
Dopo Marostica, Lucca, Pompei e Taormina, Il cielo sopra il SET – Scalo Eventi si è acceso giovedì 17 luglio 2025 a Torino, quando i Dream Theater hanno fatto tappa nel capoluogo piemontese per la quinta e ultima data italiana del loro 40th Anniversary Tour. Un concerto di quasi 3 ore che non è stato solo musica, ma un vero e proprio viaggio emotivo, celebrando quattro decenni di tecnica, potenza e introspezione sonora
Un ritorno attesissimo
Il pubblico torinese ha accolto con entusiasmo il ritorno di Mike Portnoy, storico batterista della band, che ha riabbracciato il gruppo dopo oltre dieci anni di assenza. L’energia sul palco era palpabile: Portnoy, Petrucci, Myung, LaBrie e Rudess hanno dato vita a una performance che ha unito passato e presente, con brani iconici e pezzi tratti dal nuovo album Parasomnia, uscito a febbraio.
La scaletta: un mosaico di emozioni
La serata è stata aperta come prevedibile da Night Terror il primo singolo estratto da Parasomnia. È stata una prima assoluta in Italia, e ha subito immerso il pubblico in un’atmosfera inquieta e magnetica con una intro drammatica, dai visual oscuri e luci pulsanti che simulavano un risveglio da un sogno disturbato. Jordan Rudess ha dominato la scena con un assolo al Continuum che ha evocato suoni spettrali, mentre John Petrucci ha intrecciato riff dissonanti e melodie ipnotiche. E poi lui il redivivo figliol prodigo Mike Portnoy, tornato alla batteria, ha dato al pezzo un groove incalzante e disturbante, perfetto per il tema del brano.
Ma è tempo di immergersi subito nelle atmosfere oniriche del trittico Strange Déjà Vu, Through My Words e Fatal Tragedy un frammento epico dal concept-capolavoro del 1999 Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory.

Un viaggio nella mente di Nicholas
- Strange Déjà Vu con la sua atmosfera enigmatica e i cambi di tempo mozzafiato è stata accompagnata da visual psicologici e luci ipnotiche.
- Through My Words, breve ma intensa, ha visto James LaBrie in primo piano, con una performance vocale delicata e toccante.
- Fatal Tragedy ha chiuso il blocco con un crescendo drammatico, culminato in un duello strumentale tra John Petrucci e Jordan Rudess, mentre Mike Portnoy ha riportato il groove originale con precisione chirurgica.
Panic Attack da Octavarium scuote il Sonik Park: è il momento più adrenalinico del concerto e viene accolto con un boato dal pubblico. Non è un caso che oggi sia il brano più ascoltato su Spotify del disco; il pezzo viene eseguito con continuità nel biennio 2024-2025 ma era assente dai concerti fin dal 2015. Le luci stroboscopiche e le proiezioni visive hanno fatto il resto e amplificato la sensazione di urgenza e caos controllato che il brano trasmette.
Barstool Warrior è un pezzo scritto da John Petrucci: la canzone è un viaggio narrativo e musicale che esplora il tema dell’immobilismo esistenziale e della possibilità di riscatto. La performance ha messo in risalto la melodia malinconica e il virtuosismo tecnico della band.

Irrompe il momento intimistico con Hollow Years la ballad da Falling in to Infinity; malinconica e intensa spezza momentaneamente il ritmo forsennato dello show prima della nostalgica Take the Time. La smash song è un vero e proprio tuffo negli anni ’90 acclamata, neppure a dirlo, da tutto il pubblico. Forse il momento di connessione tra i fan storici e quelli più giovani. La performance ha incluso una lunga sezione strumentale, con assoli virtuosistici di John Petrucci e Jordan Rudess, e un groove impeccabile di Mike Portnoy alla batteria. È uno dei due pezzi estratti dal masterpiece Images and Words del 1992 che conclude la prima parte dello show.
Atto secondo
As I Am è il brano d’apertura del divisivo Train of Thought, pubblicato nel 2003. L’intro potente e il riff martellante di John Petrucci hanno fatto esplodere la platea cantando il ritornello “Take me as I am” a squarciagola. Fu l’unico singolo estratto da quell’album e rappresenta una svolta verso sonorità più aggressive e metalliche rispetto ai lavori precedenti e la resa live è decisamente ottima.

