowatt, Compagnia Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze / Bando Abitante 2021 e il sostegno di ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Orbita|Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza con la collaborazione di Carrozzerie n.o.t di Roma e PARC – Performing Arts Research Center di Firenze col supporto di Ministero della Cultura e Regione Emilia Romagna
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