Una vita senza regole è una vita libera?

Una vita senza regole è una vita libera?

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Antonello Unida Jodo

Antonello Unida
Garante Territoriale di Sassari delle Persone private della Libertà personale

 

Eccomi ancora con Voi, con il consueto incontro settimanale, oggi desidero raccontarVi una storia epistolare molto interessante che ho con una Persona detenuta, e, senza fare il nome, e dietro il suo permesso Vi mostro alcuni frammenti di una Sua preziosa lettera.

Buon giorno dottor Unida, come promesso, mi metto in discussione, seguo il suo consiglio nel mettermi a scrivere, me lo ha detto lei, ricorda? «Fallo è terapeutico» mi disse, già, aveva proprio ragione.
Ho voglia di scriverle della rabbia, della mia rabbia, non posso nasconderle è vero, ma sto imparando a gestirla, anche se devo dirle che ultimamente questo sentimento lo sto provando contro me stesso, e non contro tutti gli altri come facevo prima. Adesso so di essere stato io l’artefice del mio destino e questa è una cosa che farò molta fatica a superare. Era molto più facile dare la colpa al giudice che mi ha condannato o alla polizia che mi ha arrestato, perlomeno riuscivo a dormire sereno.
La cosa che odio di più sono le bugie, ho sempre condiviso il pensiero che è meglio una brutta verità che una bella bugia. E odio l’attesa. Tendo a volere tutto e subito, questo forse perché i miei genitori cercavano di accontentarmi sempre per tenermi calmo, ma con il passare degli anni volevo sempre di più, così quando i miei genitori non mi hanno più accontentato, ho cercato di accontentarmi da solo e sfortunatamente ci sono riuscito con estrema facilità.
Io non credo di essere consuetudinario anzi, sono proprio l’opposto, ma nella mia breve vita da uomo libero, ho viaggiato moltissimo, diciamo un pò in tutta Europa, ma la mia città è…, non so il perché ma so che quella è la città in cui vorrei vivere, anche perché sono molto legato alla mia terra d’origine.
Io posso dirle che nella mia vita mi sono ribellato a qualsiasi regola, la vedevo sempre come un’imposizione, quindi in un certo senso mi sentivo libero di fare qualsiasi cosa, non curandomi delle conseguenze delle mie azioni, ma il vivere senza regole, mi ha portato verso una strada orribile. Mi sono ritrovato a non dormire nello stesso posto per mesi per paura di essere arrestato, oppure non riuscivo a dormire in una casa che non aveva perlomeno due vie di fuga per scappare nel caso arrivassero le forze dell’ordine. Una vita senza regole non è necessariamente una vita vissuta in libertà.

La libertà, già, quando tempo fa, mi chiese che cosa fosse per me la libertà, feci finta di non sentire, anche perché è come se la mia mente avesse cancellato ogni legame con questa parola, è come se mi si annebbiasse il cervello, non riesco ad affrontare questo tema, forse perché è una ferita ancora sanguinante che brucia più di qualsiasi altra cosa; e la consapevolezza di essere stato io procurarmela mi porta in uno stato di confusione mentale, anche ora, nel ricordare quel giorno, sto andando in confusione. Lei se ne accorse e le parole che mi disse risuonano ancora nella mia testa «Bene, molto bene, è nel caos che si ristabilisce l’ordine».
Da quel giorno, posso dirle che parlare con lei mi ha fatto molto bene. Scrivere mi fa sentire libero, perché posso esprimere un mio pensiero, condividendolo con lei.

La libertà è finta, la penso come lei.  Il prezzo che paghiamo per questa finta libertà è altissimo: ci sono infinite regole, codici, numeri e anche tradizioni che ci sono state imposte fin dalla nascita, dalla nostra famiglia, società, religione.
Io ero anche prigioniero di me stesso perché quelle tradizioni a cui mi abituarono fin da piccolo mi portarono a essere chiuso e a non parlare. Ha presente le semplici regole delle tre scimmiette, non vedo, non sento e non parlo? Mi sono entrate in testa da quando avevo 8/9 anni e le ho fatte mie, quindi adesso grazie anche a Lei, sto pian piano riprendendo il controllo dei mie occhi, della mia voce, delle mie orecchie, in un certo senso sto riacquistando una piccola dose di libertà, quella vera”.
Un detenuto in cammino.

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