The Enemy Inside un momento che ha unito tecnica, cuore e consapevolezza. Eseguita per la prima volta dal 2014, fa le veci dell’album omonimo: sono altri 6 minuti di intensità metallica col brano che segnò un ritorno alle sonorità più oscure e tecniche della band. Ha un messaggio che colpisce. Il testo parla infatti della lotta interiore contro i demoni della mente, e la performance torinese ha reso giustizia alla sua intensità emotiva. La performance ha incluso un assolo esteso di Jordan Rudess al Haken Continuum, che ha aggiunto un tocco ‘alieno’ e inquietante alla sezione strumentale.
L’aggressiva Midnight Messiah un momento da incubo… e da sogno ma anche uno dei brani più attesi dal nuovo album Parasomnia, è il secondo estratto di questo ultimo full-length e terzo singolo estratto dal disco. Segna il ritorno di Mike Portnoy alla scrittura dei testi dopo oltre quindici anni. Quasi “thrash” in certi frangenti il “Midnight Messiah” è una figura simbolica che guida attraverso l’oscurità interiore e il desiderio di evasione. “Midnight messiah / Darkness descends / Eternally wired / The dream never ends” — un ritornello potente che incarna la fuga dalla realtà.

Dall’album Systematic Chaos irrompe The Dark Eternal Night. È uno dei pezzi più aggressivi e se vogliamo ‘grotteschi’ della band. Ma è tempo di Peruvian Skies secondo estratto da Falling into Infinity, l’unico album in studio registrato con Derek Sherinian alla tastiera. La performance ha incluso estratti di “Wish You Were Here” dei Pink Floyd e “Wherever I May Roam” dei Metallica, creando un medley suggestivo che ha amplificato il dramma e la malinconia del brano. Il pubblico ha reagito con entusiasmo, tra applausi e cori, in uno dei momenti più intensi della serata. Ma arriva l’emozioanle The Count of Tuscany, la suite inserita come penultima traccia prima del gran finale ed eseguita per la prima volta in questo tour – come era prevedibile – per la data italiana. L’esecuzione ha lasciato il pubblico senza fiato: quasi 20 minuti di narrazione musicale, con luci teatrali e visual suggestivi che hanno amplificato l’atmosfera gotica e misteriosa del pezzo.

Il gran finale del concerto è stato affidato a Act II: Scene Eight: The Spirit Carries On. L’atmosfera si è fatta intima: luci soffuse, telefoni accesi e cori spontanei hanno accompagnato la voce di James LaBrie in uno dei momenti più commoventi della serata.
E poi ‘last but not least’ Pull Me Under. È il loro brano più iconico, secondo e ultimo estratto della serata da Images and Words. Il pubblico ha cantato a cappella l’intero ritornello, creando un’atmosfera da brividi e ancora le luci dei telefoni accese hanno trasformato lo spazio come fosse un cielo stellato, mentre la band suonava con intensità e precisione. Inutile dire che Il ritorno di Mike Portnoy alla batteria ha aggiunto un tocco emotivo e storico alla performance.

Un luogo trasformato in tempio del prog
Ubi maior minor cessat.
Per motivi ‘ambientali’ – i pipistrelli non dovevano essere disturbati – la location è stata spostata dal Cortile della Palazzina di Caccia di Stupinigi al SET – Scalo Eventi con un po’ di delusione ma alla fine e si è rivelata ottima per accogliere l’imponenza sonora dei Dream Theater. L’ex area industriale ha vibrato sotto i piedi di migliaia di fan, diventando per una notte il cuore pulsante del progressive metal.
Un legame profondo con l’Italia
“Siamo rimasti stupefatti dalla reazione dei nostri fan italiani” ha dichiarato la band. “Esibirci in luoghi così ricchi di storia e cultura è sempre un onore. Torino ci ha regalato una serata indimenticabile”.
Momenti da ricordare
Tra le mani alzate, le lacrime di commozione e gli abbracci tra sconosciuti uniti dalla stessa passione, il concerto dei Dream Theater a Torino è stato molto più di un evento musicale: è stato un rito collettivo, una celebrazione della bellezza che nasce quando tecnica e cuore si incontrano.
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Night Terror
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Act I: Scene Two: II. Strange Déjà Vu
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Act I: Scene Three: I. Through My Words
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Act I: Scene Three: II. Fatal Tragedy
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Panic Attack
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Barstool Warrior
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Hollow Years
(’96 demo version, extended guitar solo as intro)
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Take the Time
(abridged version, extended guitar solo as outro)
Set 2:
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As I Am
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The Enemy Inside
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Midnight Messiah
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The Dark Eternal Night
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Peruvian Skies
(w/ “Wish You Were Here” and “Wherever I May Roam” excerpts)
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The Count of Tuscany
(w/ “Rhapsody in Blue” excerpt)
Encore:
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Act II: Scene Eight: The Spirit Carries On
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Pull Me Under
