sabato 18 Aprile 2026
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Woodstock legacy 1969-2019, la storia si è fermata a Paulilatino

Woodstock legacy 1969-2019, la storia si è fermata a Paulilatino

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Foto Luigi Canu


© Foto protette da copyright 

HEROES NEVER DIE!  recita un famoso motto caro al Rock ‘n’ Roll.

A Paulilatino per un giorno ombelico della musica, se n’è avuta una riprova con un appuntamento di caratura internazionale intitolato Woodstock legacy 1969-2019, organizzato dalla Fondazione Grazia Deledda in collaborazione col Teatro Instabile e il patrocinio della Fondazione Sardegna.
La premessa era quella di celebrare il cinquantennale del grande evento che mise a soqquadro il mondo, all’apice della diffusione della cultura hippie, cambiando per sempre una generazione.

Il rendez-vous si preannunciava di quelli imperdibili e vedeva in cartellone il chitarrista Uli Jon Roth come headliner della serata.
Il tedesco di Düsseldorf – i più attenti ricorderanno negli anni Settanta la sua militanza nell’hard rock band tedesca degli Scorpions – è uno dei pochi musicisti riconosciuti che ha raccolto l’eredità del vate Jimi Hendrix  e per l’occasione era accompagnato da Graham Oliver e Paul Quinn, eroi della NWOBHM ( il movimento  musicale nato nei primi anni Ottanta in Inghilterra che vedeva tra gli altri protagonisti anche gli Iron Maiden) e  membri fondatori dei gloriosi Saxon. Nomi che nessun amante della storia del Rock più muscolare può permettersi di non conoscere.

Il quadro si completava con Mario Schilirò, chitarrista storico di Zucchero, Amedeo Bianchi che con il suo saxofono ha impreziosito la musica di tutti i più grandi artisti della musica italiana tra cui Eros Ramazzotti e Antonello Venditti e last but non least da quotati sessions man come Piero Leporale  potente ugola della band del batterista Vinny Appice dei Black Sabbath, Emiliano e Marco Polizzi, Archelao Micrillo e Mauro Borsetti.  La serata è  iniziata esattamente dove finì  Woodstock, 50 anni fa: Roth ha suonato l’inno americano ( “The Star-Spangled Banner”) nella versione hendrixiana volutamente distorta e stranita. Subito dopo è stato il momento dei bravi Arthmony e del nostro Beppe Dettori che non ha bisogno di presentazioni.

La scaletta. Il pubblico ha gremito l’elegante teatro per due ore di grande spettacolo  che rappresentano un’eccezione assoluta per una produzione di questo livello in un periodo non estivo; E tutti  sono stati ripagati dalla coinvolgente prestazione degli artisti che si sono susseguiti sul palco. Il finale è andato in crescendo con  Roth che ha rivisitato sei brani degli Scorpions: In trance; We’ll burn the sky; All night long; Sails of Charon, Fly to the rainbow e Pictured life. È stato il  preludio alla jam che ha chiuso una serata all’insegna della musica di qualità.

 

© Foto protette da copyright

 

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