giovedì 1 Ottobre 2026
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Roberto Ziranu, l’uomo che ascolta il ferro

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Roberto Ziranu

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Un ferro che diventa voce, un artista che attraversa la materia per cercare ciò che resiste

Nel laboratorio di Nuoro, dove il fuoco disegna e la materia risponde, Roberto Ziranu porta avanti una storia che non è soltanto familiare: è una eredità che attraversa cinque generazioni di fabbri e continua a trasformarsi in linguaggio artistico. Nato a Orani nel 1969, Ziranu ha scelto di non limitarsi alla tradizione, ma di spingerla oltre, fino a far parlare il ferro come fosse un corpo vivo.


Per lui il ferro non è mai un semplice materiale. È memoria che resiste, è fatica che si stratifica, è una superficie dura che sotto il calore cambia colore e diventa racconto. La sua visione parte da un’idea semplice e radicale: ciò che è difficile da piegare può diventare metafora dell’esistenza. Bisogna scaldarlo, attraversarlo con il fuoco, lavorarlo con pazienza, piegarlo senza spezzarlo. Solo allora rivela sfumature inattese, come se dentro custodisse una verità che aspetta di emergere.

La mostra “Oltre l’Infinito”, ospitata nella Sala X del Castello dei Doria a Castelsardo dal 26 settembre all’8 novembre 2026, raccoglie tre grandi famiglie di forme: Ali, Code e Vele. Sono profili lunghi, nervature tese, punte che fendono lo spazio. Ogni elemento sembra cercare un equilibrio tra peso e leggerezza, tra materia e vuoto.

Le vele raccontano la fiducia nel mare aperto, l’idea di partire accettando l’incertezza. Le code di balena invitano a scendere in profondità, a guardare dove spesso si ha paura di arrivare. Le ali, invece, non evocano soltanto il volo: sono strumenti simbolici per superare ciò che ci trattiene a terra, per trovare una distanza nuova dalle ferite.

In questo percorso il ferro diventa voce. Ziranu lo porta alla sua essenza, lo attraversa con l’energia del fuoco e lo trasforma in una forma che parla a chi osserva. Non offre risposte, ma possibilità: chi guarda, trova il proprio passo.

Castelsardo accoglie così un artista che non si limita a modellare la materia, ma la interroga. E il ferro, finalmente, risponde.

 

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