giovedì 1 Ottobre 2026
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La solitudine della luce: l’universo di pietra di Bruno Garau

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All’Antico Caffè Norbio di Villacidro la mostra antologica e il volume “Pennellate di luce”. Un viaggio tra silenzi, borghi assolati e architetture litiche per riscoprire l’anima più autentica della Sardegna

Esiste una solitudine che non isola, ma illumina. È la solitudine della luce che si posa su quelle antiche rocce diventate pietre miliari della nostra isola, accarezzando la materia ruvida, la serenità dei vicoli e il ricordo dei tempi che furono. In quell’istante immobile, in cui il tempo sembra fermarsi per dare all’artista il modo di cogliere ciò che, con un colpo di matita o di pennello, diventerà eterno, risiede l’essenza più profonda della pittura di Bruno Garau. Le sue opere sono come una finestra aperta su un mondo sempre in divenire che per un attimo resta sospeso, in attesa del gesto che lo renda immortale. Esse restituiscono alle sfumature dell’ocra e del marrone una dignità che racconta il passato e celebra la pace millenaria dei borghi arsi dal sole o spaccati dai temporali. Una pittura che non urla, ma sussurra, “castiadori” di una bellezza che odora di “domu nosta” e di radici.


Del resto Sardara, il suo paese, è specchio di una dimensione profonda: i villaggi, avrebbe detto lo scrittore e intellettuale sardo Francesco “Cicitu” Masala, sono la culla della vera storia. Quella che non viene scritta nei libri ufficiali dello Stato egemone, bensì custodita dal basso, dall’identità dei marginali e della terra. Solo che nell’arte di Garau gli esseri umani non si vedono mai; eppure si intuiscono, evocati dal silenzio e dalle architetture litiche, idealmente vicini ai memorabili e tragici protagonisti di Quelli dalle labbra bianche, cristallizzati in una dignità senza tempo che resiste all’omologazione della modernità.

Questo straordinario patrimonio spirituale e storico tornerà a confrontarsi con il pubblico: il 26 settembre, alle ore 18:00, sarà inaugurata la mostra antologica “Pennellate di luce” presso l’Antico Caffè Norbio di Petar Stojcic. L’evento, un importante momento di divulgazione culturale, nasce dall’ispirazione teorica e critica di Giuseppe Marras, curatore della mostra e ideatore del libro-catalogo che accompagna l’esposizione. Il volume, arricchito dai testi dello stesso Marras e di Toto Putzu, documenta le opere provenienti dalla collezione privata di Serenella Sanna – compagna di Garau – che nel corso della serata interverrà per raccontare chi fosse l’artista nella vita di tutti i giorni. Il progetto grafico e l’impaginazione sono stati curati da Gianni Zedda, con stampa eseguita nel mese di novembre 2024 da Grafiche Ghiani S.r.l. di Monastir.

Alla base di questa pubblicazione vi è proprio la visione di Marras, convinto che fare arte sia per necessità l’atto di comunicare: non può esistere un’arte eremitica. Secondo il curatore, anche l’artista più introverso cerca un canale per trasmettere un messaggio, e per leggere appieno Garau occorre avvicinarsi alle sue tante passioni, abbracciando un approccio creativo che fondeva con naturalezza allegria e profondità.

Bruno Garau (1951-2022) è stato un amato docente di scienze biologiche a San Gavino Monreale. Raggiunta la pensione nel 2009, si è dedicato assiduamente alla pittura, riprendendo la tecnica della matita sfumata nata sui banchi di scuola. Nella sua carriera pluridecennale ha amato la sperimentazione, approdando a uno stile di “ispirazione litica”. Esponente della tradizione figurativa, intesa come compiuta espressione dell’anima, si autodefiniva “pittore nuragico”, ricorda Serenella Sanna, per la sua attitudine nel prediligere i soggetti in pietra, di cui lo affascinavano la consistenza e la tecnica di incastro dei muri.

Il suo percorso espositivo è iniziato nel 2006 al Museo “Casa Pilloni” di Sardara, seguito nel 2010 dalla collettiva Di terra, di mare e di cielo. Nel 2014 ha esposto in E le pietre stanno a guardare il tempo che scorre e in Occhi che guardano il mondo a Villacidro. Nel 2015 ha esposto a Orroli e nel 2016 a Villacidrarte, collaborando negli anni con i sodali Toto Putzu, Valeria Buzilan, Maria Grazia Scano, Salvatore Sanneris e Fernando Marroccu. Nelle sue “tele del silenzio”, come ricorda Putzu, le case fluttuano in un sogno, al riparo dal caos moderno, a salvaguardia del patrimonio secolare ereditato dal passato.

Una mostra imperdibile per riscoprire la straordinaria capacità comunicativa di un uomo che ha saputo rendere immortale la sua terra. Un ringraziamento arriva anche da parte di Petar Stojcic: “Siamo onorati di ospitare la presentazione del volume ‘Pennellate di luce’, un’opera che racchiude la visione di un artista poliedrico, pittore, poeta, musicista e insegnante. Bruno Garau ha saputo immortalare l’anima della nostra isola, tessendo insieme luce, pietra e memoria in ogni sua creazione”.

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