sabato 18 Aprile 2026
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Storie di calcio | Gavino Santoni, il re di Sorso

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Gavino Santoni non era di Sorso, era Sorso. Negli anni ’70 la folla lo elesse a suo eroe, perché ne intuiva la sincerità e ne riconosceva lo straordinario talento calcistico, non del tutto espresso. E lui ripagava con un amore sconfinato per la palla, naturale emanazione di un piede piccolo come quello di un bambino. Di cui conservò il carattere, anche da grande: capriccioso, ribelle e sensibile. Anche troppo.


Del Madau ribollente di passione Santoneddu era il re del calcio. Con Salvatore Marongiu, sorsense anche lui, centravanti dalle doti acrobatiche, formò una delle coppie di attaccanti più forti di sempre del calcio dilettantistico sardo. Entrambi alfieri di una generazione di fenomeni che rese celebre il calcio di Sorso: quella di Mario Valeri, Giovannino Marongiu e Gavino Farru. Solo per citare dei nomi. Di questi grandi giocatori Gavino Santoni era certamente il più fragile, ma forse il più amato. Un re con la corona di spine, che angariavano la sua vita: umile e talvolta dolorosa.

Una ferita aperta che Gavino copriva con le sue inimitabili battute, verso compagni, avversari e pubblico. Che impazziva per le sue piroette, le sue reti, i suoi dribbling ubriacanti, i suoi scatti e le sue gag. Ma anche per i suoi straordinari calci di punizione, di cui Santoni era un autentico maestro. Riusciva a uccellare i portieri avversari anche da 30 metri. E dopo la rete li prendeva bonariamente in giro.“Vistha l’hai chissa pranizza a lu setti?”, domandò a Thiesi ad un portiere dopo un piazzato vincente. Tutti risero. E non poteva essere altrimenti. Anche se a volte ci si chiede perché il buon Dio non distribuisca equamente il talento e ne inondi in grande quantità solo pochi eletti. Che talvolta ne sono ignari. Per dabbenaggine o solo per sfortuna.

 

Il Madau negli anni Settanta gremito in ogni ordine di posti

 

Visto che calciatori meno dotati di Gavino, ala sinistra antica e pura, hanno calcato palcoscenici decisamente più importanti. Ma questo è il mistero del calcio. E forse della vita, che Gavino Santoni ha buttato via troppo presto, ma che non è stata sprecata. Perché non è un caso se tutti gli sportivi lo ricordano con affetto e commozione. Immaginando che nelle strade di Sorso si aggiri un fantasma piccolo e tozzo, col sorriso accattivante, che con la palla fa sempre quello che vuole. Come ai bei tempi.

 

Sorso 1971-72: Santoni accosciato vicino al portiere
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