Il bomber che ha fatto sognare gli italiani nelle Notti Magiche di Italia ’90, malato da tempo, se n’è andato oggi all’età di 59 anni. Ha sempre vissuto da emigrante: palermitano a Messina, siciliano al Nord, italiano in Giappone
Salvatore ‘Totò’ Schillaci è stato uno degli ultimi eroi e simboli collettivi di quell’Italia che nel 1990 viveva il suo apogeo non solo calcistico ma anche sociale e culturale dopo gli esaltanti, effimeri e colorati anni Ottanta. Come Paolo Rossi nel 1982, fu capocannoniere del mondiale e la sua figura divenne di dominio globale in quella indimenticabile estate italiana delle Notti Magiche, inseguendo un gol dove lui fu indiscutibilmente (come Maradona per l’Argentina 4 anni prima in Messico) l’uomo copertina della nazionale di AzeglioVicini e del torneo iridato. Arrivò nell’estate 1989 in una Juventus ancora convalescente dal dopo Platini. Proveniente dal Messina, profondo Sud, aspetto che amava rimarcare nelle sue interviste, con quell’aria stranita da emigrato, catapultato quasi per caso nella Torino bianconera austera ed esigente. Il “suo” mondiale fu anche il riscatto sociale di chi si riconosceva nelle sue giocate e nei suoi gol, alimentando la convinzione che se ti trovavi al posto giusto al momento giusto, potevi farcela. In quel mondiale del ’90 a cavallo di giugno e luglio si conquistò l’immortalità e l’amore di quegli italiani che davanti alla tv impazzivano per gli azzurri e il sogno mondiale, spezzato come sappiamo nella famigerata notte di Napoli del 3 luglio contro l’Argentina di Maradona. La magia svanì ma rimase il ricordo ad perpetuam rei memoriam e come recita un vecchio adagio bellico, “Mancò solo la Fortuna non il Valore.”
Nato a Palermo il 1 dicembre del 1964, non ha avuto una scuola che non fossero le strade e i campetti bruciati dal sole del Cep, il quartiere popolare in cui è cresciuto. Conosciuto universalmente da tutti come Totò, la sua parola ebbe inizio nel Messina dove passò quasi tutti gli anni Ottanta. Allenatore il professor Franco Scoglio, che descrisse così l’appetito di pallone dell’attaccante: «A Totò il pallone non gli bastava mai» e ancora «Aveva una fame di gol che non ho mai visto a nessuno, né prima e né dopo», racconterà sempre Scoglio.
“Da noi, per emergere, – dichiarava l’attaccante negli anni da giocatore – devi avere la fortuna che qualcuno venga a scovarti. Non ci sono scuole calcio, i club investono poco nel settore giovanile. Ho conosciuto tanti ragazzi che potenzialmente sarebbero stati dei talenti e che si sono scoraggiati. Io ce l’ho fatta perché ho avuto il coraggio, magari l’incoscienza, di puntare tutto sul calcio: dopo un anno e mezzo che aggiustavo le gomme, e dopo, sfinito, mi andavo ad allenare, ho deciso che dovevo scegliere. E ho scelto il calcio, dandomi una scadenza. Se non avessi sfondato mi sarei rimesso a bottega“.
23 gol in serie B gli valsero la chiamata alla corte bianconera. Sulla sua strada ci furono la Juve di Zoff allenatore, l’avventura mondiale del ’90 col secondo posto nella graduatoria del Pallone d’oro di fine anno e successivamente l’inter di Bagnoli, concludendo la sua carriera calcistica in Giappone – fu un pioniere – nello Júbilo Iwata nel 1997.
Sposatosi due volte nell’arco degli anni, ha avuto tre figli: Mattia, Nicole e Jessica. Colpito da un tumore al colon, per il quale era stato operato due volte, questa volta Schillaci non è riuscito ad averla vinta contro la malattia, che recentemente aveva portato le sue condizioni di salute ad aggravarsi drasticamente, costringendolo a un ricovero presso l’ospedale civico di Palermo, dove purtroppo è deceduto questa mattina. Se ne va a poco più di un anno da un altro volto molto amato del calcio, Gianluca Vialli, anch’egli classe 1964, scomparso sempre a causa di un male incurabile, nel gennaio del 2023.
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